Caserta

Un lifting urbanistico a partire dai beni confiscati

Pietro Nardiello
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BUONA POLITICA. E’ la proposta per alcuni territori del casertano contenuta nella Mostra “Simulazioni Urbane” ospitata a Santa Maria Capua a Vetere. A realizzarla sono stati nove laureandi in architettura che sono partiti dal riutilizzo di ciò che è stato sottratto alla criminalità organizzata. A colloquio con l’architetto Massimiliano Rendina, tra i curatori dell’esposizione.

Pensare a un intervento di lifting urbanistico in un territorio come quello della provincia di Caserta, un luogo devastato dove si colloca l’abuso edilizio più grande d’Europa (il Villaggio Coppola) e un disordine urbano che unisce senza interruzioni l’agro aversano all’area nord di Napoli, rappresenta un’operazione di coraggio se l’obiettivo è quello di dare spazio esclusivamente all’architettura eludendo le grinfie e le logiche delle lobby del mattone.

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Un nuovo Policlinico affianco alla discarica

Giulio Finotti
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CASERTA. Il polo medico, dopo 15 anni e 200 milioni di euro, è uno scheletro abbandonato. Nell’area ci sono un sito di smaltimento rifiuti, cave e presto una zona industriale.

Immaginate un ospedale costruito a due passi dai terreni utilizzati da vent’anni per sotterrare rifiuti (legali e illegali). Di fronte ad alcune cave ancora in funzione e al camino di un cementificio, distante poche centinaia di metri. A Caserta, tutto questo, accade per davvero. Dove in questo contesto ambientale alquanto compromesso sta sorgendo il Policlinico della Seconda università degli studi di Napoli.

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Caserta, il Centro sociale della strage di San Gennaro

Pietro Nardiello
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BUONA POLITICA. Dell’“Ex Canapificio” facevano parte i sei extracomunitari uccisi in un blitz della camorra il 18 settembre 2008. Tutela dei diritti sindacali, pratiche per l’ottenimento del diritto d’asilo, assistenza legale: alcune delle attività offerte ai migranti. Ma è solo una parte delle iniziative di un collettivo a cui aderiscono studenti, lavoratori, pensionati e immigrati.

La sera del 18 settembre dello scorso anno un commando di camorristi, guidato da Giuseppe Setola, ammazza in un agguato sei cittadini extracomunitari a Castelvolturno, nel casertano. L’azione stragista sarà ricordata come “la strage di San Gennaro”, mentre l’Italia intera e gli organi d’informazione, per molto tempo, sosterranno la tesi con cui si vorrebbe archiviare il tutto come un normale regolamento di conti: «Gli africani erano degli spacciatori e non avevano rispettato le regole».

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Vita da bidella nella scuola dove si taglia a ripetizione

Danilo Chirico
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LUOGHI PRECARI. Più o meno quarant’anni, collaboratrice scolastica, Antonietta Battista vive in provincia di Caserta. Aspetta ogni anno un telegramma che le assegni delle ore di lavoro. Intanto ha fatto molti altri lavori, anche quello in una cooperativa che si occupa di soggetti con disagio psichico. «Ho finito per diventare una lavoratrice inaffidabile per altre occupazioni, perché tutti sanno che sono in attesa di chiamata per quella che dovrebbe essere la mia principale attività».

Non ci sono solo i professori precari nella scuola del ministro Maria Stella Gelmini. Ci sono anche i collaboratori scolastici, quelli che tutti chiamano «bidelli». Che non trovano pace, che non riescono a volte neppure a capire come si fa a trovare la stabilità, che vedono diminuire anno dopo anno i posti a disposizione.

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La città della camorra

Peppe Ruggiero
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CRIMINALITÀ. Nonostante arresti e sequestri a Orta di Atella, in provincia di Caserta, i Casalesi hanno costruito un centro abitato completamente abusivo. Un business di dodici milioni di euro, sconosciuto ai media, fatto in cemento.

Una piccola città abusiva, all’interno di quella segnata sulle carte geografiche. Siamo in Campania. Terra di camorra. Orta di Atella in provincia di Caserta, dove negli ultimi due anni sono stati sequestrati migliaia di appartamenti, molti dei quali regolarmente abitati ma completamente abusivi. Una vera e propria città satellite realizzata senza che nessuno si sia mai accorto di quel che avveniva: una maxi lottizzazione abusi- va sconosciuta ai media. Si respira aria di omertà.

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Jerry Masslo, un martire del lavoro nero in terra di camorra

Peppe Ruggiero
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RICORDO Vent’anni fa veniva ucciso a Villa Literno il giovane attivista sudafricano. Unica colpa essersi ribellato ai soprusi della criminalità. Oggi, però, nulla è cambiato e tra i campi di pomodoro si continua a morire nel silenzio.

 

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Campania disumana. Terra di nuovi schiavi

Nello Trocchia
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STORIE — Un viaggio tra i contrasti drammatici di Casal di Principe nel casertano. A pochi metri dalle ville dei camorristi, immigrati sfruttati per il lavoro nei campi. —

«Lo vedete l’acquedotto? Arrivate e girate a sinistra, quella è la strada delle ville». La strada delle ville è via Enrico Toti, siamo tra Villa di Briano e Casal di Principe, in provincia di Caserta. In fondo a via Toti c’è una villa di tre piani, undici stanze, sontuosa e principesca. La reggia di Antonio Iovine, detto “o ‘ninno”, latitante e reggente con Michele Zagaria del clan dei Casalesi.

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Le ecoballe di Bertolaso

Pietro Orsatti da Caserta
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L’INCHIESTA — Un milione di metri cubi di rifiuti. Abbandonati e senza controllo nella discarica di Ferrandelle, dove il percolato cola nei canali dell’acqua destinata a irrigare immensi campi di grano e rifornire i tre caseifici della zona. —

La terra dei fuochi è in piena attività. Un vulcano in eruzione. Ribolle di puzza, liquami, immondizia e fiamme. L’emergenza rifiuti in Campania, e in particolare nella provincia di Caserta feudo dei Casalesi, è scomparsa e risolta solo nei Tg nazionali e nei proclami dei commissari e degli accondiscendenti emissari di governo. Non serve leggere rapporti, perizie e lanci di agenzia per accorgersene.

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