IL RACCONTO. L’interno dell’ambulanza, una delle 15 che il Convoglio Viva Palestina porta in dono alla gente di Gaza, è zeppo di oggetti: scatole di medicinali, pacchi di maglioni, pentole, confezioni di biscotti, un paio di barelle, bottiglie d’acqua e cellulari che i quattro volontari a bordo si passano l’un l’altro per chiamare tutti i numeri che conoscono a Gaza e avvertire: «Stiamo arrivando»
Qweva appoggia il cuscino sul cruscotto e si addormenta a dieci chilometri dalla meta, mentre l’ambulanza prosegue illuminando coi fari l’autostrada lungo il deserto, e nel buio si intravvedono gruppi di uomini con la kufyya al collo che salutano a bracci spiegate. Si va a passo d’uomo, e per poco l’ambulanza non tampona il veicolo davanti. «Dev’essersi addormentato il guidatore, là davanti. Siamo tutti un po’ stanchi», spiega Rashid, al volante. «Attenti là dietro, dovesse volarvi addosso qualche scatola».