Così l’Occidente arma Yemen e Siria

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Dina Galano

RAPPORTO. Munizioni, fucili ed equipaggiamenti venduti da Russia, Usa e Europa ai regimi arabi e mediorientali. La denuncia di Amnesty.

Piazza Tahrir, Egitto, 25 gennaio 2011. Bahrain, 14 febbraio 2011. Tripoli, Libia, 17 febbraio 2011. Eppoi Yemen e Siria, dove la primavera araba non può vantare nemmeno una precisa data d’inizio. La rivolta delle popolazioni arabe e mediorientali e la repressione violenta che ne è seguita sono state poste al centro di un’indagine che Amnesty international ha condotto sul commercio di armi verso questi cinque Stati campione.

Sepah bank e le altre, giro di vite per chi traffica con l’Iran

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Michele Fiorito

WIKILEAKS. Secondo i cable riservati della diplomazia Usa l’istituto di credito degli ayatollah avrebbe gestito per conto degli iraniani miliardi di dollari poi utilizzati per l’acquisto di armi.

Una filiale della Sepah Bank, la banca cooperativa delle forze armate iraniane, a pochi passi dall’ambasciata statunitense a Roma. Nel pieno centro della Capitale. Una cosa intollerabile per Washington che a partire dal 2007 inizia a pressare il nostro governo per far chiudere la sede italiana dell’istituto degli ayatollah.

Rispunta il nome della Shifco. «Erano pirati» dicono i cable

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Andrea Palladino

WIKILEAKS. Ilaria Alpi era sulle piste della flotta pagata dalla Cooperazione italiana, accusata dall’Onu di aver trasportato armi nel 1992. Il nome di Munye riappare nei file Usa.

«Perché questo caso è particolare», scriveva sul suo bloc notes Ilaria Alpi tra il 14 e il 20 marzo 1994. Era a Bosaso, nell’estremo nord della Somalia, insieme al suo operatore Miran Hrovatin. Annotava con precisione ogni cosa, spunti per interviste, domande, testi per gli stand up. E in quelle poche pagine rimaste dei suoi quaderni, poco dopo la domanda chiave che ancora oggi non trova una risposta, appariva una delle tante chiavi di volta dell’intrigo somalo.

La guerra Usa contro le navi italo-iraniane

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Vari cable “segreti” svelano gli affari della Irital, joint-venture tra la Fratelli Cosulich e la Irisl degli ayatollah, sanzionata da Washington perché coinvolta nel trasporto di armamenti.

E' un vero e proprio braccio di ferro quello che si scatena nel 2008 tra il Dipartimento di Stato statunitense e la Farnesina. Al centro c’è la Irital, joint-venture tra lo storico armatore ligure Fratelli Cosulich (società fondata nel lontano 1857) e la compagnia statale di navigazione iraniana Irisl. Lo rivelano ben quattro cable, alcuni dei quali “segreti”, diffusi da Wikileaks, scritti a cavallo tra il 2008 e il 2010 dall’ambasciata Usa a Roma e inviati a Washington al Segretario di Stato con “priorità immediata”.

Armi chimiche e diritti. I segreti del raìs in fuga

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Vincenzo Mulè

RETROSCENA Secondo un rapporto, un network internazionale forniva la Libia di tecnologie non convenzionali. Tra le 19 Nazioni che facevano parte dell’organizzazione, c’era anche l’Italia

La Libia fa paura. Ora come prima. Suscitano timori soprattutto i segreti custoditi nei palazzi di Tripoli. Storie che risalgono a circa trent’anni fa e che svelano l’atra faccia dell’Occidente. Quella che faceva affari con il regime libico, pur condannandone ufficialmente la politica repressiva. Ex Stato canaglia, la Libia è stata costantemente sotto i riflettori per ciò che riguarda le dinamiche legate all’armamento.
 

Ecco la storia della Jolly Grigio, la nave delle armi

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Andrea Palladino

RETROSCENA. Due viaggi avvenuti nel 1985 e nel 1986, ammessi dalla stessa compagnia Ignazio Messina, per portare carri armati in Somalia.

Il volto dei pescatori di Ercolano sono la migliore immagine di quel mare antico e profondo dove sono spariti i corpi di Vincenzo e Alfonso Guida, i due uomini dispersi dopo la collisione con la Jolly Grigio. Dicono che l’immagine sacra che protegge la gente di mare da queste parti sia una madonna che giace a quindici metri di profondità, nelle acque del Golfo di Napoli. Simboli, che da queste parti valgono più di qualsiasi parola.

Armi, guerre e pace: il paradigma Taiwan

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Bruno Picozzi da Taipei (Inserto domenicale)

ESTERI. E se si proibisse su scala internazionale la vendita di armamenti? È una buona utopia per evitare interventi armati contro gli ex alleati di ieri. Il caso della storia dell’isola di Formosa, ora diventata un ostacolo per avere fecondi rapporti con la Cina, è esemplare.

Per evitare la guerra dobbiamo smettere di vendere armi?”. Charles Glaser, autorevole professore di scienze politiche alla George Washington University, scrive un articolo in materia sulla rivista Foreign Affairs e il Wall Street Journal si pone la domanda in modo più che serio. Oggetto della discussione è la questione taiwanese ma di sicuro domande e risposte potrebbero essere ugualmente applicate a buona parte dei conflitti nel mondo.

Diminuiscono le vendite ma non per le zone calde

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Pierpaolo De Lauro

ARMI Il Governo italiano presenta i dati sulla vendita degli armamenti. Crollo di autorizzazioni ma il materiale bellico in uscita dal Paese aumenta, soprattutto verso il Nord Africa

 

«Stop all’export di armi». Ma Frattini non sente

Gianpaolo Silvestri

APPELLO. Amnesty, Rete per il Disarmo, Tavola della Pace e Pax Christi chiedono al governo italiano il blocco delle forniture. Elicotteri, bombe e missili potrebbero essere usati contro i civili.

Il segretario generale di Amnesty international, Salil Shetty, ha scritto al Presidente del Consiglio Berlusconi e ai ministri Frattini e Maroni chiedendo «la sospensione della fornitura di armi, munizioni e veicoli blindati alla Libia fino a quando non sarà cessato completamente il rischio di violazioni dei diritti umani».

Troppi morti a Quirra, sotto accusa l’uranio impoverito

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Gianluca Martelliano* da Quirra (Ca)

INCHIESTA. La Procura di Lanusei indaga per omicidio plurimo, danni ambientali e omissione di controllo. Il poligono di tiro della Difesa utilizzato anche da altri eserciti e da multinazionali.

Il Capo tribù alza la mano destra come per fermare un esercito invasore. Accanto a lui la Madre dell’ucciso, piegata sul figlio morto. Fermi, immobili, di bronzo. Di fronte a loro un poligono militare in cui multinazionali ed eserciti di tutto il mondo testano armi di ogni tipo, coperti dal segreto di stato e da quello industriale. Dietro, una popolazione che continua ad ammalarsi. Quattordici persone uccise dalla leucemia in un paese di 150 abitanti. Numeri da scenario di guerra.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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