Finisce dopo 18 anni la latitanza del boss Arena

2010072721305034(ansa).jpg
Vincenzo Mulè

MAFIA. Gli uomini della squadra mobile di Catania lo hanno catturato in un appartamento al rione Librino, nascosto dietro un letto a ponte.

L'ultima beffa l’ha consumata proprio mentre i poliziotti gli mettevano le manette ai polsi: «Questa volta siete stati breavi, ma io sono qui da vent’anni». È finita ieri, dopo quasi 18 anni, la latitanza di Giovanni Arena, ricercato dal dicembre del 1993 quando sfuggì all’operazione antimafia Orsa maggiore contro la cosca Santapaola. Gli agenti della squadra mobile di Catania lo hanno preso in un appartamento al rione Librino, nascosto dietro un letto a ponte.

In una lettera a Scalfaro le chiavi della trattativa

medium_110207-195806_to210409sto_0013.jpg
Vincenzo Mulè

MAFIA. Nel 1993 i familiari di alcuni boss scrissero al Presidente della Repubblica per chiedere l’attenuazione del 41 bis. Tra i destinatari della missiva, però, si scorge anche altro.

Esiste una prima black list. È contenuta in una lettera dai contenuti minacciosi inviata nel febbraio del 1993 all’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A scriverla sono i familiari di alcuni detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Nella missiva si contestano i trattamenti inumani nel carcere nell’isola di Pianosa, pretendendo l’attenuazione del regime carcerario per i loro congiunti.

'Ndrangheta, alla sbarra l’uomo dei Servizi

arresti-carabinieri-ndrangheta.jpg
Alessia Candito

GIUSTIZIA. Ieri a Reggio Calabria la prima udienza del processo a carico di Giovanni Zumbo, ritenuto responsabile di avere passato notizie riservate al boss delle ‘ndrine Giuseppe Pelle.

Con una prima udienza tecnica si è inaugurato ieri il processo a carico dell’ex collaboratore dei servizi segreti Giovanni Zumbo, pizzicato dalla Procura di Reggio Calabria a passare informazioni sulle indagini in corso al boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle.

Sequestrata la cartella clinica di Pelle, il boss evaso a Locri

1MNB_SRequestManager.exe_.jpg
Alessia Candito

'NDRANGHETA. Del boss calabrese ancora non c’è traccia. Lo cercano ovunque e nel frattempo i magistrati dell’antimafia svolgono accertamenti sulla struttura sanitaria dove era ricoverato.

Sembra non aver incontrato alcun ostacolo nella sua fuga, il boss della ndrangheta Antonio Pelle, uno dei protagonisti della guerra di mafia che portò alla strage di Duisburg, nel ferragosto del 2007. Una fuga meditata e pianificata nel dettaglio, alla quale Pelle lavorava dal giorno immediatamente successivo al suo arresto, ha tuonato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri.

«Sogno una città normale»

205720_191068037603108_100000997382467_458690_4337590_n.jpg
Alessia Candito

INTERVISTA. Elisabetta Tripodi è la giovane sindaco di Rosarno. Da pochi giorni, ogni suo passo è seguito dalle forze dell’ordine. Da quando il boss Rocco Pesce le ha scritto dal carcere di Opera.

Da qualche giorno, Elisabetta Tripodi, giovane sindaco di Rosarno, non si muove più da sola. A vigilare sui suoi passi, la gente che incontra e la posta che riceve, ci sono le forze dell’ordine. Le autorità giudiziarie hanno preso sul serio le minacce del boss Rocco Pesce, già condannato all’ergastolo per vari reati tra cui associazione di stampo mafioso e omicidio.

Nelle memorie del boss i nuovi veleni di Reggio

large_to201010est_2773.jpg
Vincenzo Mulè

'NDRANGHETA. In un memoriale di due pagine, datato 28 aprile 2011, Nino Lo Giudice racconta
di scarcerazioni, regali e favori. E fa i nomi dei magistrati calabresi Cisterna, Mollace e Neri.

«Al fango contro di me, ormai ho fatto il callo. Devo dire che, però, questa volta è facile lavarlo». L’ex procuratore generale di Reggio Calabria Francesco Neri replica così alle accuse mossegli dal boss pentito Antonino Lo Giudice e pubblicate ieri dal Quotidiano della Calabria. In un memoriale di due pagine, datato 28 aprile 2011, Lo Giudice racconta di scarcerazioni, regali e favori.

Michele Zagaria, il cerchio si stringe

Anna Giordano (Terra Campania)

CRIMINALITA'. A pochi giorni di distanza dall’arresto del boss Antonio Iovine, le forze dell’ordine sono di nuovo in mobilitazione; sembra infatti essersi stretto il cerchio intorno al numero uno dei Casalesi, ancora latitante da 15 anni,Michele Zagaria detto “Capastorta”.

A pochi giorni di distanza dall’arresto del boss Antonio Iovine, le forze dell’ordine sono di nuovo in mobilitazione; sembra infatti essersi stretto il cerchio intorno al numero uno dei Casalesi, ancora latitante da 15 anni,Michele Zagaria detto “Capastorta”.
 

E' caccia al nuovo boss

Giorgio Mottola da Casal di Principe

CAMORRA. Tra le strade e la gente di Casal di Principe dopo l’arresto del capoclan. Intanto, secondo i magistrati è stato già nominato il successore. Si tratterebbe di Mario Caterino, tesoriere dei Casalesi.

Non si sente un un rumore nella quinta traversa di via Cavour a Casal di Principe, dove è stato catturato il boss dei Casalesi Antonio Iovine, soprannominato ‘o Ninno.

Arrestato il boss Iovine

Giorgio Mottola

CAMORRA. La squadra mobile di Napoli ha catturato ieri Antonio Iovine, latitante da 14 anni e reggente assieme a Michele Zagaria del clan dei Casalesi. L’ex pm Cantone: «Un risultato quasi letale per la cosca».

Come Totò Riina, come Shiavone Sandokan, come Bernardo Provenzano, anche Antonio Iovine, reggente assieme a Michele Zagaria del clan dei Casalesi, si nascondeva nel cuore del proprio impero. La Squadra mobile di Napoli lo ha arrestato ieri a Casal di Principe. Il suo covo era in una villetta in via Cavour, strada centrale del piccolo centro casertano, distante meno di un chilometro da via Bologna, dove abitava (e fu arrestato nel 1998) Francesco Schiavone Sandokan.

Napoli: in manette l’avvocato del boss

Betta Salandra

INCHIESTE. La notizia è destinata sicuramente a scuotere i palazzi della Giustizia di Napoli. Ieri, infatti, è scattato un arresto eccellente da parte della Dia di Napoli.

La notizia è destinata sicuramente a scuotere i palazzi della Giustizia di Napoli. Ieri, infatti, è scattato un arresto eccellente da parte della Dia di Napoli.

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29