Collisione al largo di Napoli tra cargo della Messina e peschereccio

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Andrea Palladino

SICUREZZA. Due pescatori del Giovanni Padre dispersi. Si salva il capo barca, che racconta: «Quel cargo ci ha colpito in pieno». A dicembre la nave “gemella” Jolly Amaranto affondò in Egitto.

Vincenzo e Alfondo Guida avevano 43 e 21 anni. Erano padre e figlio, pescatori di Ercolano, in provincia di Napoli. Era loro il peschereccio “Giovanni Padre” affondato ieri mattina davanti alla costa di Ischia, molto probabilmente speronato dal mercatile “Jolly Grigio”, nave della flotta Ignazio Messina di Genova. Il terzo membro del piccolo equipaggio, Vincenzo Birra, capo barca, è stato salvato subito dopo l’affondamento dal peschereccio Rosinella, il primo a dare l’allarme.

L’ora della Rachel Corrie

Annalena Di Giovanni

GAZA. Potrebbe arrivare a ore nei mari palestinesi il cargo irlandese rimasto indietro rispetto al resto della flottiglia. Il governo di Dublino ha fatto appello a Tel Aviv affinchè lasci passare la nave con gli aiuti.

Mentre il Governo Netaniahu si affretta a seppellire il caso della Mavi Marmara, gli occhi sono tutti puntati adesso sulla Rachel Corrie, la nave-cargo irlandese rimasta indietro prima dell’arrembaggio israeliano contro la Freedom Flotilla. Stando a quanto riferisce da Cipro il gruppo di Free Gaza, la Rachel sta al momento solcando le acque del mediterraneo in rotta verso Gaza e potrebbe avvicinarsi alla Striscia in qualsiasi momento.
 

Disastro oltre i limiti

Diego Carmignani

AUSTRALIA. Venti anni il tempo stimato dagli esperti per risanare l’ecosistema. E' lunga 3 chilometri la cicatrice lasciata sulla barriera corallina. La vernice tossica staccatasi dalla chiglia sta uccidendo gli organismi viventi.

Disincagliato, riportato in galleggiamento con il favore dell’alta marea e rimorchiato in porto presso Great Keppel Island al largo di Rockhampton, il cargo cinese Shen Neng 1 ha lasciato alle sue spalle un disastro peggiore del previsto. A fare un primo bilancio sono stati gli esperti scientifici dell’Authority del parco marino, incaricati di valutare l’impatto ambientale dell’incagliamento.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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