Per il Cogresso la Bp è colpevole del disastro

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Emanuele Bompan

MAREA NERA. L’uragano Lee ha trascinato sulle coste agglomerati di petrolio. Nuova fuoriuscita in Louisiana, stavolta è di un pozzo Chevron.

Colpevole di negligenza, inadeguatezza e avidità. Per gli investigatori federali della commissione nominata dal Congresso, la Bp è pienamente responsabile del disastro del pozzo di Macondo e dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. La Bp, fuori budget per decine di milioni di dollari, decise di tagliare costi e tempi. I rischi quindi sono stati presi consapevolmente, a sostenerlo è la Coast guard and bureau of Ocean energy management, che ha svolto le indagini per conto del parlamento Usa.

Golfo, allarme greggio. Si temono nuove perdite

Marco De Vidi

DEEPWATER Inquietanti chiazze di idrocarburi sono comparse nel mare di fronte al Messico a poca distanza dalla piattaforma della Bp che un anno fa provocò il gravissimo danno ambientale

Vaste chiazze di idrocarburi sono comparse nel Golfo del Messico a circa due chilometri dal pozzo Macondo, gestito dalla compagnia petrolifera British Petroleum. Sembra non si tratti di residui della fuga di petrolio di un anno fa, ma di perdite recenti. Quindici mesi fa, il 20 aprile 2010, l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon causò il danneggiamento del pozzo e una ingente fuoriuscita di greggio, portando al più grave disastro ambientale della storia americana.
 

Alberta, da greggio a lattine. La raffineria Bp sotto accusa

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Camilla Minarelli

PETROLIO. Secondo uno studio dell’Univerfsità del Kentucky, esistono rilevanti problemi ambientali connessi all’utilizzo del pet-coke. Senza contare i numeri legati al mancato riciclo.

Ogni anno negli Usa vengono utilizzate circa 100 miliardi di lattine, quasi una al giorno per persona. Cherry Point, raffineria di British Petroleum, ha un ruolo fondamentale nella produzione di queste lattine. Oltre ad essere il più grande complesso di raffinazione dello stato di Washington, Cherry Point fornisce carburante, benzina e diesel, alla costa occidentale del Nord America impiegando il petrolio dei depositi di sabbie bituminose nell’Alberta settentrionale, in Canada.

Usa, dopo la marea nera è l’ora del turismo povero

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Emanuele Bompan

REPORTAGE. Il governo della Louisiana corteggia i giornalisti con degustazioni e pacchetti organizzati. Ovunque gli albergatori offrono sconti per riempire le stanze rimaste vuote.

Negli ultimi mesi l’account Twitter di Bp America ha trasmesso un unico messaggio dopo la tragica fuoriuscita di petrolio della Deepwater Horizon: la situazione migliora ogni giorno. «A Biloxi (Mississippi ndr) si torna alla normalità, dice Mary Mahoneys, proprietaria del ristorante Bob Mahoney», recita un tweet del 17 luglio. «Di nuovo in acqua! I pescatori ritornano per la stagione della pesca». E ancora «Boom di nascite in Alabama sulla costa. Oltre 50.000 uccelli hanno nidificato a Gaillard Island».

L’invisibile macchia nera che cresce nel Mar del Nord

Paolo Tosatti

INQUINAMENTO. Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni tenute nascoste dalle compagnie estrattive. Così l’industria degli idrocarburi sta distruggendo l’ecosistema marino della regione. Le prove in una serie di documenti pubblicati dal Guardian

Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni. Più o meno un incidente a settimana. Abbastanza da trasformare la superficie del Mar del Nord in un manto di leopardo costellato di chiazze oleose e mettere seriamente a repentaglio la salute dell’intero ecosistema marino di una regione che si estende per 970 chilometri di lunghezza e 560 di larghezza.

L’invisibile macchia nera che cresce nel Mar del Nord

Paolo Tosatti

INQUINAMENTO. Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni tenute nascoste dalle compagnie estrattive. Così l’industria degli idrocarburi sta distruggendo l’ecosistema marino della regione. Le prove in una serie di documenti pubblicati dal Guardian

Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni. Più o meno un incidente a settimana. Abbastanza da trasformare la superficie del Mar del Nord in un manto di leopardo costellato di chiazze oleose e mettere seriamente a repentaglio la salute dell’intero ecosistema marino di una regione che si estende per 970 chilometri di lunghezza e 560 di larghezza.

Viaggio nel Golfo del Messico un anno dopo la marea nera

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Emanuele Bompan da Grand Isle Foto di Giada Connestari

REPORTAGE. Terra torna nell’area di New Orleans, colpita dalla più grande fuoriuscita di greggio della storia. Tra biodiversità marina a rischio, economia e pesca distrutte e residenti ammalati.

Dove è finito il petrolio? Quali conseguenze avrà sull’ecosistema? Mike Weigel sorride impugnando il timone della lancia del Wildlife&Fishery Department, che tutela la pesca e la fauna della Louisiana. Evita accuratamente di rispondere alla domanda che tutti si pongono quando si parla del più grande disastro petrolifero mai avvenuto: la fuoriuscita di 5 milioni di barili di petrolio dal pozzo della piattaforma Deep Water Horizon, esplosa il 20 aprile 2010.

Australia, le trivelle che fanno tremare la barriera corallina

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Diego Carmignani

 AMBIENTE La Shell è intenzionata a cercare petrolio nei fondali a 50 chilometri da Ningaloo Reef, riserva marina Patrimonio dell’Umanità. L’allarme del Wwf e i tentennamenti del governo

Il fatto che i giacimenti di idrocarburi siano agli sgoccioli (e l’idea che l’essere umano costituisca la più grossa minaccia per la sopravvivenza del pianeta) è testimoniato dalle inquietanti notizie provenienti dal continente australiano. Le compagnie petrolifere Shell e Bp sono infatti a caccia di petrolio e gas in mare, a due passi da barriere coralline dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e di incontaminati parchi marittimi.

Golfo del Messico, usciva anche metano dal pozzo

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Emanuele Bompan

USA Secondo uno studio 500mila tonnellate del potente gas serra sono finite sui fondali. Intanto una compagnia controllata da Bp ottiene il primo permesso per una piattaforma offshore

 

I numeri del disastro Bp

Alessio Nannini

SU SCIENCE. Secondo quanto calcolato da una ricerca indipendente della Columbia University, la quantità di petrolio finito nel golfo del Messico è di 4,4 milioni di barili. Pari alla cubatura di circa 400 piscine olimpiche.

La rivista Science ha pubblicato nel suo ultimo numero i risultati di una ricerca sulla dispersione di greggio in seguito all’esplosione nella piattaforma Deepwater Horizon, avvenuta ormai cinque mesi fa. Si tratta della prima stima indipendente dalle due parti coinvolte, ossia il governo americano e British Petroleum, condotta infatti dai ricercatori dell’Osservatorio Terrestre Lamont-Doherty della Columbia University.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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