Ogm, doppio gioco a Bruxelles

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Simona Capogna (Vicepresidente Verdi ambiente e società, Vas)

ANALISI. Da un lato la Commissione europea rilancia sui diritti degli Stati, dall’altra impone in modo assolutamente poco trasparente la revisione dell’iter autorizzativo in materia biotech. Una strategia contraddittoria e per nulla casuale.

In questi giorni si discute della varietà Ogm Amflora, la patata della Basf geneticamente modificata per produrre grandi quantità di amido, approvata per la coltivazione dal commissario europeo. La notizia ha creato scalpore perché dal 1998 non erano state più concesse autorizzazioni e, fatta eccezione per il mais Mon810 della Monsanto, vigeva di fatto una moratoria. Chi dice che la Commissione abbia voluto segnare una svolta ha ragione.

Ogm, l’Autorità parziale

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Federico Tulli

IL CASO. Ancora una volta i pareri in materia di biotech espressi dall'Ente europeo per la sicurezza alimentare causano perplessità. E la patata Amflora può trasformarsi in un boomerang commerciale per chi decide di coltivarla.

E se quella della lobby biotech fosse una vittoria di Pirro? A 48 ore dal via libera di Bruxelles alla coltivazione in Europa della patata Amflora, e di altre tre varietà di mais Ogm, l’azienda tedesca Emsland Stärke GmbH (Esg), seconda produttrice mondiale di carta (con le sue 350.000 tonnellate di amido di patate) ha dichiarato di non voler al momento coltivare il tubero biotech della Basf «pur avendo considerato nel passato la possibilità di farlo». Nessun ripensamento di carattere “morale”.
 

Bruxelles dice sì agli Ogm. Bufera sulla Commissione

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Filippo Pala

BIOTECNOLOGIE. Il via libera alla coltivazione della patata Amflora è formalmente dell’Efsa, ma è il primo atto politico del commissario John Dalli. Il ministro Zaia: «Italia contraria».

L'Europa apre agli Ogm, autorizzando la coltivazione della patata Amflora, ma trova l’opposizione del governo italiano e degli ambientalisti di tutto il continente. La Commissione europea ha concesso ieri l’autorizzazione scritta ad avviare colture del tubero geneticamente modificato prodotto dalla multinazionale Basf, ponendo fine ad un embargo che resisteva dal 1998.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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