Le mille difficoltà del tribunale Hariri

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Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. Anno dopo anno la Corte continua a rimandare il verdetto sui veri mandanti
e responsabili dell’esplosione del 2005 che costò la vita al padre dell’attuale premier.

Aveva chiesto di smantellare il Tribunale speciale intitolato a suo padre prima che spiccasse qualche verdetto pericoloso. Questo è quello che ha diffuso ieri il quotidiano Haaretz riferendo di una presunta dichiarazione (rivelatasi poi infondata) del premier libanese Saad Hariri, figlio dell’ex premier e caimano immobiliar-mediatico Rafik Hariri, sulla cui morte in un misterioso attentato del 14 febbraio 2005 sta tuttora indagando il Tribunale speciale Onu per il Libano.

La lunga carovana dello Hajj in marcia verso La Mecca

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Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. A Beirut la popolazione si prepara per la Festa del Sacrificio, che cade nei giorni del Pellegrinaggio.
Il viaggio alla città santa è uno dei cinque pilastri dell’Islam, e ogni fedele deve compierlo una volta nella vita.

Souraya ha già preparato le decorazioni. Ieri ha girato tutto il giorno nel caldo disarmante di Beirut che, a metà novembre, non ha ancora concesso l’inverno e la pioggia a chi soffoca nella periferia sud alla fine ha trovato i festoni che cercava. Per le strade, era tutto un via vai di camionette cariche di pecore e montoni, e capifamiglia persi in infiniti mercanteggiamenti in preparazione della Festa del Sacrificio, che cade nei giorni dello Hajj, il Pellegrinaggio.

Alta la tensione a Beirut per l'arrivo di Ahmadinejad

Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. Inizia oggi la visita del presidente iraniano sciita che appoggia Hezbollah. I sunniti deprecano la sua ingerenza nel Sud del Paese. Ma dopo la guerra con Israele i soldi per la ricostruzione sono giunti da Teheran.

C'è anche una top ten dei dieci miracoli pronti a verificarsi non appena toccherà il suolo del Paese dei Cedri.

Hariri: «La Siria fu accusata ingiustamente della bomba»

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Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. Grande stupore per le dichiarazioni del premier libanese che scagiona l’odiato vicino dalle accuse per l’omicidio del padre nel 2005. Le affermazioni in una intervista al quotidiano saudita As Sharq al Awsat.

«Ci siamo sbagliati». E ancora: «A un certo punto abbiamo fatto l’errore di accusare la Siria per l’omicidio del premier Rafiq Hariri. Era un’accusa politica. Un’accusa politica che adesso è finita».

Sì al permesso di lavoro per i profughi palestinesi

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Annalena Di Giovanni da Beirut

LIBANO. Il Parlamento ha approvato una nuova legge che permette ai 400mila rifugiati presenti nel Paese di esercitare un mestiere. Le loro libertà civili e politiche, però, continuano ad essere fortemente limitate.

«Benvenuti fratelli nei campi profughi», è l’attacco di una canzone dei Kathibe Khamsin, gruppo rap palestinese di Beirut. Rabi’a la canticchia seduto all’imbarco dell’aeroporto, mentre si rigira fra le mani un quaderno pieno di fogli e timbri.

A Beirut, Siria e sauditi per evitare una nuova guerra

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Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. L’imminente condanna del Tribunale internazionale per l’attentato ad Hariri nel 2005 rischia di gettare il Libano nel caos. Assad e Abdallah nel paese dei cedri per scongiurare nuovi conflitti.

Ci sono due fantasmi a bussare puntuali negli incubi di ogni libanese all’inizio di ogni estate. Il primo è quello di un bombardamento israeliano. Ma i bombardamenti israeliani, come insegna l’esperienza del 1982 e poi del 2006, arrivano solo dopo che la nazionale italiana ha vinto i mondiali e dunque quest’anno c’è di che star tranquilli. Il secondo fantasma è quello della guerra civile.

Il premier Hariri corteggia Hezbollah contro Teheran

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Annalena Di Giovanni

ESTERI. Un’esplosione sospetta e tanta tensione. Ecco come il Paese si appresta ad affrontare una calda estate tra dialogo e retroscena per scongiurare a tutti i costi i nuovi venti di guerra all’ombra dell’Iran.

Ha fatto il giro della propria vettura quattro o cinque volte, si è allontanato, e ha detonato l’esplosivo. Questa l’immagine ripresa da una videocamera in nel parcheggio della sede degl sindacato degli ingegneri libanesi.  Si tratta dell’ultima autobomba esplosa a Beirut. L’episodio risale a due giorni fa.

Unifil: la Siria non ha dato missili Scud a Hezbollah

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. A un mese dalle accuse mosse dall’ambasciatore americano a Beirut, il comando Onu nel Sud del Libano prende posizione. Queste armi «sono troppo grandi per essere trasportate di nascosto».

Da quando, ormai il mese scorso, l’ambasciatore americano a Beirut ha accusato la Siria di esportare missili Scud alle milizie di Hezbollah, i libanesi si aspettano i bombardamenti israeliani con l’inizio della stagione dei bagni.

Hariri, erede confuso di un Paese in crisi di identità

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Annalena Di Giovanni da Beirut

REPORTAGE. Beirut si prepara all’estate tra ossessione per l’estetica e ricerca sfrenata di divertimento. Una società stanca della politica e del suo premier che nella visita a Roma ha ribadito ancora le proprie debolezze.

Una visita al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, una stretta di mano al premier Silvio Berlusconi, e una chiacchierata con il presidente della Camera Gianfranco Fini: questa ieri la prima missione ufficiale di Saad Rafiq Hariri, il primo ministro libanese, a Roma. Un viaggio per precisare rapporti commerciali e cooperazione, ma che ha coinvolto anche il tema della pace in Medio Oriente.
 

Beirut, scoppia il cliché Colpa dei mass media

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Joumana Haddad

L’ARABIA RIBELLE. I media sono rapaci e traditori. Beirut è una città bellissima e eccitante che s’innamora da pazza; una città epicurea che sa godere della vita; una città che sa ancora scoppiare dal ridere (persino dal cuore ogni tanto); una città cinefila, che vede l’ultimo Woody Allen nel momento in cui si vede a New York; una città poliglotta e colta.

E’ bastata una bomba, una piccola bomba (mi permetto di dire “piccola”, perché ne ho viste di bombe io), esplosa la sera di domenica nel quartiere sud di Beirut, per scatenare una serie di paranoie in Occidente, dopo un relativo periodo di calma e stabilità.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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