Esteri

Avanti Pinera, la Bachelet saluta i cileni all’apice della popolarità

Andrea Fagioli da Santiago
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CILE. Oggi il passaggio di consegne tra il neoeletto presidente conservatore e l’uscente progressista. Amata dai cittadini per i provvedimenti presi a favore dei ceti sociali più poveri, “la presidenta” potrebbe ripresentarsi alle elezioni del 2014.

Nonostante il terremoto e le polemiche sulla gestione dell’emergenza, la presidentessa cilena Michelle Bachelet passa oggi il timone al neopresidente eletto, Sebastian Pinera, con un indice di popolarità invariato e altissimo: 84 per cento di approvazione del suo operato. Un consenso che getta le basi nelle politiche sociali di cui hanno beneficiato in primo luogo le donne e i ceti meno abbienti di uno tra i paesi più liberisti e diseguali al mondo. Una politica portata avanti anche con numerosi buoni una tantum.
 

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Biden: «No agli insediamenti»

Annalena Di Giovanni
MEDIO ORIENTE. Nonostante l’amicizia che lega il vicepresidente americano allo Stato di Israele, ieri l’accoglienza dell’uomo di Stato a Gerusalemme è stata freddata dall’annuncio di altre costruzioni. Ma gli Usa si oppongono.

Benvenuto, ma non troppo: è toccato persino a Joe Biden bere l’amaro calice dell’insofferenza del governo Netanyahu verso qualsiasi interferenza esterna. Lui, Biden, vicepresidente in viaggio per conto di Obama, in Israele ci era atterrato martedì come chi torna a casa.

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«Teheran liberi subito Panahi»

APPELLO. La petizione, che verrà indirizzata ad Ahmadinejad, raccoglie molte iniziative come l’appello “Protestiamo per l’arresto di Jafar Panahi”, che ha già raccolto su facebook oltre 7.500 firme.

E' rinchiuso all’interno della cella numero 209 del carcere di Evin il regista iraniano Jafar Panahi. “Colpevole” di aver girato un documentario sulle manifestazioni contro la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. Insignito a Venezia del Leone d’oro, Panahi è stato arrestato con moglie, la figlia e altre 15 persone, ospiti in casa sua, dopo la mezzanotte del primo marzo scorso nella sua residenza privata. «È la logica del colpirne uno per educarne cento» denuncia il regista Ugo Gregoretti.

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Dalla terra, energia geotermica per le case della Cisgiordania

Monica Maralis
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AMBIENTE. Oltre 500 abitazioni popolari a basso costo nel cuore dei Territori Occupati. Questo il progetto di Khaled Sabawi, architetto palestinese di venticinque anni. «Il distretto sfrutterà il calore della crosta terrestre e del Sole».

«Vivere in Cisgiordania costa. Un affitto può raggiungere i mille euro al mese, riscaldamento e bollette del gas alle volte superano i 500 euro a trimestre. Noi vogliamo costruire delle case popolari che prendano l’energia direttamente dalla terra e che non costino oltre gli 80mila dollari ad appartamento». Khaled Sabawi, venticinque anni, occhi e capelli nerissimi e un accento british, è un ingegnere palestinese che ha vissuto e studiato a Waterloo, in Canada. Si è specializzato in sistemi a energia rinnovabile.

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Ambiente, arriva la nuova bozza della legge su clima ed energia

Emanuele Bompan da Washington
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STATI UNITI. Il testo potrebbe essere presentato ufficialmente già lunedì prossimo. Da domani però potrebbero circolare versioni ufficiose. Sarà il fondamento della posizione americana nei negoziati post Copenaghen e nel cammino verso Bonn.

A Capitol Hill si attende la nuova bozza della legge sul clima ed energia, nota con il nome di Clean energy and security act. Il testo potrebbe essere presentato ufficialmente dal senatore democratico John Kerry e all’indipendente Joseph I. Lieberman, insieme al repubblicano Kerry Graham già lunedì prossimo. Da domani però potrebbero circolare versioni ufficiose.

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Israele: Iran fuori dall’Onu

Susan Dabbous
MEDIO ORIENTE. «La sicurezza di Israele è «un pilastro nelle relazioni fra Usa e lo Stato ebraico» ha ribadito ieri il vicepresidente Usa davanti al premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Dopo quasi un anno di lavoro silenzioso, l’inviato speciale americano per il Medio Oriente George Mitchell ha lasciato il palcoscenico libero al vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, da ieri in visita ufficiale a Gerusalemme. Da quest’estate Mitchell è rimbalzato inutilmente tra Damasco, Beirut e Gerusalemme; ora, con l’aiuto di Biden, dovrebbe lavorare concretamente alla ripresa dei colloqui, comunque indiretti, tra Israele e la Palestina di Abu Mazen e del suo partito Fatah, che governa la Cisgiordania.

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Nel Giappone che si interroga dilaga la baby prostituzione

Bruno Picozzi da Osaka
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REPORTAGE. L’Enjo kousai è una sorta di accordo di accompagnamento tra uomini di mezza età e giovani donne. Merce di scambio: la bellezza e i soldi. Secondo alcuni dati tra il 5 e il 13% delle studentesse l’avrebbe fatto almeno una volta.

In giapponese si chiama enjo kousai e da noi suonerebbe più o meno come “compagnia in cambio di sostegno”, anche se sarebbe più esatto dire “prostituzione minorile”. Ne parlano i giornali, la televisione, e soprattutto ne parlano tra loro i ragazzi.

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Elezioni, la Cina cambia legge

Paolo Tosatti
ASIA. L’Assemblea popolare nazionale, massimo organo legislativo del Paese, discute una proposta di modifica del sistema elettorale per concedere alle zone rurali la stessa rappresentanza politica garantita a quelle urbane.

Una riforma della legge elettorale per garantire la stessa rappresentanza politica alla campagna e alla città. Un ulteriore passo della Repubblica Popolare Cinese sulla strada della democrazia, ragionato, lento e graduale come ogni mutamento politico-istituzionale che interessa il Paese della Grande Muraglia.

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Nigeria, povertà e divisioni religiose dietro le violenze

Jean-Claude Mbede
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AFRICA. L’attacco nel fine settimana è stato compiuto probabilmente come rappresaglia contro l’uccisione di quattro membri dell’etnia fulani avvenuta la settimana scorsa. Ancora incerto il numero dei morti: fonti locali parlano di 500.

Non aveva ancora finito di seppellire i suoi morti, Jos, la capitale dello Stato federale di Plateau. Una città che a gennaio era già stata bagnata dal sangue degli scontri tra cristiani e musulmani, e che adesso è stata sommersa da una nuova ondata di brutale violenza.

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Non c’è tregua nella battaglia per la sanità degli Stati Uniti

Emanuele Bompan da Washington
RIFORME. Il presidente Usa procede nell’iter per approvare la riforma nonostante l’opposizione sempre più tenace dei Repubblicani che fanno leva sulla sensibilità antiabortista. Nessun aiuto indiretto dallo scandalo “The fellowship”.

Il sole splende su Washington dopo settimane di maltempo. L’arrivo della primavera potrebbe essere di auspicio per il passaggio della attesa riforma sanitaria. Dopo oltre un anno di discussione, Obama ha chiesto finalmente di «giungere ad una soluzione al più presto» e di mettere in calendario una data per il voto finale e definitivo per approvare la legge sulla Sanità. Secondo il calendario del Congresso potrebbe arrivare anche prima del 18 marzo.

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