Il Pdl in trincea

Valerio Ceva Grimaldi

POLEMICHE. Giorgio Napolitano: «Basta attaccare la seconda carica dello Stato». Cicchitto invoca la piazza. Angelo Bonelli, Verdi: «Centrodestra indecente».

«E' ora che cessi una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a delegittimare il presidente di un ramo del Parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell’attività legislativa».

Giù le mani da Napolitano

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Attaccare Napolitano oggi è a dir poco miope. Per un ragionamente breve, semplice, che dovrebbe essere evidente ai più. Lo stato di devastazione in cui versa il discorso pubblico, le istituzioni e la civiltà del dibattito politico sono ormai da “fine impero”.

Deve essere tanto corta la coperta del Presidente della Repubblica. A forza di tirarla da ogni parte resta sempre scoperto qualcuno. La destra lo ha attaccato a più riprese, Berlusconi lo ha accusato di essere un comunista, uomo di parte. I dipietristi e i travaglini l’hanno accusato di ogni nequizia quando si è trovato a dover firmare leggi a loro poco gradite. Ma Napolitano, per fortuna, incassa e tira dritto. Ieri ci ha riprovato a rammentare a tutti che le istituzioni sono “beni comuni” e andrebbero rispettate.

La rabbia di Cialente «Traditi dal governo»

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Pietro Orsatti

L’INTERVISTA
— Il sindaco del capoluogo abruzzese: «Il G8? Non ci riguarda. A novembre solo pochi cittadini avranno un tetto sulla testa. La città rischia di svuotarsi». E i fondi scarseggiano. —

«Il G8 è là, un pezzo di città, esterno, chiuso. Non ci riguarda. L’unica cosa che speriamo è che sia un’occasione per far ripuntare i riflettori su L’Aquila, ma stavolta in maniera corretta, su quello che sta succedendo qui davvero». Il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente, accompagnato solo da un vigile urbano, è confuso fra i cinquemila cittadini del capoluogo che con una silenziosa fiaccolata si sono ripresi la notte per commemorare il terzo mese dalla scossa del 6 aprile.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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