Così Singapore uccide un paradiso tropicale

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Sonny Evangelista

CAMBOGIA. La sabbia dei fiumi locali diventa cemento per i grattacieli della città-Stato. Protestano le Ong preoccupate per l’impatto negativo sull’ambiente e sul turismo ecosostenibile.

Il rumore di sottofondo è insopportabile. Anche perché è ininterrotto: notte e giorno, turba il silenzio del fiume o sovrasta i delicati strepiti della natura. Le comunità indigene sono disperate: dalle colline della giungla spunta una flotta di imbarcazioni che, da ormai cinque mesi, dragano il fondali e prelevano sabbia. La accumulano su chiatte che fanno la spola fra l’interno della Cambogia e l’Oceano indiano. Dirette dove? Ai cantieri edili di Singapore. E così un idillio tropicale si trasforma improvvisamente in un incubo industriale.

In Cambogia il titanio minaccia la vita dei pachidermi asiatici

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Paolo Tosatti

BIODIVERSITA'. Il governo di Phnom Penh autorizza le trivellazioni nella parte meridionale dei Monti Kravanah, habitat naturale di elefanti, tigri e altre settanta specie animali a rischio d’estinzione.

Viene dal titanio l’ultima minaccia alla biodiversità del Sud-Est Asiatico. La United Khmer Group, una compagnia mineraria privata cambogiana, ha ricevuto ieri l’autorizzazione formale da parte del governo di Phnom Penh per avviare perforazioni del terreno per la ricerca del prezioso metallo nella parte meridionale dei Monti Kravanh (letteralmente Monti Cardamomi), che ospitato una delle ultime zone di foresta pluviale ancora intatte della regione.
 

Khmer Rossi, storica sentenza contro Duch

Paolo Tosatti

GIUSTIZIA. La corte cambogiana ad hoc condanna a 35 anni di carcere Kaing Guek Eav, ex direttore del famoso centro di detenzione S-21. Per la prima volta la giuria inchioda un alto esponente del regime.

Dopo oltre trent’anni dalla fine del sanguinario regime dei khmer rossi, il popolo cambogiano inizia finalmente a vedere la luce della legalità penetrare la coltre di tenebre che avvolge uno dei periodi più oscuri della sua storia.

Dai killing field di Pol Pot alla corsa per il Congresso

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Roberto Tofani

LA STORIA. Fuggito dal suo Paese nel 1983 per evitare la guerra, Sam Meas ha vissuto per oltre vent’anni negli Stati Uniti. Oggi, sostenuto dal Partito repubblicano, è il primo cambogiano americano a candidarsi per un seggio in parlamento.

Per anni i suoi occhi sono stati circondati da povertà, miseria, fatica e guerra. Per almeno un decennio. Fin quando nel 1983, Sam (Sambo) Meas, fugge insieme al cugino dalla zona di guerra lungo il confine tra Cambogia e Thailandia per riparare prima nell’ex Regno del Siam e da lì raggiungere gli Stati Uniti d’America nel 1986. Oggi, nonostante una giovinezza contrassegnata dal dolore e dalla solitudine, Sam Meas è il primo cambogiano americano a correre per un seggio al Congresso statunitense sostenuto dal Partito repubblicano.

Incriminazione per genocidio

Paolo Tosatti

KHMER ROSSI. Sono Nuon Chea, ideologo del regime, e Ieng Sary, ministro degli Esteri di Pol Pot i primi imputati per questo crimine dal tribunale cambogiano. La sentenza è attesa per il 2014. A marzo la pronuncia sul famigerato carceriere Duch.

Il tribunale cambogiano per i khmer rossi ha formalmente incriminato per genocidio due leader dell’ex regime, l’ideologo Nuon Chea, 83 anni, tra i più fedeli collaboratori di Pol Pot (conosciuto con il soprannome di Fratello numero due), e Ieng Sary, 85 anni, ministro degli Esteri del dittatore asiatico. Si tratta della prima incriminazione per genocidio da parte dell’Eccc, l’Extraordinary chambers in the courts of Cambodia, istituita con il sostegno delle Nazioni unite e operativa dal 2006.

Terremoto in Indonesia. Ancora morti in Asia

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Gloria Ravidà

CALAMITÀ Un sisma sconvolge l’isola di Sumatra. Dal Vietnam il tifone Ketsana raggiunge Cambogia e Laos, mentre si aggrava il tragico bilancio dello tsunami nel Pacifico.

La terra trema a Sumatra. Poco dopo le 12, ora italiana, una scossa d’intensità pari a 7,9 gradi della scala Richter è stata registrata al largo delle coste occidentali della più grande isola indonesiana. Le prime informazioni che giungono dal ministero della Salute, riferiscono di migliaia di persone intrappolate sotto le macerie, mentre il vicepresidente Jusuf Kalla ha parlato di almeno 75 morti. L’unità di crisi indonesiana sostiene invece che i morti potrebbero essere più di mille.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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