Artico, i rischi ambientali della corsa ai serbatoi di petrolio

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Michele Trionfera

STUDIO. Un rapporto dell’Università di Washington rivela che l’estate scorsa il volume di ghiaccio marino della regione ha raggiunto il livello più basso della storia recente.

La cura e lo sfruttamento dell’ambiente sono i due paradigmi su cui si gioca il futuro dell’uomo. Questi temi s’intrecciano nella questione della regione artica. Una ricerca condotta dall’Università di Washington, a Seattle, sotto la direzione di Axel Schweiger, responsabile del Centro di Studi polari, di cui l’agenzia Reuters ha dato anticipazione, ha concluso che l’estate scorsa il volume di ghiaccio marino artico ha raggiunto il livello più basso nella storia recente.

Il caldo e il ritorno degli inquinanti organici

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Emanuele Bompan

AMBIENTE. Uno studio coordinato dal Dipartimento governativo canadese per l’ambiente lancia l’allarme: con lo scioglimento dei ghiacci artici saranno rilasciati in atmosfera pericolosi agenti chimici.

Aldrin, Clordano, Diclorodifeniltricloroetano (DDT), Policlorobifenili (PCB), Esaclorobenzene, Diossine. Meglio noti come inquinanti organici persistenti, o POP (acronimo inglese di Persistent Organic Pollutants), sono sostanze chimiche molto pericolose altamente resistenti alla decomposizione (possono rimanere nel terreno oltre vent’anni prima di perdere la loro intensità). Essendo altamente tossiche sono nocive per la salute umana (alcuni si configurano come veleni, altri come agenti cancerogeni) e per l’ambiente (anche mortali per la fauna).

Nel villaggio della ricerca. L’Italia studia il Pianeta

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Leonardo Rizzo

REPORTAGE. A Ny-Alesund, insieme ai ricercatori del Cnr. In pieno Circolo Polare Artico si studia il clima. Con l’importante apporto del nostro Paese. 

Ny-Ålesund, l’abitato umano permanente più settentrionale e più internazionale del Pianeta, si trova in pieno circolo polare artico, 1.500 km dal Polo Nord e 1.000 dall’ultima propaggine peninsulare norvegese, e conta circa 200 abitanti di una dozzina di nazionalità diverse. Con una particolarità: fanno quasi tutti lo stesso mestiere, il ricercatore.

L’invasione dei trichechi in fuga dall’effetto serra

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Alessio Nannini

ARTICO Nel nord ovest dell’Alaska decine di migliaia di mammiferi, in prevalenza femmine con i cuccioli, sono migrati lungo la terraferma per trovare riposo. Nel mare le banchine iniziano a scarseggiare per il riscaldamento delle acque

L'Alaska, penisola nordamericana resa leggendaria dalla corsa all’oro nel vicino Klondike e dai racconti di chi in essa cercava una risposta che il modernismo gli negava, è oggi teatro di un consumando dramma: quello dei trichechi. Gli scienziati dell’istituto Us geological survey (Usgs), in uno studio pubblicato sulle pagine del Guardian, hanno registrato una correlazione fra il ritiro dei ghiacci artici e una migrazione senza precedenti dei mammiferi sulla terra ferma.

Artico, Stop alla corsa all’oro nero

BLITZ. Continua la protesta di Greenpeace contro le trivellazioni in alto mare. «Vogliamouna moratoria mondiale».

Hanno passato la notte sospesi nelle tende, sfidando temperature ben al di sotto dello zero. I quattro attivisti di Greenpeace che martedì sono riusciti a scalare la piattaforma petrolifera Stena Don, situata nelle gelide della Groenlandia, eludendo l’imponente schieramento militare della marina danese, non faranno un passo indietro.
 

Dall’Artico alla Savana. Lo scatto è selvaggio

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Pierpaolo De Lauro

EVENTI. Fino al 25 marzo, al Forte Bard ad Aosta, sono esposte le fotografie del concorso internazionale “Wildlife photographer of the year”, che vede la supervisione della Bbc e l’organizzazione del prestigioso London natural history museum.

Guardando le immagini del Wildlife photographer of the year ci vuole poco a capire che la natura incontaminata e selvaggia è il più bel soggetto che si possa immortalare. Cogliere l’attimo, quel breve passaggio del tempo che si ferma nel vorticoso muoversi della natura. L’immagine diventa arte ma senza artifici, senza costruzioni, semplicemente riproponendoci ciò che è, che è stato e, danni ambientali permettendo, sarà.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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