Mario & Mario salvano le banche d’Europa

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Luca Bonaccorsi

FINANZA. Va a buon fine la maxi operazione di rifinanziamento del sistema europeo: quasi 500 miliardi di euro all’1% per tre anni. Sollievo tra gli operatori anche se resta la paura per la recessione. Gli istituti italiani si tuffano nei “Monti bonds”: oltre 40mld di euro di titoli emessi e consegnati a Francoforte.

La reazione dei mercati di ieri davvero non rende giustizia alla dimensione e al significato di quello che è accaduto. Ieri Mario & Mario, i due italiani alla guida rispettivamente della Bce e del governo italiano hanno sistemato le banche per l’intero 2012. E se consideriamo il fatto che l’euro stava fallendo, l’Europa sprofondava nella recessione e l’Italia flirtava con il baratro, essenzialmente per l’incipiente fallimento del sistema bancario, è difficile non asserire: fuori uno.

Fallisce broker Usa. Btp oltre la soglia del 6%

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Luca Bonaccorsi

MERCATI. In un giorno semifestivo, la notizia del fallimento di MF Global fa tremare i debiti sovrani europei. Il differenziale italiano rompe la barriera dei 400 bp. Banche a rischio.

Giornata nera sui mercati per l’Italia. A spingere il differenziale sul debito italiano oltre i 4 punti percentuali (e oltre il tasso del 6% sui titoli decennali) oltre alle solite e apparentemente insormontabili questioni di politica interna, ieri è stato il fallimento di uno storico broker statunitense, la MF Global.

Dollari, euro e banche. Cronistoria d’una crisi

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Lilia Costabile (Acropoli)

ECONOMIA. Dai privilegi Usa alla moneta dell’Ue. Ecco cos’è davvero accaduto.

Nel secondo millennio prima di Cristo, l’acqua e il fuoco, incontrandosi, determinarono l’esplosione del vulcano Santorini. Secondo alcune interpretazioni, quell’esplosione segnò la fine di una civiltà, quella minoica. All’inizio del terzo millennio dopo Cristo, due fattori fondamentali, due focolai sistemici, incontrandosi, hanno determinato l’esplodere della crisi che, scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti d’America, si è spostata poi dall’epicentro americano a quello europeo.

Nella morsa delle banche della Piana

Sara Dellabella

LA STORIA. Un imprenditore ha denunciato Capitalia, Bnl e Antonveneta. In attesa della giustizia, gli istituti hanno continuato a fare i loro affari.

Le Aziende De Masi hanno ricevuto il riconoscimento dello status di vittime di usura. Sembrerebbe una delle tante storie che arrivano dal sud, di imprenditori coraggiosi che si ribellano alla stretta del racket imposto da qualche famiglia locale e invece, stavolta gli estorsori sono le banche e i loro funzionari. Siamo nella Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria.

L’allarme inascoltato

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Luca Bonaccorsi

IN FONDO. La Cgia di Mestre da tempo pubblica allarmi sulla condizione drammatica dell'accesso al credito per le piccole e medie aziende in Italia. L'80% dei fondi va alle grandi imprese, nonostante queste siano meno puntuali e affidabili nei pagamenti.

E' di ieri l’ennesimo allarme della Cgia di Mestre sulla sofferenza che viene inflitta al sistema delle imprese italiane da parte delle istituzioni bancarie nostrane. L’ultimo “grido” si riferisce ai costi finanziari aggiuntivi che le aziende stanno subendo per via dell’aumento degli ormai notori spread. L’associazione degli artigiani e delle piccole imprese quantifica il costo aggiuntivo in 2,6 miliardi di euro nei primi 9 mesi dell’anno. Ma è senz’altro una stima per difetto.

Panico sui mercati. Si vende tutto, ovunque

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Luca Bonaccorsi

FINANZA. Non convince Berlusconi, nè Trichet, nè Obama. L’incertezza vince e il “liquidation selling” si estende dalle banche alle aziende industriali. In attesa della prossima recessione.

Ma chi l’ha detto che i mercati non scelgono i governi? Perché stavolta i mercati hanno scelto, eccome. Era stato troppo facile ieri prevedere che il discorso di Berlusconi avrebbe avuto ricadute disastrose. Dire alla comunità mondiale degli investitori “non avete capito” è uno degli errori più marchiani, grossolani, che si potevano fare. Tanto si gonfiò, il rospo, che scoppiò. E i mercati ieri hanno risposto: «Sei tu che non hai capito bene».

Tra il baratto e la riforma della finanza, scelgo la seconda

Luca Bonaccorsi

IL DIBATTITO. Ma davvero le colpe di tutti i mali del mondo ricadono sulle banche? Una risposta al fronte dell’”anti-finanza”.

Quando la crisi economica colpisce duro, una tendenza naturale delle società umane è di cercare “responsabili”. La dinamica del “capro espiatorio” ha radici antiche. A turno sono stati sacrificati animali (il capro, appunto), bambini, donne (meglio se vergini). Durante la crisi che colpì la Germania dopo la prima guerra mondiale (anche a causa di indennizzi bellici altissimi) i nazisti guadagnarono consensi dirottando la rabbia dei tedeschi contro gli ebrei, che controllavano buona parte delle banche.

Cercasi accordo per banche, ordini e ticket

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Giuliano Rosciarelli

LE MISURE. Trattative fino a notte inoltrata sugli emendamenti di Pd, Idv e Udc. Anticipati i tagli ai costi della politica, ridotte le tasse sui conti correnti, liberalizzati benzinai e farmacie.

Privatizzazioni e liberalizzazioni delle professioni, ritocchi alle pensioni, riscrittura progressiva dell’aumento dell’imposta di bollo sui depositi titoli e modifiche mirate al patto di stabilità. Queste le direttrici principali su cui si muovono le richieste di modifica alla manovra avanzate dalle opposizioni (Pd e Idv) e contenute in 26 emendamenti al vaglio della commissione Bilancio del Senato che entro oggi dovrà licenziare il provvedimento. Escluso, dal ministro Tremonti, qualunque intervento sui tagli agli enti locali che quindi rimarranno tali.

Il fantasma che si aggira per l’Europa

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Bruno Picozzi (Inserto domenicale)

MONDO. Grecia verso il default? Dei 340 miliardi di euro di debito complessivo, che fa suppergiù 30mila euro a testa per ogni cittadino, compresi neonati e ultracentenari, 46 miliardi in buoni del tesoro sono nelle banche francesi e tedesche. Questo spiega perché Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono così solerti nel volere fortissimamente il salvataggio di Atene. Anche la Banca centrale europea è esposta per 120 miliardi di euro. E sono a rischio Portogallo, Italia e Spagna. È il patatrac della globalizzazione in salsa europea?

Il mondo è depresso! Nel senso di depressione economica. Paperoni e Rockerduck del pianeta sono stati messi alle corde dalla crisi che spazza il pianeta fin dal 2006. Riusciranno forse, loro, a salvare depositi e portafogli ma, dopo l’Islanda, anche la Grecia rischia il fallimento. Questo in soldoni, anzi in euro, è quanto tutti abbiamo ormai imparato dopo anni di spiegazioni tecniche e paralipomeni al crollo dei mutui subprime negli Usa.

Anche il Portogallo si indigna: «Siamo al collasso sociale»

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Bruno Picozzi da Oporto

ELEZIONI. Nelle piazze continuano gli accampamenti. E domenica si rinnova il Parlamento. Molti chiedono la fine del bipartitismo e accusano le banche, ritenute responsabili della crisi.

Sotto la statua di Don Pedro IV, nella centralissima piazza del Rossio a Lisbona, è impossibile passare e non vedere l’accampamento di “indignados”, presidiato costantemente da almeno una quarantina di persone. Studenti spagnoli in Erasmus o in semestri di scambio, giovani lavoratori, disoccupati, pensionati, intellettuali, barboni e quant’altro. Sono in tanti, tutti preoccupati per un futuro che vedono sempre più difficile. Si danno il cambio dal 19 maggio scorso, per rivendicare diritti e dignità davanti all’avanzare della crisi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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