Fini-Lega, rissa poco onorevole

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Mariachiara Ricciuti

POLITICA. Scontro in Aula dopo le parole del leader Fli sulla moglie di Bossi «baby pensionata». I deputati del Carroccio chiedono le dimissioni.

Chi pensava che la riforma delle pensioni potesse scatenare una rissa all’interno del governo, si sbagliava. La rissa c’è stata sì, ma in Parlamento. E se tutto si è concluso solo con minacce e spintoni e nulla di più, è stato grazie all’intervento dei solerti commessi della Camera, accorsi a separare i deputati che stavano per darsela di santa ragione.

Governare fino al 2013? Anche Bossi è pessimista

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Eoisa Covelli

POLITICA. A Vasto, alla festa dell’Idv, si incontrano Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. “Pronti a governare” è il titolo del dibattito. Angelo Bonelli: «La Lega stacchi la spina».

Governare fino al 2013? «Mi sembra troppo lontano», è tranchant Umberto Bossi nel rispondere ai cronisti dopo il rituale dell’ampolla a Paesana, nel Cuneese. «Il governo per adesso va avanti, poi vediamo», ha ribadito il leader della Lega, che si è presentato ai suoi un po’ acciaccato, ma accompagnato dal figlio Renzo a cui ha dato ampio risalto. I motivi di contrasto con il governo non sono finiti con l’approvazione della manovra.

Corruzione, Tremonti e Bossi salvano Milanese

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Giorgio Frasca Polara

GIUSTIZIA. No della giunta alla Camera per le autorizzazioni all’arresto del deputato Pdl.

Al primo round l’ha sfangata, il deputato Marco Milanese, l’ex uomo-ombra del ministro Tremonti. Undici voti a dieci, la richiesta di arresto formulata dalla procura di Napoli – per corruzione, in un giro vorticoso di soldi, gioielli, appartamenti, consulenze parastatali e redditi da capogiro – è stata respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Milanese dev’esser grato al suo ex inquilino: il ministro anche delle Finanze Giulio Tremonti, che pagava in nero l’affitto di un appartamento del suo sottoposto.

Per il ministro bocciatura bipartisan

Giorgio Mottola

Un coro di no. Dall’opposizione (e c’era da aspettarselo), ma, a sorpresa, anche dalla maggioranza. Giulio Tremonti non è mai stato così isolato. Quando nel 2004 si dimise dopo lo scontro con Gianfranco Fini sulla cabina di regia, arrivò a incrinarsi persino il rapporto con il Cavaliere, ma c’era comunque la truppa leghista a sostenerlo con convinzione. Ieri, invece anche Umberto Bossi sembra averlo scaricato: «Un discorso fumoso», è stato il commento velenoso del leader del Carroccio.

Ministeri a Monza, ancora polemiche

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Anna Pellizzone (Terra Milano)

POLITICA. A una settimana dall’apertura nella Villa Reale degli uffici dei dicasteri di Bossi e Calderoli sono tanti i dubbi sul territorio.

Chissà se il ristorante della Villa Reale di Monza sarà costretto ad eliminare la pasta con le sarde alla siciliana e il Nero d’Avola dal proprio menù. O se creerà una carta ad hoc per i pranzi di Umberto Bossi e Roberto Calderoli, tutta a base di polenta e osei. A una settimana circa dal trasferimento di due uffici di rappresentanza del ministero delle Riforme e del ministero della Semplificazione, la Lega si trova sempre più sola nel portare avanti quello che sembra ormai essere diventato un trasloco vitale per la sopravvivenza del governo.

Ora Bossi vuole Tremonti premier

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Augusto Romano

RETROSCENA. Tremonti premier, ma dopo le amministrative. Stavolta Bossi fa sul serio. La polemica sull’intervento italiano in Libia è destinata a segnare un punto di svolta nei rapporti, sinora inossidabili, tra Silvio e Umberto.

Tremonti premier, ma dopo le amministrative. Stavolta Bossi fa sul serio. La polemica sull’intervento italiano in Libia è destinata a segnare un punto di svolta nei rapporti, sinora inossidabili, tra Silvio e Umberto. Il leader del Carroccio attende la prossima tornata amministrativa per poter avere le mani libere. Molto dipende dal voto di Milano, certo, ma anche se Letizia Moratti dovesse essere riconfermata sindaco della città, il Carroccio punterebbe ad un nuovo esecutivo.

Lega contro Berlusconi, è scontro sulla guerra

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Aldo Garzia

PALAZZO. I leghisti ancora non hanno fatto marcia indietro sul durissimo attacco alla decisione del premier di bombardare la Libia. Il Pd punta al voto in aula per evidenziare la spaccatura.

La Lega punta i piedi. Umberto Bossi non ci stà a dare il via libera al rafforzamento dell’intervento militare italiano in Libia. La giornata politica ruota intorno all’atteggiamento del Caroccio che non accetta di essere trattato come una ruota di scorta sulla decisione di usare i bombardieri per colpire la Libia. L’incazzatura di Bossi però, fanno sapere i suoi fedelissimi, è ugualmente divisa.

Il furore del premier

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Aldo Garzia

POLITICA La tentazione per Berlusconi è grande: mostrare i muscoli e forzare i tempi per ottenere l’approvazione della norma sulle intercettazioni. Reagendo così alle indagini giudiziarie sulla P3

 

Il piano dietro la cena

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Aldo Garzia

RETROSCENE Dietro l’incontro casalingo per le celebrazioni per il mezzo secolo dell’attività professionale di Bruno Vespa, si nasconderebbe un tentativo di riportare Casini e l’Udc nel Pdl. La Lega: incompatibili

La Lega nord all’assalto delle banche

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Alessio Postiglione

POTERE. Dopo il disgraziato esordio con Credieuronord, l’istituto bancario fallito e “seppellito” dal duo Fiorani-Fazio ai tempi dei furbetti, le camicie verdi ci riprovano. Ma stavolta mirano in alto: Intesa e Unicredit.

Quello che non poté Tremonti, con il suo tentativo di riforma delle Fondazioni, bocciato dalla Consulta nel 2003, potrà l’importante affermazione elettorale della Lega. è stato Bossi stesso a cancellare i dubbi residui: «è chiaro che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice “prendete le banche” e noi lo faremo».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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