alluvioni

L’Indo rompe gli argini

Susan Dabbous
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PAKISTAN. Nelle ultime 48 ore le alluvioni causano un altro milione di sfollati nel sud del Paese. Un’altra esondazione colpisce la provincia del Sindh. L’Onu risponde alle minacce talebane: «Non ce ne andremo».

A quasi un mese dalle più devastanti inondazioni della sua storia, non cessa l’allarme in Pakistan. Il fiume Indo ha rotto di nuovo gli argini e centinaia di migliaia di persone stanno scappando in queste ore dal sud del Paese, dove l’acqua sta sommergendo nuove zone, principalmente nei distretti di Thatta e Qambar-Shadadkot.

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Pakistan, l’allarme dell’Onu: mancano i fondi per gli aiuti

Paolo Tosatti
DISASTRI. Le Nazioni unite sottolineano la scarsitĂ  dei finanziamenti pervenuti fino a questo momento per far fronte alla catastrofe. E mentre cresce il pericolo delle epidemie, milioni di persone soffrono la fame.

Dopo quello causato dal maltempo, il Pakistan è chiamato ad affrontare un nuovo e non meno pericoloso disastro, che rischia di fare più vittime delle inondazioni, delle frane e delle slavine, aggiungendo morti ai morti, decimando i sopravvissuti e precipitando l’intero Paese nella miseria e nella disperazione.

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Nel Pakistan alluvionato i talebani fanno proseliti

Susan Dabbous
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CATASTROFI. Oltre 1.600 morti e 13 milioni di persone coinvolte. Questo il drammatico bilancio dell’Onu sui danni provocati dalle piogge. 700mila ettari di coltivazioni distrutte. Intanto al Qaeda si infiltra tra i disperati.

Il grano, le strade, i ponti e le infrastrutture. Tutto è andato perso». Mohsin Leghari, membro dell’assemblea regionale del Punjab, Pakistan, lancia l’allarme sulle perdite nella produzione del cotone, dello zucchero, del riso e del tabacco. Secondo la Fao sono andati distrutti oltre 700mila ettari di coltivazioni. Per il momento il livello dei fiumi è sceso e le condizioni meteo sono buone, la dimensione dei danni durerà peserà nel lungo periodo.
 

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Dal clima alle infrastrutture, le prioritĂ  delle associazioni

Daniele Di Stefano
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AGENDA. Wwf, Legambiente, Greenpeace, Lipu e Lav ci anticipano un’ideale agenda verde per il nuovo anno. Dalle grandi attese sul global warming dopo il fallimento di Copenaghen fino all’amianto. Senza dimenticare l’alimentazione.

Un accordo mondiale sul clima che sia degno di questo nome? Il boom, anche in Italia, della green economy?

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L’Italia tagliata in due

Alessandro De Pascale
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MALTEMPO. Nei giorni di Natale le forti piogge hanno provocato frane e alluvioni in tutto il Nord. Migliaia le persone evacuate e isolate. Ora le perturbazioni si spostano al Sud, creando i primi disagi. Numerose strade e ferrovie interrotte

Dopo settimane di freddo, temperature sotto zero e abbondanti nevicate al Nord, ora il maltempo si sposta al Sud. Lasciandosi alle sue spalle esondazioni, frane e numerose strade interrotte. Migliaia le persone evacuate. La Protezione civile ha lanciato ieri una nuova allerta meteo per il Centro-Sud: «Precipitazioni a carattere di rovescio e temporali di forte intensità si stanno accentuando in tutto il Sud», ha spiegato Bernardo De Bernardinis, vicecapo dipartimento.

 

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Territorio martoriato

Massimo Serafini
IN FONDO. L’intensità delle piogge degli ultimi giorni e gli enormi disagi sofferti dai cittadini italiani dimostrano ancora una volta l'estrema vulnerabilità del nostro territorio. Il governo dovrebbe investire denaro nel riassetto idrogeologico del suolo e non in inutili grandi opere che aggiungono cemento a cemento

E' normale che a dicembre ci siano perturbazioni con nevicate e temporali. Meno normale è che maltempo e piogge abbiano sempre conseguenze così devastanti e drammatiche. Di fronte al ripetersi di quelle che una classe dirigente affaristica e incolta si ostina a chiamare “calamità naturali”, un interrogativo a chi governa il Paese, ma anche all’opposizione, va posto: perché mai qualsiasi pioggia cada, normale o eccezionale che sia, le conseguenze per le persone e le cose sono sempre e comunque le più gravi?

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L’Italia va ancora a due velocità: in ritardo il Sud, va meglio al Nord

Alessandro De Pascale
PAGELLA. Conquistano un dieci solo due cittĂ  del Settentrione. Male Calabria, Campania e Lazio.

Secondo l’indagine di Legambiente, i due comuni che hanno fatto di più sono al Nord. Nella pagella conquistano un dieci solo Canischio (To) e Palazzolo sull’Oglio (Bs). Sul loro territorio «in seguito a interventi di delocalizzazione non esistono insediamenti antropici in aree a rischio idrogeologico - si legge nel rapporto - e viene realizzata un’ordinaria attività di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica».

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Ancora frane e alluvioni E nessuna prevenzione

Alessandro De Pascale
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DOSSIER. Presentata ieri “Ecosistema rischio”, l’indagine di Legambiente sulle attività svolte dai sindaci nei territori più esposti a calamità naturali. Un quadro scoraggiante.

Dopo le tragedie di Messina e Ischia è sempre più urgente un Piano complessivo di riassetto idrogeologico. Soprattutto in un’Italia che si allaga e cade a pezzi. Incuria, abusivismo edilizio, problemi nella pianificazione urbanistica e carenza di manutenzione del territorio fanno crescere i pericoli. I cambiamenti climatici sempre più tangibili con l’alternanza di piogge molto concentrate a lunghi periodi di siccità, fanno il resto.

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L’Italia frana e si allaga. Il governo cerca i fondi

Alessandro De Pascale
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DISSESTO. A Matera si parlerà oggi di come intervenire, agire ed evitare le catastrofi a cinquant’anni dall’alluvione del 1959. Intanto l’esecutivo pensa a un Piano nazionale.

In Italia si interviene solo dopo stragi e morti. Prevenire, evitare e agire in caso di disastri idrogeologici sono le parole d’ordine del convegno “Magna acqua” che si terrà oggi a Matera.

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Giampilieri, il mistero del milione di euro stanziato e sparito nel nulla

Giorgio Frasca Polara
RETROSCENA. La Finanziaria 2006 aveva previsto fondi per «opere di mitigazione rischio idrogeologico nel centro abitato». Denaro pubblico sparito nel buio. L’interrogazione del deputato del Pd Giuseppe Berretta chiede chiarimenti al governo.

Tre anni addietro era stato stanziato un milione di euro - poco, ma meglio di niente - per fronteggiare almeno in parte il già notissimo, tanto precario, assetto idrogeologico di Giampilieri, la frazione di Messina sconvolta da piogge e frane. Questi soldi sono poi letteralmente spariti: quindi, un mese e mezzo fa, ecco la tragedia, con la semidistruzione del piccolo borgo e con più di trenta morti, alcuni dei quali non saranno più trovati.

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