Giornalisti con fioretto, clava e cannone. Ma non in silenzio

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Mario Guarino

EDITORIA «Stampa bugiarda, poveri noi». E adesso l’Italia deve fare i conti anche con quest’ennesimo tentativo d’intimidazione. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole imbavagliarci. Senza toccare tutti i suoi amici.

Non sorridete, Vittorio Feltri è così. Dovreste vederlo quando scende in pista (categoria: gentleman) con i suoi trottatori. Tutto compito, sorridente, s’inchina spesso (non si sa se più per sussiego o per accattivarsi gli avversari). In genere, fa gare d’attesa, ma vince assai poco. Sarà anche per questa frustrazione che giunto nell’ufficio di via Negri ripone nel cassetto il frustino, tira fuori il cannone e spara: sempre, però, in una direzione (deve avere il paraocchi).

Piano, piano, condono casa. Insegnanti precari? Non esistono

Aldo Garzia

DAL TRANSATLANTICO Nel Palazzo del potere è ancora vacanza. I cronisti commentano annoiati le dimissioni di Boffo dalla direzione di Avvenire. Mentre dall’esecutivo, promesse socialmente inutili a firma Gelmini e Sacconi.

Transatlantico di Montecitorio ancora deserto e con la buvette che tornerà a funzionare solo lunedì prossimo. Per prendere un caffè, giornalisti e funzionari sono costretti a infilarsi negli ascensori che portano al piano terra, dove alla fine di un cunicolo c’è un unico bar.

Scrivila tutta, Vittorio

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Mario Guarino

POLEMICHE La stampa è fatta di notizie vere e non di autocensure. Nel caso specifico, si apprende che i documenti sono stati inviati, nei mesi scorsi, ai vescovi italiani. Forse, arrivano al quotidiano di Feltri da qualche sagrestia amica.

I recenti cambi di direttori in alcune importanti testate giornalistiche (Rai compresa) - volute dal premier - stanno producendo le prime durissime battaglie politiche. Un aspetto che viene taciuto è che a dettare tacitamente campagne-stampa sono spesso gli editori, ossia coloro che detengono i cordoni della borsa.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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