La strategia del terrore torna a devastare Bagdad

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Said Abumalwi

IRAQ SENZA PACE. Oltre sessanta morti e centottanta feriti in tredici attentati nella capitale irachena a pochi giorni dal ritiro americano. Il premier al -Maliki: «Non cadremo nella trappola».

L’Iraq torna sotto i riflettori della cronaca con l’ennesima strage a pochi giorni dal completamente del ritiro americano marcato dall’ammainabandiera stelle strisce. E’ una strage a grandi numeri: oltre sessanta persone sono state uccise e oltre 180 ferite in una serie di attentati dinamitardi che hanno scosso la capitale dalla prima mattinata di ieri. Attentati opera di sconosciuti che avvengono però mentre si va alzando la tensione tra gli schieramenti politici sciita e sunnita.

Bagdad ritrova il governo, porte aperte ai sunniti

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Annalena Di Giovanni

IRAQ. Nouri al Maliki, capofila di Da’wa e della coalizione sciita “State of Law“ sarà riconfermato premier. E così pure il presidente Jalal Talabani. Si conclude, con un compromesso, una crisi durata otto mesi.

Compromesso raggiunto nell’Iraq del dopo-Saddam: finalmente da oggi Baghdad avrà il suo governo. Che, sostanzialmente, non cambierà in niente rispetto al governo precedente.

Alba di sangue a Bagdad

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Annalena Di Giovanni

IRAQ. Nel caos politico post elettorale, i terroristi tornano a colpire in diverse città oltre alla capitale. Nel mirino un mercato, una moschea e molti posti di blocco. Il bilancio è di oltre 85 morti e almeno 243 feriti.

Almeno 85 morti e 243 feriti nella peggior giornata dell’Iraq post-elettorale, al punto che ancora ieri pomeriggio il conteggio degli attacchi ancora risultava impossibile; sarebbero stati 5 gli attentati dinamitardi a Baghdad – secondo la ricostruzione di al Jazeera, con altre nove sparatorie contro posti di blocco della polizia o dell’esercito iracheno, mentre a Mossul e Falluja altre tre esplosioni facevano sei ulteriori vittime.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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