Sepah bank e le altre, giro di vite per chi traffica con l’Iran

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Michele Fiorito

WIKILEAKS. Secondo i cable riservati della diplomazia Usa l’istituto di credito degli ayatollah avrebbe gestito per conto degli iraniani miliardi di dollari poi utilizzati per l’acquisto di armi.

Una filiale della Sepah Bank, la banca cooperativa delle forze armate iraniane, a pochi passi dall’ambasciata statunitense a Roma. Nel pieno centro della Capitale. Una cosa intollerabile per Washington che a partire dal 2007 inizia a pressare il nostro governo per far chiudere la sede italiana dell’istituto degli ayatollah.

La guerra Usa contro le navi italo-iraniane

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Vari cable “segreti” svelano gli affari della Irital, joint-venture tra la Fratelli Cosulich e la Irisl degli ayatollah, sanzionata da Washington perché coinvolta nel trasporto di armamenti.

E' un vero e proprio braccio di ferro quello che si scatena nel 2008 tra il Dipartimento di Stato statunitense e la Farnesina. Al centro c’è la Irital, joint-venture tra lo storico armatore ligure Fratelli Cosulich (società fondata nel lontano 1857) e la compagnia statale di navigazione iraniana Irisl. Lo rivelano ben quattro cable, alcuni dei quali “segreti”, diffusi da Wikileaks, scritti a cavallo tra il 2008 e il 2010 dall’ambasciata Usa a Roma e inviati a Washington al Segretario di Stato con “priorità immediata”.

Iran, spari sulla folla

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Annalena Di Giovanni

MANIFESTAZIONI. Nel trentesimo anniversario del rapimento degli ostaggi dell’ambasciata americana il popolo protesta, in realtà, contro il regime degli Ayatollah. Il presidente Obama ammonisce: «Il Paese non resti fisso sul passato».

La Repubblica islamica è tornata a ritorcersi contro sé stessa, e gli uomini dell’Ayatollah Kamenei hanno ancora una volta aperto il fuoco contro i figli della rivoluzione di Khomenei. Le autorità avevano parlato chiaro: «Nel giorno del trentennale della presa dell’ambasciata americana, vietata qualsiasi manifestazione salvo quelle volte a criticare Stati Uniti o Israele».

Rafsanjani l’ayatollah riformista chiama il popolo a raccolta

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Annalena Di Giovanni da Beirut

IRAN
— Dopo la rinuncia all’incarico del capo dell’Organizzazione per l’energia atomica Reza Aqazadeh, il presidente Ahmadinejad si prepara a un nuovo duro colpo: il sermone dell’influente guida spirituale e nemico di Khamenei. —

Sull’onda delle proteste di strada dei giorni scorsi, sembra che in Iran adesso sia la vecchia guardia riformista a muovere scacco ad Ahmadinejad e alla Guida suprema Ali Khamenei che lo sostiene. Il presidente iraniano ora sembrerebbe ancora più in difficoltà in seguito alle dimissioni formalizzate ieri del vice presidente e capo dell’Organizzazione per l’energia atomica, Gholam-Reza Aqazadeh.

Il Consiglio dei guardiani: «Elezioni presidenziali regolari»

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Annalena Di Giovanni da Beirut

IRAN
— L’establishment esce profondamente diviso dagli scontri nelle piazze dei giorni scorsi. Il candidato sconfitto promette di «voler andare avanti», ma ai ragazzi della Rivoluzione di Neda mancano i mezzi per riorganizzarsi. —

Calma piatta e un cielo di palloncini verdi a Teheran, ormai sorvegliata a tappeto da corpi antisommossa, servizi di sicurezza e paramilitari dopo due settimane di proteste, scontri e un numero imprecisato di vittime. Il governo uscente - Mahmoud Ahmadinejad nominerà il prossimo gabinetto ad agosto - si è dichiarato favorevole a consentire l’apertura verso nuove proteste, posto che vengano autorizzate con una settimana di anticipo e che rispettino precise condizioni di legittimità.

La condanna mancata

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Susan Dabbous

G8 ESTERI
— Le diplomazie degli otto grandi insieme ad altre 44 delegazioni discutono i nuovi equilibri mondiali. Deboli reazioni per le violenze in Iran, un duro monito contro la Corea del Nord e l’invito a Israele a bloccare i nuovi insediamenti. —

«La crisi iraniana dovrebbe essere risolta attraverso un dialogo democratico e metodi pacifici». È questo l’auspicio espresso dai ministri degli Esteri del G8 riuniti ieri a Trieste, senza fare nessun riferimento esplicito all’irregolarità delle elezioni presidenziali del 12 giugno scorso.

Hanno lavorato per ore alla dichiarazione di condanna per le violenze in atto a Teheran, da cui il popolo iraniano si aspettava molto, arrivando ad auspicare addirittura delle sanzioni economiche e sminuendo le ripercussioni sulla popolazione già stremata dal regime degli ayatollah.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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