Lo scandalo di Teheran lambisce Ahmadinejad

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Enrico Campofreda

REPUBBLICA ISLAMICA. Il Parlamento iraniano vuol saperne di più sulla truffa del secolo: documenti falsi per prestiti sino a 2,6 miliardi di dollari grazie all’abilità di un faccendiere locale.

Il presidente Mahmoud Ahmadinejad finisce in un intreccio bancario considerato la più grande frode della Repubblica islamica. Il suo ministro delle finanze Shamseddin Hosseini, il deputato Asqar Abolhassani e il manager Hamid Pourmohammadi sono accusati di aver agevolato un affarista locale, Amir Mahafarid Khosravi, in una losca operazione. Usando documenti falsi aveva ottenuto da due banche iraniane fino a 2,6 miliardi di dollari per acquistare alcune compagnie statali.

Tutti contro Ahmadinejad

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Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Sarebbe l’Egitto a non volere la riconciliazione fra Hamas e al Fatah. Dalla fuga di notizie emerge anche che Giordania, Bahrain e Arabia Saudita hanno proposto un colpo di Stato in Iraq e Iran.

«Lasciate perdere la democrazia, che gli iracheni sono troppo duri per capirla. Sbarazzatevi del governo eletto con un leggero colpo di Stato, e piazzate a Baghdad un dittatore che sia giusto e ragionevole». E ancora: «Il presidente siriano? Sì, meglio del padre. Ma ha il difetto di voler fare troppo il democratico, e aver paura di reprimere veramente l’opposizione».

«I sionisti sono mortali» Ahmadinejad a ruota libera

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Annalena Di Giovanni da Beirut

REPORTAGE. A soli quattro chilometri da Israele il presidente iraniano in visita in Libano va nella roccaforte di Hezbollah nel sud. Accolto come un eroe da una folla di 15mila persone riceve una laurea ad honorem.

Che qualcuno lo faccia fuori a Beirut! Se avessero sparato a Hitler nel 1939 la storia avrebbe cambiato corso». È l’appello inoltrato al Libano da un ministro israeliano, ed è la battuta che si scambiano gli studenti che dall’alba, affollano il campus di Hadath dell’università libanese, nel cuore di Beirut sud.

Alta la tensione a Beirut per l'arrivo di Ahmadinejad

Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. Inizia oggi la visita del presidente iraniano sciita che appoggia Hezbollah. I sunniti deprecano la sua ingerenza nel Sud del Paese. Ma dopo la guerra con Israele i soldi per la ricostruzione sono giunti da Teheran.

C'è anche una top ten dei dieci miracoli pronti a verificarsi non appena toccherà il suolo del Paese dei Cedri.

Ahmadinejad parla all’Onu. Si svuota l’aula dell’Assemblea

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Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. «C’è chi dice che l’attacco sia stato organizzato da membri dello stesso governo Usa per riassestare l’economia americana», ha dichiarato il presidente iraniano in merito all’11 settembre.

Più “no” di così, non poteva essere. Tanto che durante la serata dell’annuale Assemblea generale dell’Onu, poco dopo che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad aveva cominciato a parlare, se ne sono andati uno ad uno: prima i diplomatici statunitensi, poi tutti gli altri.

Il nuovo look della rivoluzione

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Pierpaolo De Lauro

MEDIA Twitter si prepara a cambiare la sua interfaccia. Sempre più veloce con spazio per foto e video. Il sito di microblogging lancia così la corsa al suo rivale: Facebook

Centoquaranta caratteri per cambiare un mondo sembrano non bastare, eppure a volte sono più che sufficienti per lanciare una rivoluzione. Il pianeta in questione è quello composto dagli oltre 145 milioni di utenti che animano Twitter, una comunità che ogni giorno produce più di 90 milioni di cinguettii (così sono chiamati i post giocando sul verbo to tweet, cinguettare, appunto).

Bomba contro Ahmadinejad ma forse non è successo

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Enrico Campofreda

IRAN. A 350 km dalla capitale, nella provincia di Hamedan, un’esplosione colpisce il convoglio del capo del governo di Teheran. L’evento, negato inizialmente dalle autorità, è ancora avvolto dal mistero.

Granata o bomba carta che sia, l’attentato fallito al presidente iraniano Ahmadinejad, prima smentito poi confermato dalla stessa fonte ufficiale governativa del Fars che ha ripetuto quanto avevano già annunciato la tivù Al-Arabiya e numerose agenzie internazionali, rende il quadro  mediorientale di queste ore altamente elettrico.

L’Onu approva le nuove sanzioni contro Teheran

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Paolo Tosatti

NUCLEARE. Sì del Consiglio di sicurezza al quarto blocco di provvedimenti contro l’Iran. Turchia e Brasile votano no, il Libano si astiene. Si allarga la frattura tra la Repubblica Islamica e la Russia.

Ampliamento dell’embargo sulle armi; controlli sui carichi aerei e navali provenienti dall’Iran; blocco delle transazioni bancarie con gli istituti sospettati di essere in qualche modo collegati con le attività nucleari di Teheran; monitoraggio delle azioni e dei conti bancari di individui e compagnie che potrebbero operare in favore dello sviluppo dei progetti atomici della Repubblica Islamica.

Iran, ancora repressione

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Annalena Di Giovanni

PROTESTE. Prosegue la contrapposizione tra il regime di Ahmadinejad e l’Occidente sul tema del nucleare. Ieri, durante i festeggiamenti per l’anniversario della Rivoluzione, scontri in piazza e arresti. Poche e frammentarie le notizie verificate.

Una strada di Nord Teheran invasa da lacrimogeni e ragazzi dal volto coperto; il vagone femminile della metropolitana pieno di donne che cantano brandendo fazzoletti verdi; e, ovunque, le moto dei paramilitari del Basij che corrono su e già per la capitale armati; sono questi i pochi frammenti pervenuti dall’Iran del 22 Bahman di ieri, l’anniversario della Rivoluzione islamica del 1979.

Visite Basij a Teheran

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Annalena Di Giovanni

DIPLOMAZIA. Pochi esagitati assaltano l’ambasciata italiana in Iran. Dopo il discorso di Berlusconi al Parlamento israeliano il nostro Paese è finito nella lista dei “cattivi”. Sale la tensione tra i governi occidentali e Ahmadinejad.

Una pietra contro l’ambasciata, l’assalto bloccato dalla stessa polizia iraniana, e le rimostranze italiane; questo l’epilogo del tentato assalto, ieri, della nostra rappresentanza diplomatica a Teheran da parte di una squadra di volontari del Basij.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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