«In missione per il Cnr». Urania, fine del mistero

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Vincenzo Mulè

IL CASO. Dodici giorni al largo delle acque calabresi di Cetraro avevano risvegliato in molti fantasmi e paure legati alla vicenda delle navi dei veleni. Una settimana dopo, risolto il giallo.

Lavorava per il Cnr ed era a Cetraro per una campagna oceanografica. Eccole le due risposte alle domande che avevamo avanzato nell’articolo della scorsa settimana sulla missione dell’Urania. Risposte che, automaticamente, sgonfiano il caso della nave del Consiglio nazionale delle ricerche avvistata per dodici giorni al largo delle acque calabresi.

Urania e il mistero della missione di Cetraro

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Vincenzo Mulè

LA STORIA. Per dodici giorni l’imbarcazione del Cnr ha solcato il mare calabrese, noto per la ricerca delle navi dei veleni. Segreto sui dettagli dell’operazione. Molti i dubbi sulle versioni fornite.

Una nave del mistero. Che per dodici giorni, dal 12 al 23 dicembre scorso, ha solcato i mari calabresi, concentrando la sua attività a largo delle acque di Cetraro, là dove nell’autunno del 2009 si cercava una delle navi dei veleni. Trovando, secondo la versione ufficiale, il piroscafo Catania, affondato nel 1917 durante la prima guerra mondiale. La nave è l’Urania, di proprietà del Cnr. Ufficialmente, l’imbarcazione è stata impegnata in un progetto di ricerca, sul quale però si addensano tanti dubbi.

Nave dei veleni, un sub denuncia «Troppe anomalie in quei filmati»

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Sara Dellabella

INTERVISTA. Secondo l’esperto di relitti, tra le riprese della Regione Calabria e quelle del ministero dell’Ambiente non ci sono punti di convergenza. La vicenda è stata chiusa frettolosamente e nessuno ha potuto verificare i lavori.

Francesco Sesso è un sub calabrese esperto di immersioni e recupero di relitti. In un colloquio telefonico gli abbiamo chiesto di analizzare insieme i filmati del Rov del Ministero dell’Ambiente sul relitto di Cetraro. La vicenda secondo Sesso è stata chiusa troppo in fretta, in genere per questi tipi di rilevamento servono alcuni giorni.

«Le navi al largo di Cetraro sono due». Un comitato riapre il caso

Vincenzo Mulè

ECOMAFIE. Quattro giorni fa l’annuncio: il relitto in fondo al Tirreno è un piroscafo affondato nel corso della Prima guerra mondiale. Ieri i primi dubbi del Wwf. Oggi, le conferme: nei due filmati le coordinate non coincidono.

Quattro giorni. Tanto è durata “la tregua” sulla vicenda delle navi a perdere.

Cetraro: il caso è aperto

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Diego Carmignani

NAVI DEI VELENI. La chiusura della vicenda Cunski potrebbe far calare l’attenzione sulle imbarcazioni cariche di materiali tossici e fatte affondare. Ora, bisogna andarne a cercare una in più. A cominciare dalla Rigel al largo di Capo Spartivento.

Quella nave laggiù in fondo non è la Cunski. Il caso è chiuso e gli abitanti calabresi possono tirare un sospiro di sollievo, così come il governo e il ministro Prestigiacomo. Ma in questo Paese scriteriato i rischi sono sempre in agguato: uno su tutti, quello che le indagini sulle navi dei veleni, 55 in totale sparse nelle acque italiane, cali il sipario da parte di inquirenti, istituzioni e media.

Bonelli e Greco sulle navi dei veleni: servono bonifica e chiarezza

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Pietro Orsatti e Vincenzo Mulè

IDEE. La richiesta del presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Avviare la bonifica e delle serie indagini epidemiologiche». Intanto l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria Silvio Greco denuncia: «Poca chiarezza sugli interventi in mare».

 

La verità venga a galla

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Vincenzo Mulè

SCANDALI. Numerose prove certificano la colpevole sottovalutazione del caso "navi dei veleni". Oggi ad Amantea una grande manifestazione per chiedere che sia fatta piena luce. Tra faccendieri, affari e punti oscuri, ancora troppi i misteri.

«Facciamo un patto: lei deve rispondere alle domande che io le faccio, senza divagare, perché non serve. A noi non interessano i complotti e le altre cose, ci interessa la conoscenza dei fatti ». Nell’ottobre del 2004, in qualità di presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Carlo Taormina ascolta in audizione pubblica Giampiero Sebri, un ex trafficante di rifiu- ti tossici.

Il piano del governo fa acqua da tutte le parti

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Vincenzo Mulè

ECOMAFIE. L’informativa del sottosegretario Menia sulle navi dei veleni non risolve i dubbi della Regione Calabria. L’assessore Greco: «Condividiamo le fonti delle cifre citate».

Caratterizzazione. È intorno a questo termine che si gioca la partita più importante per il ritrovamento delle navi dei veleni. Un termine che il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, nell’informativa urgente del governo di ieri alla Camera dei deputati, ha utilizzato solo per presentare gli interventi previsti per la bonifica delle discariche sulla terraferma.

Oceano Mare, ultima speranza per la verità

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Vincenzo Mulè

ECOMAFIE. Un mese e mezzo trascorso dal ritrovamento al largo delle acque di Cetraro di una delle navi dei veleni. Il governo continua a sottovalutare il problema.

Cinquanta giorni passati senza prendere decisioni. La vicenda della navi dei veleni continua a inanellare annunci, proclami, ma di concreto ancora poco. L’ultima chimera si chiama Oceano Mare, è la nave attrezzata per prospezioni sottomarine di proprietà della Geolab di Napoli che ieri è salpata dal porto di Vibo Valentia per raggiungere Cetraro. La sua missione è accertare se quella posata sul fondo del mare è proprio la Cunsky, che con il suo carico inquinante starebbe là sotto da 17 anni.

Scorre veleno nel Sud

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Vincenzo Mulè

INCHIESTA A San Pietro, Amantea, Malito, Cleto, Serra d’Aiello, Foresta e in molti altri paesi calabresi la morte arriva dai fiumi, dalle falde e dai terreni contaminati con materiale tossico e radioattivo. Nuove indagini della magistratura.

«Con l’attuale disponibilità di informazioni in possesso dello scrivente si può senz’altro confermare l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell’area del distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal 1992 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d’Aiello, Amantea, Cleto e Malito».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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