Land grabbing. Un nuovo colonialismo?

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Luca Puddu

AFRICA. Una superficie ampia otto volte la Gran Bretagna. Questo il bottino delle multinazionali dopo 11 anni di accaparramento di terre africane. La comunità scientifica tenta di arginare il fenomeno. Tra i "pasdaran" del neoliberismo e gli oppositori altermondialisti, si affaccia una terza via che propone la ristrutturazione degli accordi di scambio internazionali e riforme agrarie redistributive.

Aumenta la pressione commerciale sugli appezzamenti agricoli nel Sud del mondo. L'entità del fenomeno, che implica dal 2000 ad oggi il trasferimento di terre per una superficie pari a circa otto volte il territorio della Gran Bretagna, è tale ormai da suggerire una profonda ristrutturazione della filiera globale del cibo, le cui ricadute si rifletteranno tanto sui Paesi presi di mira dagli investimenti, Africa sub-sahariana in primis, che sui consumatori finali nel Nord industrializzato.

Zambia al voto. L’opposizione vuole togliere il rame ai cinesi

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Francesca Gnetti

AFRICA. Il presidente uscente, Banda, vanta una crescita del 7% del Pil, ma il 60% degli abitanti vive con due dollari al giorno. Lo sfidante Sata propone una super tassa sulle miniere.

Una più equa distribuzione della ricchezza che arriva dai giacimenti di rame è la sfida che si gioca in Zambia dove si è tornati a votare per eleggere il nuovo presidente, rinnovare i 150 seggi del Parlamento e oltre mille consiglieri locali. La massima carica dello Stato è faccenda ancora una volta di due politici di lungo corso, rivali da sempre: il presidente uscente Rupiah Banda e Michael Sata, ambedue 74enni. Gli altri otto candidati non sono in grado di impensierire il Movimento per la democrazia multipartitica (Mmd), al potere da vent’anni.

Il fotovoltaico made in China alla ricerca di nuovi mercati

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Andrea Pira

ENERGIA. Conquista africana: nuovi progetti per 70 miliardi di euro in quaranta Paesi del continente sono stati approvati da Pechino. Che cerca sbocchi per un’industria che tira.

Foraggiato da miliardi in prestiti governativi, il settore del fotovoltaico cinese, in continua espansione, cerca nuovi sbocchi. E l’Africa rappresenta quello ideale. Le aziende cinesi sono ormai il primo investitore nell’industria di settore. Pannelli fotovoltaici “made in China” alimentano l’illuminazione per le strade del Sudan, montati sui tetti di scuole e ospedali, o addirittura nei campi profughi dell’Onu. Progetti per oltre 70 milioni di euro in 40 nazioni africane sono stati approvati a giugno.

Carestia, quella strage silenziosa in Eritrea

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Enzo Mangini

AFRICA. Un testimone racconta: «Sull’altopiano la gente ancora se la cava, soprattutto grazie alla frutta, ma nella pianura c’è fame. Quest’anno le piogge sono arrivate scarse e in ritardo».

«La primavera ancora non è arrivata da noi. Anzi, non se ne vedono proprio i segni». M. si siede con un sorriso amaro al tavolo di un bar della periferia romana. È un esule eritreo, in Italia da molti anni, ma con ottimi contatti nel Paese natale. Per proteggere lui e la sua famiglia, il nome è meglio evitarlo. «Quest’anno le piogge sono arrivate in ritardo, e sono state meno abbondanti del solito – racconta –.

Ebola, scoperta la chiave per impedire il contagio

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Federico Tulli

MEDICINA. Svolta nella ricerca di una prevenzione efficace contro la temibile febbre emorragica che flagella l’Africa. I risultati di uno studio del BWH di Boston saranno pubblicati oggi su Nature.

Non esiste vaccino, non esiste cura e uccide tra il 50 e il 90 per cento delle persone che infetta. Il virus Ebola, comparso con i primi focolai in Sudan e Zaire nel 1976, da subito ha mostrato la sua potenza letale e ancora oggi è uno dei più temuti sul fronte del bioterrorismo.

La solita veste del colonialismo

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Simone Arminio

SCAFFALE. Con Land grabbing, Stefano Liberti offre la prima importante testimonianza su un fenomeno globale che toglie terre ai Paesi poveri africani per il benessere dei ricchi. In cambio di un misero pugno di dollari.

Il colonialismo esiste ancora e si fregia di un regolare contratto d’affitto. Il fenomeno si chiama “land grabbing”. Consuma anno dopo anno la fertile terra del Sud del mondo per assicurare il benessere, ma altrove. Alle sue spalle una fitta tela economico-diplomatica che il giornalista Stefano Liberti ha inseguito per tre anni lungo i quattro continenti fino a comporre Land grabbing (Mimimum Fax). Un libro cruciale il suo, poiché offre la prima testimonianza di un processo globale e finora ignorato.

Disastri petroliferi in Nigeria. Nessuna verità sui colpevoli

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Diego Carmignani

AFRICA. Presto l’Unep pubblicherà l’atteso rapporto sullo scempio ambientale nell’Ogoniland. Il lungo ritardo sarebbe dovuto alle controverse conclusioni: Ogoni responsabili e Shell scagionata.

E' dai sanguinosi fatti del 1993 che la Shell ha smesso di trivellare nell’Ogoniland, regione sud-est della Nigeria sul delta del Niger, che deve il suo nome alla popolazione indigena degli Ogoni. Questi ultimi, protagonisti da anni di una lotta non violenta per rivendicare la propria autodeterminazione ed opporsi alla distruzione dell’ecosistema da parte degli impianti petroliferi, finirebbero paradossalmente per essere i primi responsabili del gravissimo inquinamento nel loro stesso territorio, attraverso le azioni di sabotaggio che si sono susseguite nel tempo.

Carestia in due regioni somale. L’allarme delle Nazioni unite

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Susan Dabbous

AFRICA. In fuga dalla siccità 1.350 persone oltrepassano ogni giorno la frontiera per arrivare in Kenya. L’Unhcr: «Un numero 4 volte superiore a quello dei profughi che scappavano dalla guerra».

Torna la carestia in Somalia. Ora è ufficiale. La dichiarazione è arrivata ieri dalle Nazioni Unite: i quasi tre milioni di abitanti delle due regioni meridionali di Bakool e Shabelle non hanno cibo e acqua sufficienti per il sostentamento. La macchina degli aiuti umanitari è già in marcia: la Fao (organismo Onu per l’agricoltura) chiederà lunedì 136milioni di dollari per far fronte all’emergenza.

Aids, bambini e donne. Il contagio dimenticato

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Federico Tulli

IL CASO. Allarme dell’Unicef: ogni anno in Africa sono 430mila i nuovi nati che hanno contratto l’Hiv nella placenta. Spesso le madri non sanno di essere infette, a rischio anche l’allattamento.

Sono le prime vittime di una guerra che l’umanità combatte da 30 anni. Da quando cioè il virus dell’Hiv/Aids ha cominciato a mietere vittime tra gli esseri umani in seguito al salto di specie dai primati. Arginare il dramma del contagio dei bambini per via parentale, trasmesso dalla madre durante la gravidanza, il parto o l’allattamento, è una delle priorità emerse ieri a Roma nel corso della sesta conferenza dell’International aids society-Ias 2011.

La grande abbuffata che finisce nel cestino

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Giuliano Rosciarelli

STILI DI VITA. Un terzo del cibo comprato nei Paesi ricchi viene sprecato. Il 16 e 17 maggio la Fao presenta la campagna Save the food, per sensibilizzare i consumatori contro gli sprechi.

Montagne di cibo sprecate ogni anno solo perché i prodotti sono “brutti” o semplicemente non corrispondenti a “standard di qualità” imposti dalla grande distribuzione alimentare.
Case con frigoriferi stracolmi di alimenti esclusivamente per le offerte 3x2, buffet a prezzo fisso che riempiono i piatti oltremisura per poi andare a riempire i cestini dei bar e ristoranti.
Sono solo alcune delle cattive abitudini alimentari dei paesi ricchi, sottolineate in un rapporto della Fao che verrà presentato a Dusseldorf, il 16 e17 maggio, in occasione del convegno “Save the food”.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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