«Stiamo vincendo la guerra». L’ottimismo di Leon Panetta

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Visita lampo del capo del Pentagono che vede il bicchiere mezzo pieno: «Resteremo anche dopo il 2014». Pure l’Italia fa i conti sul suo ritiro. Che non si sa quando inizierà.

Il Segretario alla Difesa americano Leon Panetta, in visita in Afghanistan, è tranquillo e sereno. Il ministro italiano Di Paola, in visita a Palermo, anche. Entrambi pensano che in Afghanistan tutto stia andando per il suo verso. Per motivi differenti. Panetta è certo che «stiamo vincendo questo difficile conflitto». Chi si contenta gode, verrebbe da dire. Di Paola conferma il ritiro dei nostri soldati ma non dice quando. C’è tempo.

L’attesa di Teheran nei siti nucleari minacciati

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Enrico Campofreda

IRAN. Gli impianti di Parkin e Arak rischiano un attacco da parte di Israele. Tel Aviv deciderà da sola se intervenire dopo la pubblicazione del dossier Onu sul programma atomico degli ayatollah.

 

La conferenza di Istanbul prova a raddrizzare le sorti di Kabul

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Accordo tra 14 Paesi dell’area per creare un clima di stabilità regionale che aiuti Karzai a uscire dal tunnel. Ma la strada resta in salita nonostante gli sforzi della Turchia.

Quattordici Paesi hanno deciso di cooperare per la rinascita di un Afghanistan «stabile e sicuro» nell’ambito di un’iniziativa che è stata battezzata, sulle rive del Bosforo, «Processo di Istanbul». E’ il risultato della Conferenza internazionale per l’Afghanistan co-organizzata da Turchia e Afghanistan dal titolo “Conferenza di Istanbul sull’Afghanistan: sicurezza e cooperazione nel cuore dell’Asia”.

Guerre in Asia. Scia di terrore in Afghanistan e Pakistan

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Emanuele Giordana

CONFLITTI. Ennesima giornata di violenze a Kabul con un attentato contro le forze Isaf. Una donna kamikaze si fa esplodere a Kunar. Ma anche nello Stato confinante si continua a morire.

Dopo l’attacco contro un compound di militari e funzionari occidentali a Kandahar - battaglia di 15 ore - ieri la violenza della guerra si è abbattuta su Kabul e su altre zone del Paese. Almeno 17 persone, tre civili, un poliziotto e 13 soldati stranieri, sono stati uccisi da un attentato kamikaze rivendicato dai talebani contro un autocarro americano di Isaf nella zona di Darulaman, dove ha sede il parlamento.

Sciopero della fame a Kabul nel braccio della morte

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Si lasciano morire tre donne accusate di aver ammazzato i mariti. Una di loro ha ucciso per difendersi da un uomo che violentava e vendeva le figlie. Chiedono a Karzai di intervenire.

Aysha Khalil, Sayeed Begum, Gul Guncha sono tre donne afgane che stanno facendo lo sciopero della fame. Ma il luogo e il motivo sono davvero particolari. Sono nel braccio della morte di una prigione di Kabul che ha un nome dolceamaro - Badam Bagh, giardino delle mandorle - e aspettano che il boia le uccida. La loro colpa è aver ucciso il marito. La storia l’ha raccontata il quotidiano britannico The Independent con un servizio da Kabul che ha ricostruito le loro vicende. Le prime due si dicono innocenti.

La piazza indignata vista con gli occhi di un afgano

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Enrico Campofreda

CONFLITTI. Parla Mohammed Sameer membro del partito afgano Hambastagi ieri alla manifestazione italiana: «Gli effetti della crisi forse accelereranno il ritiro delle vostre truppe».

Sohammed Sameer, che viene dal Paese della guerra, ha guardato, fotografato, commentato il corteo dei nostri indignati. Medico e membro del partito afgano Hambastagi è in questi giorni a Roma per contatti politici con alcuni parlamentari italiani dell’opposizione. Racconta a Terra di aver avuto notizie delle proteste e soprattutto delle profonde difficoltà economiche dell’Occidente. «Accanto ai gravissimi problemi che abbiamo in casa, - ci dice durante la manifestazione di Roma - il nostro partito segue la situazione internazionale.

La carta indiana di Karzai Delhi gli offre aiuto militare

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Visita di Stato in India per il presidente afgano in cerca di un equilibrio tra due potenti vicini. Ma la sempre più stretta amicizia indiana scatena timori in Pakistan.

Il presidente afgano Hamid Karzai è in visita ufficiale in India. Routine? Non esattamente visto il clima che si respira nell’area in questi giorni. L’India sta giocando nell’Afghanistan post talebano un ruolo da protagonista. In termini di cooperazione, ha già investito in progetti di sviluppo 2 miliardi di dollari, aperto una serie di consolati in diverse città del Paese e costruito una strada che da Kabul porta direttamente in Iran e che consente di bypassare il Pakistan.

La guerra ai qaedisti e la svolta di Karzai

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. La Nato mette a segno un duro colpo contro la fazione filo Al Qaeda dei talebani. E il presidente afgano fa un passo indietro nel negoziato: «Tratterò solo col Pakistan». L’uccisione del negoziatore Rabbani modifica la strategia. Il nodo si sblocca o si complica?

La notizia del giorno è la cattura di Haji Mali Khan, un religioso fondamentalista che fa parte della cosiddetta Rete Haqqani, una delle fazioni più crudeli e brutali della galassia talebana e l’organizzazione più vicina, ideologicamente ad Al Qaeda. Ma il colpo della Nato/isaf alla Rete, nel mirino degli americani soprattutto dopo l’ultimo attacco a Kabul del mese scorso, si lega inevitabilmente alla scelta resa nota venerdi dal presidente afgano Karzai di non voler più trattare coi talebani ma di voler negoziare direttamente col Pakistan.

Ucciso a Kabul il gran negoziatore di Karzai

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Burhanuddin Rabbani è l’ennesimo cadavere eccellente della guerra nel Paese. Vittima di un kamikaze era a capo dell’Alto consiglio di pace che doveva trattare con i talebani.

Burhanuddin Rabbani è stato ucciso da un’esplosione deflagrata nella sua abitazione di Wazir Akbar Khan. Un colpaccio che uccide, con lui, non solo l’uomo a capo dell’Alto consiglio di pace afgano, ma uno dei grandi vecchi della politica e della guerra afgana. Un signore della guerra (e della politica) in piena regola. Dal passato pieno di ombre. La morte, scampata in trent’anni di battaglie, lo ha colto di sorpresa nella sua casa nell’elitario quartiere di Wazir Akbar Khan dove stava incontrando due “talebani”.

Ore di battaglia a Kabul. Sotto tiro la Zona verde

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Un attacco senza precedenti dei talebani nella capitale afgana prende di mira la cittadella fortificata sede della diplomazia e della Nato. Obiettivo il cervellodell’occupazione.

Hanno aspettato che finisse il Ramadan. Aspettato che passasse l’11 settembre. E anche il 12. Poi, passata l’ora di pranzo del 13 (orario inusitato per questo genere di attacchi), a due giorni dall’anniversario delle Torri gemelle, i talebani hanno attaccato il cuore di Kabul.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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