Raid a Sirte, i combattimenti bloccano gli aiuti umanitari

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Susan Dabbous

LIBIA. L’associazione dei medici arabi in Italia denuncia la richiesta caduta nel vuoto: «Avevamo denunciato la carenza di medici e farmaci tre settimane fa. Bisognava fare ospedali da campo».

Acqua, cibo, carburante. Manca tutto. Agli abitanti di Sirte, l’ultimo baluardo dei lealisti di Muahammar Gheddafi, non resta che fuggire. Secondo la Croce rossa internazionale, che ieri non è riuscita a portare due convogli di aiuti in città, almeno 18mila persone hanno approfittato del cessate il fuoco di 48 ore concesso dal Consiglio nazionale transitorio venerdì scorso per andarsene via. Da domenica si è ripreso a combattere e nei pochi ospedali agibili la situazione è gravissima.

Pakistan, l’allarme dell’Onu: mancano i fondi per gli aiuti

Paolo Tosatti

DISASTRI. Le Nazioni unite sottolineano la scarsità dei finanziamenti pervenuti fino a questo momento per far fronte alla catastrofe. E mentre cresce il pericolo delle epidemie, milioni di persone soffrono la fame.

Dopo quello causato dal maltempo, il Pakistan è chiamato ad affrontare un nuovo e non meno pericoloso disastro, che rischia di fare più vittime delle inondazioni, delle frane e delle slavine, aggiungendo morti ai morti, decimando i sopravvissuti e precipitando l’intero Paese nella miseria e nella disperazione.

Italia avara e bugiarda

Giuliano Rosciarelli

RAPPORTO. Durante il G8 de L’Aquila, il governo si era formalmente impegnato a versare milioni di dollari per iniziative umanitarie. Promesse mai mantenute. Secondo Actionaid, siamo ultimi nell’Ue per donazioni.

La crisi prosciuga anche la generosità. Secondo l’ultimo rapporto dell’ong Actionaid “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo” presentato ieri a Roma, il nostro paese in quest’ultimo anno si è piazzato  all’ultimo posto nelle donazioni dopo paesi come Grecia, Portogallo,

L’ora della Rachel Corrie

Annalena Di Giovanni

GAZA. Potrebbe arrivare a ore nei mari palestinesi il cargo irlandese rimasto indietro rispetto al resto della flottiglia. Il governo di Dublino ha fatto appello a Tel Aviv affinchè lasci passare la nave con gli aiuti.

Mentre il Governo Netaniahu si affretta a seppellire il caso della Mavi Marmara, gli occhi sono tutti puntati adesso sulla Rachel Corrie, la nave-cargo irlandese rimasta indietro prima dell’arrembaggio israeliano contro la Freedom Flotilla. Stando a quanto riferisce da Cipro il gruppo di Free Gaza, la Rachel sta al momento solcando le acque del mediterraneo in rotta verso Gaza e potrebbe avvicinarsi alla Striscia in qualsiasi momento.
 

La denuncia di Emergency

Susan Dabbous

AFGHANISTAN. Nel cuore della zona dei bombardamenti le forze dell’Isaf impediscono sistematicamente e intenzionalmente ai feriti di raggiungere gli ospedali attraverso il blocco delle macchine e delle ambulanze.

«Con 300 milioni di euro avremmo potuto risanare la sanità dell’Afghanistan. Peccato però che nessuno chieda ai contribuenti come spenderebbero i loro soldi». Queste le parole rilasciate a Terra dal chirurgo Gino Strada, leader di Emergency, a poche ore dall’approvazione delle 31 missioni internazionali dei militari italiani alla Camera. Il voto è andato liscio come l’olio. A infrangere l’idillio solo un’interpellanza avanzata da 36 parlamentari del Pd a firma dell’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi.

A un passo dalla Striscia

Betta Salandra

IL RACCONTO. L’interno dell’ambulanza, una delle 15 che il Convoglio Viva Palestina porta in dono alla gente di Gaza, è zeppo di oggetti: scatole di medicinali, pacchi di maglioni, pentole, confezioni di biscotti, un paio di barelle, bottiglie d’acqua e cellulari che i quattro volontari a bordo si passano l’un l’altro per chiamare tutti i numeri che conoscono a Gaza e avvertire: «Stiamo arrivando»

Qweva appoggia il cuscino sul cruscotto e si addormenta a dieci chilometri dalla meta, mentre l’ambulanza prosegue illuminando coi fari l’autostrada lungo il deserto, e nel buio si intravvedono gruppi di uomini con la kufyya al collo che salutano a bracci spiegate. Si va a passo d’uomo, e per poco l’ambulanza non tampona il veicolo davanti. «Dev’essersi addormentato il guidatore, là davanti. Siamo tutti un po’ stanchi», spiega Rashid, al volante. «Attenti là dietro, dovesse volarvi addosso qualche scatola».

La polizia egiziana va all’assalto del convoglio umanitario.

Betta Salandra

ASSEDIO A GAZA. Decine di feriti, sette arresti. I camion di aiuti partiti un mese fa dall’Inghilterra vengono attaccati nel porto di El Arish. Portano scorte di medicinali e beni di prima necessità per i palestinesi isolati nella Striscia

Un assedio è un assedio è un assedio. Non ha tempo e non ha voce. E non è soltanto morire senza medicine al buio di una tenda, che un tempo era la tua casa, sperando che questa settimana aprano il confine per farti avere il tuo sacco di farina. Che poi è la misura della dignità a cui hanno ridotto la tua vita, le tue aspirazioni e i tuoi affetti. 
 

Aiuti umanitari, è giallo in Egitto. Mubarak boicotta la solidarietà

IL CASO. La carovana di Viva Palestina arriverà stasera al largo del Paese ed è mistero sulla possibilità che venga autorizzato il passaggio verso Rafah. Il doppio gioco diplomatico del presidente egiziano continua a porre ostacoli insormontabili

Anche ieri a Gaza la giornata è cominciata presto, con i bombardamenti israeliani al confine sud-est. Quattro i feriti, tutti palestinesi; era la risposta di Tel Aviv, secondo al Jazeera, per il missile Grad che il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, organizzazione di orientamento marxista, avrebbe sparato verso Israele due giorni fa. Ma intanto a Latakia, in Siria, salutata da una folla in festa, la gente di Viva Palestina ha finalmente preso il largo.

Un anno di Piombo in Palestina. Dove tuttora si muore al buio

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Dodici mesi fa l’aviazione di Tsahal bombardava la Striscia di Gaza e partiva l’operazione di terra. Oltre 1.400 i palestinesi uccisi, 15 gli israeliani. Oggi ai valichi di Eretz e Rafah 1.358 attivisti chiedono di sbloccare gli aiuti

l vento del Sinai la notte non perdona. Arriva dal mare in questa stagione, stringendo il confine tra Egitto e Striscia di Gaza in una morsa di gelo e pioggia.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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