La pace di Assad viene siglata con trenta morti

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Susan Dabbous

SIRIA. Dilaga lo scetticismo per l’accordo raggiunto tra il regime di Damasco e la Lega araba. Il piano prevede la normalizzazione del Paese, ma l’esercito continua a bombardare i ribelli ad Homs.

Cessate il fuoco, ritiro dell’esercito dalle città, liberazione dei detenuti politici e monitorazione della la fine delle violenze in Siria. A vigilare saranno sia le organizzazioni umanitarie, che la stampa araba e internazionale, per poi dare avvio a un dialogo nazionale tra governo e opposizione. È un accordo diviso in quattro punti quello approvato dal delegato siriano di Bashar al Assad durante la riunione della Lega Araba al Cairo di mercoledì scorso. Tempo di applicazione due settimane.

I ribelli nel bunker. Ma Gheddafi non c’è

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Viola Cremaschi

LIBIA. Dopo intensi bombardamenti della Nato sulla residenza di Bab al Azizya, gli insorti espugnano la roccaforte del raìs. Il Colonnello però non si trova, probabilmente è già fuggito.

«La nostra missione non è ancora conclusa». Con queste parole il portavoce Nato per l’operazione in Libia, il colonnello Roland Lavoie, raffredda gli entusiasmi mentre esclude, ancora una volta, l’ipotesi di invio di truppe via terra. E neanche la notizia dell’assalto al bunker di Muammar Gheddafi nella residenza di Bab al Azizya concede all’Alleanza atlantica il privilegio di cantar vittoria.

Maroni: «Basta soldi per i bombardamenti»

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Susan Dabbous

LIBIA. Il ministro avverte: «Con la guerra arriveranno sempre più migranti». Poi l’affondo sulla tenuta del governo: «Non ho la palla di cristallo». Nella notte nuovi attacchi della Nato su Tripoli.

Da Pontida a Tripoli la strada per una potenziale crisi di governo sembra percorrere ormai la via libica. «Non dovremmo spendere più soldi per i bombardamenti - ha detto ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni - ma piuttosto per sviluppare la democrazia». La Lega Nord tenta di smarcarsi dalle scelte militari del governo costate finora 700 milioni di euro: 7,8 milioni di euro al giorno. Lo fa però in modo tardivo, nei tempi di recupero.

Le bombe sulla Libia, un’avventura impolitica

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Agostino Spataro* (Inserto domenicale)

MONDO. Con la sola opposizione in Parlamento di Lega e Idv, l’Italia ha deciso di accentuare il suo intervento militare a sole 300 miglia dalla Sicilia. In campo c’erano altre scelte possibili, come quella di proporre Roma come sede di una trattativa fra le parti in conflitto per giungere a un accordo di riconciliazione nazionale.

Anche l’Italia è entrata nella guerra di Libia. Sì, guerra. Altri termini sono eufemismi. Ha ragione Dionigi Tettamanzi, cardinale di Milano, nel richiamare «coloro che fanno la guerra e la chiamano con altro nome» o che la vorrebbero edulcorare con aggettivi subdoli che sono un’offesa al buon senso e alla realtà atroce delle troppe guerre umanitarie in giro per il mondo (dalla Somalia all’Afghanistan).
 

Sulla Libia mozione Pd. La Lega: sempre peggio

Aldo Garzia

DAL TRANSATLANTICO. Non si placano le tensioni nella maggioranza dopo la decisione di intervenire militarmente contro Gheddafi. Franceschini: «Un voto al Parlamento è naturale».

Il voto alla Camera sulla politica estera è fissato per mercoledì prossimo. La tensione all’interno della maggioranza sul problema Libia resta alta. Anche perché non c’è stato un incontro chiarificatore tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Secondo indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi, il premier ha cercato senza successo di mettersi in contatto con il leader della Lega.

Lega contro Berlusconi, è scontro sulla guerra

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Aldo Garzia

PALAZZO. I leghisti ancora non hanno fatto marcia indietro sul durissimo attacco alla decisione del premier di bombardare la Libia. Il Pd punta al voto in aula per evidenziare la spaccatura.

La Lega punta i piedi. Umberto Bossi non ci stà a dare il via libera al rafforzamento dell’intervento militare italiano in Libia. La giornata politica ruota intorno all’atteggiamento del Caroccio che non accetta di essere trattato come una ruota di scorta sulla decisione di usare i bombardieri per colpire la Libia. L’incazzatura di Bossi però, fanno sapere i suoi fedelissimi, è ugualmente divisa.

Libia, la Lega tentenna. Via libera da Napolitano

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Aldo Garzia

DAL TRANSATLANTICO. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sull’intervento in Libia,  Berlusconi annuncia la pace fatta con Bossi. Ma il Senatur non lo sa. Idv, Verdi e Sel gli unici contrari.

In modo inaspettato, i funzionari di Palazzo Chigi hanno fatto gli straordinari nella serata di Pasquetta. Nel corso di una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama fatta da una delle sue ville in Sardegna, Silvio Berlusconi ha detto sì al maggiore impegno militare italiano in Libia che non esclude la partecipazione ai bombardamenti.
 

Usa, passi avanti a Kabul. Ma a Herat è strage Nato

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Annalena Di Giovanni

AFGHANISTAN. Secondo un rapporto del Pentagono i talebani stanno retrocedendo. Intanto continuano i bombardamenti. Uccisi ieri 4 soldati afgani e un’intera famiglia di 14 persone.

E' tempo di pagelle a Washington, e ieri è toccato alla missione statunitense fra Afghanistan e Pakistan. Nel resoconto sulla nuova strategia del presidente Usa Barack Obama per l’Asia Centrale, la Casa Bianca ha tirato le somme degli ultimi mesi di operazioni anti talebane, a partire dall’invio di 30mila soldati americani in Asia centrale per alzare il numero delle truppe Nato a 150mila unità.

La denuncia di Emergency

Susan Dabbous

AFGHANISTAN. Nel cuore della zona dei bombardamenti le forze dell’Isaf impediscono sistematicamente e intenzionalmente ai feriti di raggiungere gli ospedali attraverso il blocco delle macchine e delle ambulanze.

«Con 300 milioni di euro avremmo potuto risanare la sanità dell’Afghanistan. Peccato però che nessuno chieda ai contribuenti come spenderebbero i loro soldi». Queste le parole rilasciate a Terra dal chirurgo Gino Strada, leader di Emergency, a poche ore dall’approvazione delle 31 missioni internazionali dei militari italiani alla Camera. Il voto è andato liscio come l’olio. A infrangere l’idillio solo un’interpellanza avanzata da 36 parlamentari del Pd a firma dell’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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