Casal di Principe

Riappropriarsi del territorio si può. E con ottimi risultati

Pietro Nardiello
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BUONA POLITICA Casal di Principe: terreni agricoli confiscati alla camorra dati in gestione ad alcune cooperative con l’obiettivo di un prodotto biologico. La raccolta delle pesche destinata a un centro di trasformazione del salernitano che ne farà confetture, marmellate e succhi di frutta. A colloquio con alcuni operatori impegnati in questa originale forma di riuso dei beni della criminalità. Ma è solo l’inizio di un difficile cammino.

Si racconta che quando il gruppo di fuoco capeggiato dal boss Giuseppe Setola, appartenente all’ala stragista del clan dei Casalesi, transitava per le strade di questi paesi “fuggendo” alla morsa tesa dalle forze dell’ordine, preferiva far notare la propria presenza suonando il clacson dell’autovettura ed esponendo fuori dal finestrino le mani simulando un gesto di saluto per poi far perdere velocemente le proprie tracce rifugiandosi in un covo sempre diverso.
 

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Campania disumana. Terra di nuovi schiavi

Nello Trocchia
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STORIE — Un viaggio tra i contrasti drammatici di Casal di Principe nel casertano. A pochi metri dalle ville dei camorristi, immigrati sfruttati per il lavoro nei campi. —

«Lo vedete l’acquedotto? Arrivate e girate a sinistra, quella è la strada delle ville». La strada delle ville è via Enrico Toti, siamo tra Villa di Briano e Casal di Principe, in provincia di Caserta. In fondo a via Toti c’è una villa di tre piani, undici stanze, sontuosa e principesca. La reggia di Antonio Iovine, detto “o ‘ninno”, latitante e reggente con Michele Zagaria del clan dei Casalesi.

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Le ecoballe di Bertolaso

Pietro Orsatti da Caserta
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L’INCHIESTA — Un milione di metri cubi di rifiuti. Abbandonati e senza controllo nella discarica di Ferrandelle, dove il percolato cola nei canali dell’acqua destinata a irrigare immensi campi di grano e rifornire i tre caseifici della zona. —

La terra dei fuochi è in piena attività. Un vulcano in eruzione. Ribolle di puzza, liquami, immondizia e fiamme. L’emergenza rifiuti in Campania, e in particolare nella provincia di Caserta feudo dei Casalesi, è scomparsa e risolta solo nei Tg nazionali e nei proclami dei commissari e degli accondiscendenti emissari di governo. Non serve leggere rapporti, perizie e lanci di agenzia per accorgersene.

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