E' strage di civili nel cuore di Mogadiscio

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Joseph Zarlingo

SOMALIA. La milizia islamista al-Shabab rivendica l’esplosione d’un camion bomba nei pressi del ministero dell’Educazione. Almeno cinquanta morti e un centinaio di feriti. A guidarlo un kamikaze.

Uno dei nostri mujahidin si è sacrificato per uccidere i funzionari del Governo federale di transizione, i soldati dell’Unione africana e i loro informatori che erano nel compound». Con queste parole un anonimo portavoce della milizia islamista somala degli al-Shabab ha rivendicato all’Agence France Presse l’attentato di ieri a Mogadiscio.

Ustica, l’unica certezza è che non fu una bomba

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Vincenzo Mulè

SEGRETI. Rese note ieri le motivazioni della sentenza che ha condannato lo Stato italiano a risarcire i parenti delle vittime della strage.

La sera del 27 giugno 1980 sui cieli italiani era presente «una situazione aerea complessa che può avere consentito l’inserimento di un velivolo nella scia del Dc9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar, ed una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del Dc9». Sono state rese note ieri le motivazioni della sentenza che lo scorso 10 settembre ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento dei familiari delle vittime di Ustica.

Bomba fa strage a New Delhi. Torna lo spettro di Mumbay

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Salvo Secondini

TERRORISMO. Strage davanti a un grande complesso giudiziario della capitale. Un gruppo radicale con base in Pakistan rivendica l’attentato. Subito condannato da Islamabad.

Il primo ministro Manmohan Singh l’ha definito “un atto di codardia” aggiungendo che l’India “non si piegherà al terrorismo”. Gli ha fatto eco il ministro degli Interni dell’Unione Chidambaram che ha subito condannato l’attentato come atto terroristico. E dal canto suo il presidente pachistano Asif Ali Zardari e il primo ministro Yousuf Raza Gilani hanno immediatamente condannato quanto avvenuto ieri a New Delhi.

Bomba a Gerusalemme. Un morto e 30 feriti

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Esplode un ordigno in una fermata dell’autobus della Città Santa. Israele: attacco kamikaze. In Siria durante un funerale viene attaccata la folla di manifestanti antiregime.

Uno spettro si aggira per il Medio Oriente, quello di una riedizione di Piombo Fuso, l’operazione militare israeliana che mise in ginocchio Gaza nel 2008. Strisciava già fra i commentari israeliani ieri, dopo che si è diffusa la notizia dell’autobus esploso vicino al Binyanei HaUma di Gerusalemme. Raggiunto dai giornalisti nella sua città natale Beer Sheva, dove si era recato per denunciare i due missili lanciati da Gaza, il vice ministro israeliano Silvayn Shalom ha scandito a caldo: «Speriamo di poter evitare una Piombo Fuso Due».

Il premier Hariri corteggia Hezbollah contro Teheran

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Annalena Di Giovanni

ESTERI. Un’esplosione sospetta e tanta tensione. Ecco come il Paese si appresta ad affrontare una calda estate tra dialogo e retroscena per scongiurare a tutti i costi i nuovi venti di guerra all’ombra dell’Iran.

Ha fatto il giro della propria vettura quattro o cinque volte, si è allontanato, e ha detonato l’esplosivo. Questa l’immagine ripresa da una videocamera in nel parcheggio della sede degl sindacato degli ingegneri libanesi.  Si tratta dell’ultima autobomba esplosa a Beirut. L’episodio risale a due giorni fa.

L’incubo nero dell’Abruzzo

Diego Carmignani

IL CASO. Il lago di Bomba è minacciato dai petrolieri Usa. I figli dello scrittore italoamericano John Fante, originario di quei luoghi, inviano una lettera di contrarietà all’ufficio di valutazione d’impatto ambientale.

Nel 1901, Nick Fante da Torricella Peligna approdava in America in cerca di fortuna. Di sicuro quell’abruzzese purosangue, arcigno come un muro a secco, aveva poche certezze sul suo destino di immigrato: le mani da muratore, la famiglia, il vino, il dollaro. Ignorava che perizia edile e caratteraccio gli sarebbero valsi il monumento letterario che il primogenito John costruì a sua immagine in ogni romanzo e racconto.

Il patto delle ’ndrine

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Vincenzo Mulè

ATTENTATO. La bomba fatta esplodere davanti l’edificio che ospita la Procura generale di Reggio Calabria sarebbe il frutto di una «decisione condivisa» da buona parte delle cosche più importanti. Mai i clan avevano alzato così il tiro

Potrebbe essere il segnale di una svolta quello lanciato dalla ‘ndrangheta con l’attentato che domenica scorsa ha colpito la Procura generale di Reggio Calabria. Ci sono diversi elementi che lo attestano. Il primo dei quali è proprio nella modalità del gesto, che ha acceso i riflettori dell’opinione pubblica e, soprattutto, di magistratura e politica sulla Calabria.
 

«Il dolore e il lutto sono diventati impegno civile»

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Pietro Nardiello

MEMORIA. 23 dicembre 1984, una bomba sul rapido 904 Napoli-Milano esplode facendo una carneficina: 15 i morti e oltre 300 i feriti. Si toglie la vita anche un poliziotto accorso per prestare aiuto: i corpi martoriati sono per lui una visione inaccettabile. A colloquio con Antonio Celardo, presidente dell’Associazione che tutela la memoria di un episodio di terrorismo nero sul quale non si conosce tutta la verità relativa a mandanti ed esecutori.

Nel giorno del quarantesimo anniversario della strage di piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969, a Napoli l’Associazione che ricorda invece la strage del treno rapido 904 avvenuta il 23 dicembre 1984 riceve dal Comune una sede: un appartamento confiscato al clan camorristico dei Contini. Incontriamo Antonio Celardo, il terzo presidente in ordine di tempo dell’Associazione che raccoglie i sopravvissuti della strage, i parenti delle vittime e quanti chiedono giustizia.

La Base dei cani sciolti

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Alessio Postiglione

AL QAEDA Paura a Milano. Un libico ha fatto esplodere una bomba rudimentale ieri mattina nella zona di San Siro. I feriti sono due: un militare colpito lievemente da una scheggia e lo stesso attentatore che ha perso una mano.

Ancora una volta, di fronte alla brutalità di un attacco terrorista, le città europee si riscoprono fragili. è accaduto ieri, alla caserma Santa Barbara di Milano, zona San Siro, quando un libico di 35 anni, ha esploso un ordigno. Il bilancio è di due feriti: un militare ventenne, il caporale Guido La Veneziana, che ha riportato leggere ferite e lo stesso attentatore, Mohamed Game, che ha dovuto subire l’amputazione di un braccio a causa delle gravi lesioni riportate.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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