Il Pd in piazza: «Berlusconi via. Dignità all’Italia»

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Monica Cataldo

POLITICA. A Roma successo della manifestazione Ricostruzione. In nome del popolo italiano. Bersani: «Basta denigrarci. Noi siamo pronti».

«Berlusconi a casa da solo o ce lo mandiamo noi». è l’appello che si leva da Roma, da piazza San Giovanni dove si è dato appuntamento oggi il Partito Democratico per la manifestazione dallo slogan ‘Ricostruzione. In nome del Popolo italiano’. Una piazza unita in un solo coro, «Berlusconi vai via». Ma anche separata al suo interno su quelli che sono i protagonisti del giorno. Non tutti i democratici vengono accolti dallo stesso calore. «Vai via, sei un populista come Berlusconi.

Pd, il “risveglio civico” a piazza San Giovanni

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Sara Dellabella

POLITICA. Oggi a Roma la grande kermesse del partito. Attese decine di migliaia di persone. Bersani: «Avviare una ricostruzione democratica».

"Ricostruzione. In nome del popolo italiano” è lo slogan con il quale il Pd oggi chiama in piazza gli italiani. Una manifestazione che preannuncia una piazza San Giovanni piena. Già prenotati 14 treni, 2 navi, oltre 700 pullman provenienti da tutto lo stivale. «Il nostro intento – ha dichiarato il segretario Bersani - è di riunire tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro Paese per avviare insieme una ricostruzione democratica, sociale ed economica dell’Italia».

Sbadigli e banchi vuoti. Berlusconi balla da solo

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Pietro Battistella

POLITICA. Meno di mezz’ora per raccontare che la bocciatura sul rendiconto generale è stata «un incidente». Bersani: «Intervento penoso». Opposizione assente in Aula. Oggi il voto sulla fiducia.

E' la fiducia numero 51 quella che il Governo spera di incassare nel voto di oggi alla Camera, previsto per le 12.30. Con un discorso durato meno di mezz’ora, in un’Aula di Montecitorio platealmente mezza vuota, ieri il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è prima scusato per quello che ha definito un «incidente parlamentare», cioè la bocciatura del primo articolo del Rendiconto Generale dello Stato, e poi ha tentato di rilanciare, ancora una volta, l’azione di governo.

Il Pd non punisce i Radicali, delusi i cattolici

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Eloisa Covelli

IL CASO. Il gruppo democrat rinvia a Bersani la questione del mancato voto sul ministro Romano.

Alla fine i Radicali l’hanno spuntata. Il problema della mancata partecipazione al voto sulla sfiducia al ministro Saverio Romano sarà affrontata nel corso di un incontro politico. Il direttivo del gruppo Pd non ha avuto il coraggio di espellere i sei deputati dissidenti e neanche di prendere delle misure più soft, ma ha rimpallato la decisione al segretario Pier Luigi Bersani che farà un faccia a faccia nei prossimi giorni con i vertici del partito.

Governare fino al 2013? Anche Bossi è pessimista

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Eoisa Covelli

POLITICA. A Vasto, alla festa dell’Idv, si incontrano Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. “Pronti a governare” è il titolo del dibattito. Angelo Bonelli: «La Lega stacchi la spina».

Governare fino al 2013? «Mi sembra troppo lontano», è tranchant Umberto Bossi nel rispondere ai cronisti dopo il rituale dell’ampolla a Paesana, nel Cuneese. «Il governo per adesso va avanti, poi vediamo», ha ribadito il leader della Lega, che si è presentato ai suoi un po’ acciaccato, ma accompagnato dal figlio Renzo a cui ha dato ampio risalto. I motivi di contrasto con il governo non sono finiti con l’approvazione della manovra.

Bersani tra manovra e questione morale

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Giorgio Mottola

POLITICA Tremonti annuncia l’arrivo degli Eurobond. Il leader del Pd attacca il governo e aderisce allo sciopero. Ma sul caso Falck è costretto a difendersi: «Nessuna ombra sul partito».

Nel giorno in cui Tremonti assicura che gli eurobond sono in dirittura di arrivo, Bersani è costretto a giocare tra attacco e difesa. Da un lato, il leader del Pd bolla la manovra come «non credibile nemmeno per i mercati». Dall’altro, però, non può non fare riferimento al caso Penati: «una vicenda dolorosa», la definisce il segretario dei Democratici. Stesso palcoscenico ieri per il ministro dell’economia e per il capo del più grande partito di opposizione.

Camusso arringa i suoi. Bersani cerca l’accordo

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Eloisa Covelli

CONTROMANOVRA. La Cgil ieri ha manifestato davanti al Senato, in attesa dello sciopero del 6 settembre. La segreteria accusa Cisl e Uil di subire il fascino del governo, ma cerca punti di unità.

Rispolvera il vecchio slogan “Al lavoro e alla lotta” la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, quando da piazza Navona chiama i suoi allo sciopero generale del 6 settembre. Fissata la data della mobilitazione, ieri il principale sindacato ha riunito i sostenitori nella prima manifestazione contro la manovra «iniqua» del governo. La leader - in pantaloni bianchi, camicia di jeans e cappellino rosso messo alla rovescia - intrattiene giornalisti e manifestanti per un’ora sotto il sole rovente.

La Cgil fissa lo sciopero. Pronte le proposte Pd

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Eloisa Covelli

OPPOSIZIONE. L’autunno caldo è già iniziato. Il principale sindacato ha indetto la mobilitazione per il 6 settembre. Il partito di Bersani ha presentato le sue idee. E i Viola sono di nuovo in piazza.

La Cgil ha indetto uno sciopero generale di otto ore per il 6 settembre contro la manovra appena approdata in commissione Bilancio al Senato. Plaude all’iniziativa il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che già aveva annunciato due giorni di mobilitazione per il 5 e 6, a cui aveva aderito anche Federazione della Sinistra. Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, parla di un comportamento «irresponsabile». Mentre per il ministro Sacconi la posizione della Cgil, che si è smarcata da Cisl e Uil, resta «incomprensibile».

Per il ministro bocciatura bipartisan

Giorgio Mottola

Un coro di no. Dall’opposizione (e c’era da aspettarselo), ma, a sorpresa, anche dalla maggioranza. Giulio Tremonti non è mai stato così isolato. Quando nel 2004 si dimise dopo lo scontro con Gianfranco Fini sulla cabina di regia, arrivò a incrinarsi persino il rapporto con il Cavaliere, ma c’era comunque la truppa leghista a sostenerlo con convinzione. Ieri, invece anche Umberto Bossi sembra averlo scaricato: «Un discorso fumoso», è stato il commento velenoso del leader del Carroccio.

«Due scrivanie! Una storia surreale»

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Erica Sirgiovanni (Terra Milano)

INTERVISTA. Giuseppe Civati, alla vigilia del weekend di Albinea “Il campeggio del cambiamento”, liquida la vicenda dei ministeri al nord

Alle correnti preferiscono “Il vento che soffia” ma non hanno assolutamente intenzione di fermarsi alla retorica. Vogliono cambiare il paese sapendo che la politica deve essere in grado di trasformare il vento in nuova energia di governo. Li hanno chiamati rivoluzionari, rottamatori, loro si definiscono solo un insieme di persone con a cuore il futuro del Paese, del Pd e di tutto il centrosinistra.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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