attentato

Laboratorio Calabria

Vincenzo Mulè
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SCENARI. Un filo invisibile sembra collegare la vicenda delle navi dei veleni con le indagini sull’attentato che nel gennaio scorso colpì la procura di Reggio Calabria. In mezzo, i tentativi della ‘ndrangheta di influenzare le elezioni.

Sono giorni molto caldi quelli che sta vivendo la Calabria. Terra alla quale, con pieno merito oramai, potrebbe essere affibbiata l’etichetta di “Regione laboratorio”. Appellativo non proprio lusinghiero se analizziamo lo scorrere degli eventi. Ai quali le imminenti elezioni hanno dato una decisa accelerata.

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Iraq, triplice attentato suicida. Violenza prima delle elezioni

Annalena Di Giovanni
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MEDIO ORIENTE. Le deflagrazioni sono avvenute in rapida successione in centro e nella parte ovest della città di Baquba. Almeno 30 i morti e 42 i feriti. Il Paese vive momenti di tensione alla vigilia del voto di domenica per il rinnovo del Parlamento.

Almeno 30 morti e 42 feriti: questo il bilancio provvisorio del triplice attentato suicida avvenuto ieri a Baquba, capoluogo della provincia di Diyala, nel cosiddetto “Triangolo sunnita”. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, la prima esplosione sarebbe avvenuta intorno alle sette e trenta del mattino prendendo di mira una stazione di polizia e l’incrocio di strade ad esso prospicente; si sarebbe trattato di un veicolo carico di esplosivo andatosi a schiantare contro l’edificio.

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Visite Basij a Teheran

Annalena Di Giovanni
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DIPLOMAZIA. Pochi esagitati assaltano l’ambasciata italiana in Iran. Dopo il discorso di Berlusconi al Parlamento israeliano il nostro Paese è finito nella lista dei “cattivi”. Sale la tensione tra i governi occidentali e Ahmadinejad.

Una pietra contro l’ambasciata, l’assalto bloccato dalla stessa polizia iraniana, e le rimostranze italiane; questo l’epilogo del tentato assalto, ieri, della nostra rappresentanza diplomatica a Teheran da parte di una squadra di volontari del Basij.

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Coppa d’Africa, attentato al Togo. Il terrorismo insanguina il pallone

Jean Claude Mbede
CALCIO. Tre membri della delegazione rimasti uccisi dall’agguato a opera del Flec, il movimento separatista dell’Angola. Oggi il torneo partirà ugualmente ma appare certo il ritiro della squadra. Lo chiedono i club europei e i connazionali

Il male è fatto. La nazionale del Togo sicuramente non giocherà più l’edizione 2010 della Coppa d’Africa. Allora ce l’ha fatta il Flec, movimento separatista dell’Angola, che venerdì ha provato a far annullare la competizione, attaccando con armi l’autobus della nazionale togolese, uccidendo l’autista, l’allenatore in seconda e il capo ufficio stampa, e ferendo nove persone della delegazione, tra cui il secondo portiere, in grave condizioni.

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La Calabria, che scoperta

Vincenzo Mulè
IN FONDO. C’è voluto un attentato di plateale spettacolarità per ricordare all’Italia che in Calabria la situazione non è per niente normale. Ed è bastato (ri)accendere le luci su questa terra per (ri)scoprire un passato che sembrava superato. Solo da chi non vive la quotidianità di quelle zone.

«La criminalità organizzata calabrese non è un’emergenza momentanea, ma rappresenta uno dei grandi problemi della Calabria e dell’intero Paese». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. C’è voluto un attentato di plateale spettacolarità per ricordare all’Italia che in Calabria la situazione non è per niente normale. Ed è bastato (ri)accendere le luci su questa terra per (ri)scoprire un passato che sembrava superato.

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Il patto delle ’ndrine

Vincenzo Mulè
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ATTENTATO. La bomba fatta esplodere davanti l’edificio che ospita la Procura generale di Reggio Calabria sarebbe il frutto di una «decisione condivisa» da buona parte delle cosche più importanti. Mai i clan avevano alzato così il tiro

Potrebbe essere il segnale di una svolta quello lanciato dalla ‘ndrangheta con l’attentato che domenica scorsa ha colpito la Procura generale di Reggio Calabria. Ci sono diversi elementi che lo attestano. Il primo dei quali è proprio nella modalità del gesto, che ha acceso i riflettori dell’opinione pubblica e, soprattutto, di magistratura e politica sulla Calabria.
 

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Dopo il fallito attentato aereo Usa e sauditi contro lo Yemen

Emanuele Bompan
SICUREZZA. Secondo fonti di intelligence statunitensi, il nigeriano avrebbe ricevuto l’esplosivo da cellule terroriste yemenite. Riad bombarda con 700 missili le regioni dei ribelli houti. E i media americani appoggiano il nuovo fronte

La Situation room, il centro d’intelligence della Casa Bianca per monitorare crisi e gestire le comunicazioni tra Presidente, Esercito, Cia e Agenzia nazionale per la sicurezza, è in fermento. Le tensioni nelle strade in Iran, lo scampato attentato di Detroit, la rinnovata attenzione sullo Yemen e le cellule di al Qaeda, mischiatesi ai ribelli sciiti houti, politicamente vicini a Teheran, agitano Washington.

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Al Qaeda rivendica l’attentato in Iraq ma Kabul resta la priorità Usa

Annalena Di Giovanni
MEDIO ORIENTE. La rete terroristica dichiara di aver provocato le due esplosioni nel centro di Baghdad che domenica scorsa hanno ucciso 155 persone. Nel Paese del Golfo si avverte l’abbandono di Washington che punta tutto sull’Afghanistan.

Iraq sta precipitando di nuovo nel caos. Al Qaeda ha rivendicato l’attacco di domenica scorsa che ha provocato oltre 155 morti. Il premier iracheno ha temuto persino di presenziare alle esequie pubbliche delle vittime, il governo è spaccato su una legge elettorale che garantisca più trasparenza e sull’autonomia delle province curde. È questo l’Iraq “pacificato”, dal quale gli Stati Uniti vogliono scappare.

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Dopo l’attentato in Baluchistan arriva la giustizia sommaria

Annalena Di Giovanni
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IRAN. Continua l’orrore nel carcere di Evian, cinque i condannati a morte negli ultimi giorni. Oltre ai numeri ufficiali, nel Paese si nascondono le esecuzioni non emesse dai tribunali nella regione al confine col Pakistan. Per colpire i ribelli.

Se a Evian, poco lontano da Teheran, si sono eseguite cinque condanne a morte il 21 ottobre scorso, nel deserto che sconfina in Pakistan si attende il peggio. Sono passati pochi giorni dall’attentato suicida che ha fatto 49 vittime, fra le quali alti esponenti dei Guardiani della rivoluzione; ma tutti, a Zahedan, sanno che Teheran reagirà presto. E con i soliti mezzi. Le esecuzioni, nel Baluchistan iraniano, si fanno in fretta: processi segreti, confessioni estrapolate sotto tortura, e impiccagione nel giro di tre giorni.

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Fondi riscopre la paura. Fallito attentato al coordinatore antimafia

Vincenzo Mulè
CRIMINALITÀ. L’avvertimento ai danni di Bruno Fiore, responsabile del Pd, sventato grazie a una vicina.

E’ ormai il marchio di fabbrica di un modus operandi che a Fondi in molti hanno imparato a conoscere. La minaccia, o se preferite l’avvertimento, nel comune in provincia di Latina, arriva di notte. E con il fuoco. Automobili, negozi o abitazioni non fanno differenza. L’importante è dare un segno visibile della propria presenza. E spaventare. L’ultima vittima in ordine cronologico è stato Bruno Fiore, coordinatore del Pd e del Comitato per la lotta contro le mafie di Fondi.

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