Venezia chiama la nuova Bosnia

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Davide Carnemolla (Terra Nord Est)

INIZIATIVE. Da diversi anni il capoluogo veneto organizza iniziative e scambi culturali tra giovani attivisti italiani e bosniaci.

«Srebrenica non è una tragedia bosniaca, o balcanica, o europea. Srebrenica è una tragedia dell’umanità. È la tragedia». Così l’attrice Roberta Biagiarelli definisce il genocidio dei musulmani avvenuto nel luglio 1995 nella città balcanica. Più di 10mila “bosniacchi” (bosniaci musulmani) massacrati dalle truppe serbe. Il più grande stermino dalla fine della Seconda guerra mondiale. Oggi Srebrenica ha appena 3.000 abitanti, sia serbi che musulmani.

Preso il macellaio Mladic. A Srebrenica 8mila morti

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Emanuele Giordana

EX-JUGOSLAVIA. Insieme a Milosevic e Karadzic fu protagonista di una stagione di massacri. A pagarne il prezzo più alto furono i musulmani di Bosnia, vittime del delirio della Grande Serbia.

Belgrado è una bella città dove vivere. La sera ci si può allungare sul fiume dove una pletora di ristoranti allegri consente di ammirare gli ampi giardini che costeggiano parte della Sava o del Danubio: le coppie di giovani amanti o gli anziani con bambini che osservano le chiatte e si incamminano verso il Luna Park. Anche il generale Ratko Mladic, il macellaio di Srebrenica, non aveva difficoltà a venire da queste parti pur se apprezzava ristoranti della capitale serba assai più lussuosi e ben frequentati.

«Non mi pento». Il mostro di Grbavica torna in Bosnia

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Simone Arminio

CRIMINI DI GUERRA. Ha ucciso più di cento uomini, trasformando un quartiere di Sarajevo in un lager. Accusato di genocidio, Veselin Vlahovic sarà giudicato dal tribunale del Paese che piange le sue vittime.

Uccidere un centinaio di persone, violentarne e torturarne altrettante, e non provare poi nessuna colpa né vergogna: «Perché pentirmi? Eravamo in guerra, e in guerra succedono queste cose».

Srebrenica e la memoria

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Mattia Orlando

IL VIAGGIO. Una delegazione italiana in Bosnia. Tre le tappe: Tuzla, Sarajevo e, soprattutto, la città simbolo dell’eliminazione sistematica dei musulmani che le milizie serbo-bosniache condussero dal 1992 al 1995.

Anche quest’anno la settimana della Memoria per il genocidio di Srebreniça, esito del violento scontro fra cultura Serba-ortodossa e Bosgnacco-musulmana nella Bosnia orientale, ha acceso i riflettori su quella che è ragionevolmente definita la più violenta e riuscita pulizia etnica dalla II Guerra mondiale ad oggi.

A Srebrenica, quindici anni dopo la strage

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Simone Arminio

REPORTAGE Viaggio nel luogo simbolo di un massacro, secondo per numeri solo all’Olocausto. Nel 1995 le truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic uccisero in un solo giorno 8372 musulmani

 

I Balcani e l’infinita opera per alimentare il dialogo

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Paolo Bergamaschi

L’ANALISI. Seconda e ultima parte del viaggio in Bosnia. Dove, tra accuse reciproche, sono cinque anni che i maggiori partiti cercano, senza successo, di riformare la costituzione. Nonostante le pressioni internazionali.

Più che mattutino il risveglio in hotel è antelucano. L’orazione cantilenante del muezzin precede di poco l’”Ave Maria” del campanile vicino. La multireligiosità nella capitale, almeno in apparenza, è stata preservata. Un grande edificio moderno su quello che era ai tempi della guerra il “viale dei cecchini” ospita il parlamento.

Metti una rom in sala

a cura di Giuliano Rosciarelli

INTERVISTA. E’il vanto di una famiglia rom sfuggita dalla Bosnia. E dai campi nomadi di Roma e Milano. Romina ora ha un sogno: «Aiutare chi è più sfortunato».

Attrice, volontaria per Save the children, Romina ha 17 anni, è nata in Italia e i suoi genitori sono romnì xoraxanè, rom di origine bosniaca. Insieme ai suoi otto fratelli è una delle cosiddette migranti di seconda generazione: figli di immigrati, nati e cresciuti nel nostro Paese ma visti “dagli altri” pur sempre stranieri. Frequenta il quarto anno di un istituto professionale per assistenti sociali, il suo sogno è aiutare chi è stato meno fortunato di lei.

Un’Unione che guarda sempre più verso Est

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Alessio Postiglione

BRUXELLES Via libera a Serbia, Montenegro e Macedonia. Dal 19 dicembre niente più visti per viaggiare all’interno della Ue. Per il momento restano fuori Bosnia e Albania.

Dal 19 dicembre, i cittadini di Serbia, Montenegro e Macedonia potranno muoversi liberamente e senza visto all’interno e attraverso gli Stati membri dell’Unione europea. Il Consiglio dei ministri riunitosi a Bruxelles il primo dicembre ha, invece, congelato la posizione di Bosnia-Erzegovina e Albania, che avevano anch’esse richiesto l’abolizione del visto.

La responsabilità dell’Occidente e le complicità dell’informazione

Stefania Divertito

INTERVISTA. Damacio Lopez è un veterano del Vietnam e membro di una federazione di associazioni che lotta per la messa al bando delle armi non convenzionali. E dice: «Serbia e Bosnia sono economicamente in ostaggio dei Paesi più potenti».

Non è un chimico, ma ne ha le competenze. Neanche un fisico, ma può discuterne ai massimi livelli. Tecnicamente è un attivista. O, come si direbbe con un linguaggio più moderno, un lobbista. La sua lobby, però, è quella delle migliaia di vittime per le patologie correlate all’uso di uranio impoverito.

Karadzic l'inafferrabile boicotta il processo dell'Aja

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Diego Carmignani

GIUSTIZIA. L'ex leader dei serbi di Bosnia, che ha scelto di difendersi da solo, non si presenta davanti ai giudici del Tribunale internazionale. Undici i capi d'accusa, tra cui genocidio e crimini contro l'umanità durante il conflitto balcanico

Rinviato alla giornata di oggi l’inizio del processo a Radovan Karadzic, ma c’è da scommetterci che si ripeterà la stessa scena di ieri, con l’imputato assente annunciato davanti ai giudici del Tribunale penale internazionale dell’Aja. Il responsabile del massacro di Srebrenica nel 1995 ha deciso, seguendo l’esempio di Slobodan Milosevic, di difendersi da solo piuttosto che rivolgersi a un legale, circostanza che gli consente di tenere in cella telefono e computer, senza contare lo staff di ben 27 persone impiegate nella sua assistenza.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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