Cambiamenti climatici, i buoni frutti di Cancun

Giuseppe Vatinno*

COMMENTI. I vertici Onu sui cambiamenti climatici sono ormai una costante delle vacanze natalizie da ben sedici anni; in genere, tuttavia, alla fine dei lavori si è abbastanza scontenti perché all’enfasi mediatica mondiale non corrisponde quasi mai un adeguato corrispettivo in risultati.

I vertici Onu sui cambiamenti climatici sono ormai una costante delle vacanze natalizie da ben sedici anni; in genere, tuttavia, alla fine dei lavori si è abbastanza scontenti perché all’enfasi mediatica mondiale non corrisponde quasi mai un adeguato corrispettivo in risultati.

La vittoria dei petrolieri: soldi per la cattura della CO2

Emanuele Bompan da Cancun

CLIMA. A Cancun è passata inosservata la decisione di ammettere la Ccs tra i meccanismi finanziabili dai crediti di Kyoto. L’hanno voluta Sauditi e petrolieri anche per riciclare i pozzi.

Ventisei, tanti sono gli atti decisi nel negoziato di Cancún. Uno di questi è passato quasi inosservato, forse per gli oscuri bizantinismi della formula. Per la prima volta i Ccs sono stati inclusi nei Cdm. Dietro queste sigle si nasconde una delle vittorie del settore petrolifero al Cop16 e l’affermazione di una tecnologia fortemente controversa: quella della cattura e stoccaggio della Co2, responsabile dell’effetto serra. Ma andiamo per ordine.

La battaglia per il clima? Il governo la fa con l’atomo

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Alessandro Bratti*

IDEE. La credibilità internazionale del nostro Paese è minata dai tagli all’ambiente e dall’assenza dell’ecologia in agenda. Per ridurre la CO2 l’esecutivo punta solo al nucleare.

ll messaggio più importante che arriva da Cancun è che per il post Kyoto 2012 abbiamo qualche certezza in più. Ho avuto occasione di ascoltare i vari statement dei Paesi nella cosiddetta high level session. Non vi è dubbio che gli interventi più interessanti e politicamente significativi sono venuti dai due Presidenti Rafael Correa , Ecuador , e Evo Morales, Bolivia.

Se l’Onu non basta più

Vincenzo Ferrara (climatologo Enea)

ANALISI. Le Nazioni Unite non hanno gli strumenti decisionali. Per uscire dall’impasse occorrerebbe una tassa sul contenuto di carbonio dei prodotti in base alla loro carbon footprint.

L’accordo di Cancun ricco di dichiarazioni di principio, ma povero di contenuti attuativi, se da una parte tenta di ridare fiducia nella efficacia di negoziati internazionali multilaterali, suona dall’altra parte come un campanello di allarme per tutto il tempo finora speso per conseguire risultati non essenziali.

Dai tagli di CO2 alle risorse, i punti d’intesa

Emanuele Bompan da Cancun

LA SCHEDA. Elenco dei punti d'intesa del vertice di Cancun.

Obiettivi. Varie parti del accordo di Copenaghen entrano dentro l’architettura Onu dei negoziati. Tutti i paesi industrializzati devono, per ora in maniera volontaria, sviluppare piani per uno sviluppo pulito e strategie efficaci per realizzare gli obbiettivi, ovvero 2°C di aumento massimo della temperatura attraverso tagli alle emissioni del 25-40 per cento rispetto al livello del 1990.
 

La strategia del rinvio

Vincenzo Ferrara (climatologo Enea)

IL COMMENTO. Evitato il fallimento, ma non sono state assunte decisioni legalmente vincolanti. A partire da quello che accadrà nel 2012, alla scadenza del Protocollo di Kyoto.

L'atmosfera negoziale, questa volta, è stata più cordiale e collaborativa che a Copenhagen, salvo le proteste della Bolivia. Il “pacchetto di Cancun” ha rilanciato il ruolo dei negoziati multilaterali che si era appannato a Copenhaghen, ma ha ridato anche speranza alla possibilità di un accordo globale vincolante per tutti. I risultati, insomma, sono considerati positivi. Ma è veramente cosi?

Vince il pragmatismo dei grandi inquinatori

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Emanuele Bompan da Cancun

CANCUN. Usa, Cina e Unione europea chiudono l’accordo. I rappresentanti delle ong e dei popoli indigeni bocciano i meccanismi finanziari su sviluppo e foreste. Solo la Bolivia vota “no”.

«Stiamo adottando una decisione storica. Con l’Accordo di Cancún inizia una nuova era di cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici». Sono le 5 del mattino, la presidente del negoziato Patricia Espinosa crolla dal sonno ma il suo tono è trionfalistico. Quasi non ci crede di aver salvato il negoziato multilaterale Onu sul clima. L’Accordo che doveva essere un “nano” viene presentato come un gigante. Si richiede di limitare l’aumento della temperatura entro i 2°C  attraverso tagli volontari e misurabili.

Cancun, sta vincendo la logica del compromesso

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Emanuele Bompan da Cancun

SUMMIT. Aumentano le convergenze, anche da parte dei Paesi ribelli. Ma la mossa finale spetta agli Stati Uniti, finora inamovibili: le concessioni americane potrebbero giungere all’ultimo minuto.

Nelle ultime ore sono emerse sempre più convergenze, anche da parte di Paesi ribelli come la Bolivia che dovrà superare le nobili e condivisibili posizioni ideologiche per giungere al compromesso necessario. Il presidente boliviano Evo Morales ha ricordato ai presenti che «rinunciare a Kyoto sarebbe un suicidio economico, un ecocidio e infine un genocidio».

Cime e ghiacciai vittime del global warming

Emanuele Bompan da Cancun

CLIMA. Nella Giornata internazionale della montagna, un rapporto Unep presentato alla Cop16 descrive il catastrofico futuro dei rilievi montuosi, minacciati da scarsità d’acqua e inondazioni.

Gli abitanti delle montagne presto dovranno affrontare un futuro duro e imprevedibile legato allo scioglimento dei ghiacciai e conseguenti inondazioni e scarsità d’acqua». Questo l’allarme lanciato dall’agenzia per l’Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) nel report “High mountain glaciers and climate change”, cioè ghiacciai di alta montagna e cambiamento climatico.

Da Cancùn a Mirafiori. I nessi da cogliere

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Un solo passo indietro e si tornano a vedere alcuni importanti eventi di questi giorni, e i loro nessi. Il riferimento va in particolare a quattro di essi: la protesta rumorosa degli studenti a Londra, il negoziato sul clima a Cancun, la vicenda Pomigliano/Mirafiori e quella degli eurobond.

Ogni tanto costituisce importante misura di igiene mentale abbassare l’audio sulla crisi politica italiana. Su mutui, consulenze e performance di straccioni, eroi per un giorno. Un solo passo indietro e si tornano a vedere alcuni importanti eventi di questi giorni, e i loro nessi. Il riferimento va in particolare a quattro di essi: la protesta rumorosa degli studenti a Londra, il  negoziato sul clima a Cancun, la vicenda Pomigliano/Mirafiori e quella degli eurobond. E' ampio ormai il consenso sul fatto che viviamo una crisi al tempo stesso economica, sociale e ambientale.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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