Nigeria, ancora morti nelle proteste contro il caro benzina

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redazione

AFRICA. Al secondo giorno di sciopero generale contro l'eliminazione dei sussidi sul carburante una manifestazione viene repressa nel sangue nel nord del Paese. Lo Stato africano esporta greggio ma non ha raffinerie: i combustibili vengono importati.

Al secondo giorno di sciopero generale indefinito contro la decisione del governo di tagliare i sussidi per i carburanti, nella ex capitale nigeriana Lagos – la principale città del paese – sono comparsi blocchi stradali e barricate. In città la tensione è molto alta, dopo che lunedì, primo giorno di sciopero, un manifestante è stato ucciso durante una carica della polizia, schierata in forze per impedire i cortei.
 

La strategia del terrore torna a devastare Bagdad

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Said Abumalwi

IRAQ SENZA PACE. Oltre sessanta morti e centottanta feriti in tredici attentati nella capitale irachena a pochi giorni dal ritiro americano. Il premier al -Maliki: «Non cadremo nella trappola».

L’Iraq torna sotto i riflettori della cronaca con l’ennesima strage a pochi giorni dal completamente del ritiro americano marcato dall’ammainabandiera stelle strisce. E’ una strage a grandi numeri: oltre sessanta persone sono state uccise e oltre 180 ferite in una serie di attentati dinamitardi che hanno scosso la capitale dalla prima mattinata di ieri. Attentati opera di sconosciuti che avvengono però mentre si va alzando la tensione tra gli schieramenti politici sciita e sunnita.

Il Natale triste dei cristiani di Damasco

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Susan Dabbous

SIRIA. Quest’anno la natività non si festeggia in solidarietà per le vittime della rivoluzione. Ma l’appoggio politico della minoranza religiosa, che resta ancora al fianco di Assad, scarseggia.

Strade insolitamente vuote e negozi senza addobbi. Luci decorative neanche a volerle perché la corrente elettrica è razionata ormai da mesi: il gasolio costa e l’embargo petrolifero inizia a farsi sentire nella vita quotidiana dei siriani. È un Natale triste e povero quello della comunità cristiana a Damasco, non particolarmente numerosa ma molto influente nella vita economica e politica del Paese.

Siria, dopo il massacro arriva la Lega araba

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. L’opposizione al regime di Assad denuncia l’eccidio di Jabal al Zawya, nel Nord Ovest: «Morti più di 100 civili». Previsto per oggi l’arrivo di osservatori dell’organo panarabo.

Vi avevamo raccontato la storia degli abitanti del villaggio siriano Jabal al Zawiya a giugno, quando ci fu la prima fuga di massa dalle incursioni dell’esercito verso il confine turco. La località assieme ad altri centri limitrofi è stata oggetto, negli ultimi tre giorni, di una nuova operazione di «bonifica» dagli oppositori prima dell’arrivo, oggi, degli osservatori della Lega araba finalmente accettati dal regime di Damasco. I morti sarebbero più di 200.

La furia del tifone mette Mindanao in ginocchio

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Sonny Evangelista

FILIPPINE. Decine di migliaia di alluvionati e sfollati in 13 province. Polemiche sulla mancanza di sistemi di allerta urgente e sulle fosse comuni dove si ammucchiano cadaveri senza nome.

Le vittime sono ufficialmente oltre mille e la nazione è in “stato di calamità”. La forza del tifone Sendong, abbattutosi nottetempo nell’area Nordovest dell’isola di Mindanao (nelle Filippine Sud) non ha lasciato scampo: per 338mila alluvionati e 43mila profughi, ora accampati in grandi centri di evacuazione, il tifone è stata una vera furia. Una furia che ha spazzato via vite e speranze in 43 municipalità di 13 province, soprattutto nelle città di Cagayan de Oro e Iligan.

Muore il monarca rosso. Ora tocca a suo figlio

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Emanuele Milanese

COREA DEL NORD. Si è spento Kim Jong-il, il “Caro Leader” a capo del Paese più chiuso del pianeta. Una dinastia rossa alla fame ma con l’atomica.

Il monarca rosso è morto. E’ morto all’età di 69 anni il “Caro Leader” Kim Jong-il, capo supremo della Corea del Nord, al governo da diciassette anni nel “Regno eremita”, il Paese più isolato al mondo. La prima e ultima dinastia comunista con tanto di “verbo”, la Juche, che dava (e dà) ai suoi membri di spicco (Kim, suo padre e, ora, suo figlio) un che di vagamente divino.

Fukushima fuori pericolo. Ma per i verdi è una bugia

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Emanuele Milanese

SOL LEVANTE. Il governo di Tokio annuncia la fine dell’emergenza, l’arresto a freddo della centrale e la messa in sicurezza entro la fine dell’anno. Ma Greenpeace attacca: «Bluff mediatico».

Il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ha annunciato l’arresto a freddo della centrale nucleare danneggiata dal terremoto che provocò lo tsunami dello scorso marzo. Dopo nove mesi la centrale di Fukushima è stata messa in sicurezza, non vi sono più reazioni nucleari nell’impianto, è minima la fuoriuscita di radiazioni nell’ambiente. Ma Greenpeace Giappone non ci sta e contesta i dati di governo e Tepco.

Onu: la repressione in Siria ha ucciso più di 5mila persone

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Viola Cremaschi

MEDIO ORIENTE. «Bisogna denunciare i crimini contro l’umanità alla Corte penale internazionale». L’Alto commissario per i Diritti umani, Navi Pillay, critica l’inerzia del Consiglio di sicurezza.

«In agosto avevo dichiarato che in Siria erano state uccise 2.500 persone. Oggi ho riferito che i morti sono oltre 5.000. La violenza deve finire». Con queste parole l’Alto commissario Onu per i Diritti umani, Navi Pillay, si è espressa ieri al termine di una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dedicata alla situazione Siria. La Pillay ha presentato una relazione ai Quindici, accusati di «responsabile inerzia» dall’ambasciatore francese presso le Nazioni unite. Tra le vittime «sono oltre trecento i bambini».

Egitto, ancora vittime in attesa del nuovo governo

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Susan Dabbous

ESTERI. Al quinto giorno di scontri altri quattro morti in piazza Tahrir. Il bilancio supera le 30 vititme. El Baradei: «Lacrimogeni con agenti nervini sui civili» è un massacro.

 

Egitto, la Giunta militare si dimette

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Susan Dabbous

ESTERI. Dopo l'escalation di violenza che ha portato a 28 il numero dei morti negli ultimi tre giorni, l'esecutivo transitorio si scioglie a favore di un governo di unità nazionale. A presiedierlo potrebbe essere il moderato El Baradei.

C’è grandissima attesa per il discorso alla nazione in cui verranno annunciate le dimissioni del governo dei militari presentate ieri ed accettate oggi dal Consiglio supremo delle forze armate. A pronunciarlo alla televisione stasera sarà Hussein Tantawi, per lungo tempo ministro della Difesa del regime di Hosni Mubarak e tuttora al governo del Paese. Si tratta di un uomo simbolo del malcontento popolare, di un vecchio satrapo rimasto al vertice nonostante la rivoluzione di gennaio. Le sue parole dovrebbero mettere fine alle violenze.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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