Afghanistan

L’incredibile caso dello spione afgano

Annalena Di Giovanni
CORRUZIONE. Mohammed Zia Salehi era l’uomo della Cia. Ma anche del presidente Karzai. Ma anche dei traffici di denaro e droga. Grazie a un’inchiesta del New York Times emerge un storia di spionaggio che creerà grandi imbarazzi a entrambi i governi.

Da un anno si parlava di rottura tra il presidente afghano Amid Karzai e quello statunitense. Eppure, senza saperlo, fra Washington e Kabul qualcosa in comune c’era e, a quanto pare, si trattava di un legame fondamentale per entrambi. Lui, il legame, impiegato nel Consiglio di Sicurezza Nazionale Afghano, Mohammed Zia Salehi, era l’eminenza grigia di Karzai ma non solo: a quanto pare era anche l’uomo contro Karzai.

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Come in una fiction

Adele Parrillo
COMMENTI. La chiamano “missione di pace”, ma è una guerra in piena regola. La propaganda, la disinformazione, è ciò che fanno ogni giorno i governi nei riguardi dell’informazione sulle guerre.

«Uccidere un uomo è cosa da poco, uccidere un’opinione produce effetti più  duraturi». è questo l’incipit che Bruno Ballardini fa alla premessa del suo breve saggio “Manuale di disinformazione” e prosegue: «Uno dei grandi progressi di questo secolo è stato senza dubbio il graduale passaggio dalla guerra convenzionale alla guerra con i media, cioè alla disinformazione».
 

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I “diari afgani” ricadono sulla nuova strategia di Obama

Emanuele Bompan
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CONFLITTI. I 92mila documenti classificati e pubblicati sul sito Wikileaks hanno scosso Washington come una tempesta. La Casa Bianca minimizza, ma il suo inquilino è sempre più impopolare.

A pochi giorni dalla pausa estiva, gli Afghan War Diaries, i 92mila documenti classificati pubblicati sul sito Wikileaks, si sono abbattuti come una furia su Washington. Stando a fonti della Casa Bianca la pubblicazione dei documenti era attesa già dalla scorsa settimana. «Non sono notizie nuove», minimizza il portavoce di Obama, Robert Gibbs.

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Afghanistan, entro il 2014 sicurezza in mano a Kabul

Paolo Tosatti
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VERTICI Incontro dei Paesi donatori nella capitale afgana. Pieno consenso al programma di pacificazione del presidente Hamid Karzai, che prevede di affidare la gestione del Paese alle forze interne tra quattro anni

 

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Ragazze in onda

Federico Raponi
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DOC. "Girls on the air" di Valentina Monti racconta la storia fatta di coraggio e resistenza di Radio Sahar. Prima emittente indipendente gestita da donne in Afghanistan.

Donne che riprendono la parola, nonostante patriarcato e guerra. Il documentario Girls on the air di Valentina Monti racconta la storia di Radio Sahar (piccola emittente comunitaria indipendente - la prima gestita al femminile in Afghanistan - che trasmette in FM da Herat) e della sua 26enne “station manager”. 
 
Da chi è composta la redazione?

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«Ignorati dall’Italia»

Federico Raponi
CINEMA. Due giovani registi realizzano un documentario sull’attività dell’associazione presieduta da Gino Strada tra il Sudan e l’Afghanistan. Premiati ovunque, nel nostro Paese il film è pressoché sconosciuto.

L'attività di Emergency descritta per immagini. Lo fa Domani torno a casa, documentario di Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santoni sul lavoro dell’associazione indipendente tra Khartoum e Kabul. «Il film – spiega Santolini - nasce da una chiamata di Gino Strada, che stava per aprire il centro di cardio-chirurgia di eccellenza a Khartoum.
 

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Tutti con Emergency

Susan Dabbous
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MANIFESTAZIONE. Migliaia di persone, ieri a Roma, a Piazza San Giovanni, hanno dimostrato solidarietà alla Ong. Artisti e politici si sono uniti alla richiesta di liberazione dei tre operatori arrestati sabato scorso.

«Usare violenza contro un ospedale, è un atto di profonda inciviltà». Davanti a una Piazza San Giovanni gremita e priva di simboli politici, Gino Strada, fondatore di Emergency, prende la parola a metà pomeriggio per chiedere la liberazione dei tre operatori arrestati in Afghanistan ormai una settimana fa. Lo fa senza retorica e con tanta rabbia.

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Emergency in piazza

Susan Dabbous
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MANIFESTAZIONI. Oggi alle 14:30, a Roma (San Giovanni), migliaia di persone chiedono la liberazione dei tre operatori della Ong arrestati in Afghanistan. L’ambasciatore italiano li ha visitati ieri: «Stanno bene».

Alle quattro di pomeriggio di ieri erano 347.564 le adesioni all’iniziativa “Io sto con Emergency”, raccolte sul sito dell’ong. Oggi, alle 14:30, sono attese nella capitale centinaia di migliaia di persone che dalla Valle d’Aosta alla Sicilia attraverseranno il Paese per chiedere la liberazione di Matteo, Marco e Matteo. Sgraditissime sono le bandiere e i simboli di partito: «Non interverranno politici» specifica il  fondatore di Emergency Gino Strada.
 

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L’appello dell’Onu

Susan Dabbous
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EMERGENCY. Il rappresentante speciale delle Nazioni unite in Afghanistan Staffan de Mistura: «Sono speranzoso che questi arresti siano frutto solo di qualche serio fraintendimento». Ma è ancora mistero.

Dopo la lettera del premier Silvio Berlusconi e del ministro degli Esteri Franco Frattini, è arrivato anche l’appello dell’Onu. A chiedere il rispetto dei diritti fondamentali dei tre operatori italiani di Emergency arrestati, spostati ieri dall’Helmand a Kabul, è il rappresentante speciale dell’Onu in Afghanistan, Staffan de Mistura. «Sono speranzoso che questi arresti - ha detto - siano frutto solo di qualche serio fraintendimento».
 

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«La missione di pace occidentale è solo un bluff»

Enrico Campofreda
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TESTIMONIANZE. Patrizia Fiocchetti, membro del Coordinamento italiano Sostegno donne afgane, lavora in un Paese dominato da «abbandono e incuria». E denuncia: «La comunità internazionale esca dall’ipocrisia».

«Continuare a vedere Kabul avvolta in una nuvola di polvere o sommersa nel fango dopo nove anni di miliardi di dollari riversati ti fa chiedere dove finisca la marea di denaro che periodicamente arriva insieme ai soldati». Patrizia Fiocchetti, membro del Coordinamento italiano Sostegno donne afgane, è appena tornata da una missione nel Paese dei “Signori della guerra”.
 

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