AFRICA. Una superficie ampia otto volte la Gran Bretagna. Questo il bottino delle multinazionali dopo 11 anni di accaparramento di terre africane. La comunità scientifica tenta di arginare il fenomeno. Tra i "pasdaran" del neoliberismo e gli oppositori altermondialisti, si affaccia una terza via che propone la ristrutturazione degli accordi di scambio internazionali e riforme agrarie redistributive.
Aumenta la pressione commerciale sugli appezzamenti agricoli nel Sud del mondo. L'entità del fenomeno, che implica dal 2000 ad oggi il trasferimento di terre per una superficie pari a circa otto volte il territorio della Gran Bretagna, è tale ormai da suggerire una profonda ristrutturazione della filiera globale del cibo, le cui ricadute si rifletteranno tanto sui Paesi presi di mira dagli investimenti, Africa sub-sahariana in primis, che sui consumatori finali nel Nord industrializzato.