Quel Cie non s’ha da fare. La Puglia contro Maroni

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Fulvio Colucci

IMMIGRAZIONE. La sede individuata per il nuovo centro è l’ex base dell’aeronautica militare Usa di San Vito dei Normanni (Brindisi). Ma per la giunta Vendola si tratta di «un’ipotesi insostenibile».

Si torna a parlare di un nuovo centro di espulsione in Puglia e si torna a farlo individuando la “sede ideale”: l’ex base dell’aeronautica militare americana di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi. Ma la Regione esprime un no deciso. Sarebbe il terzo Cie per immigrati dopo quelli di Bari Palese e Restinco (Brindisi). Una contraddizione rispetto alla “politica dell’accoglienza” promossa dal governatore Vendola e che la Puglia sta cercando di perseguire in accordo con la Protezione civile.

Cie, quanti diritti negati

Luca Mattiucci (Csv)

Carceri, penitenziari, galere. Li si può chiamare in diversi modi ma ciò che non cambia è l’immagine esterna: alte mura di cemento, filo spinato ed agenti a presidio. Ma ad accomunarli, oltre l’estetica, anche una norma: gli unici a potervi accedere, oltre il personale, sono i Consiglieri regionali e i parlamentari. Regola strana che vuole la politica a controllore di ciò che accade “oltre le mura”. Un atto di fiducia che nel Belpaese trova un nuovo luogo dove replicarsi: i Cie. Centri di accoglienza per migranti.

Pronta un’altra mega struttura. Ora a Trapani ci sono tre Cie

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Dina Galano

MIGRANTI. Del progetto di contrada Milo si parla dal 2002: un grande centro di identificazione ed espulsione con 206 posti letto e a prova di evasione. Doveva sostituire i due già presenti, ma né Kinisia né il Serraino Vulpitta saranno smantellati.

«E' come Ponte Galeria, come Gradisca d’Isonzo», riporta il professor Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto dell’immigrazione a Palermo, tornando da una visita alla prefettura di Trapani. Tonnellate di cemento e un ingresso distante decine di metri dall’entrata vera e propria allontanano da occhi indiscreti la nuova struttura di trattenimento di migranti che, solo in origine, è costata allo Stato oltre 6 milioni di euro.

Bufera su Cie e rimpatri. La Nato nega il blocco

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Dina Galano

MIGRANTI. Cresce la contestazione sulla scelta di allungare a 18 mesi la permanenza nei Cie e di allontanare coattivamente gli irregolari. L’Alleanza replica a Maroni: «Nessun embargo in uscita».

Nel disperato tentativo di fermare i flussi di profughi dalla Libia, la strategia del ministro Maroni non concede mezze misure. Sono almeno tre i fronti aperti dal governo in questi giorni, pazienza per i compromessi da stringere. Si tratta con i ribelli libiciper il rispetto di un trattato bilaterale d’amicizia con Gheddafi; si dà attuazione a una direttiva che mancava dal 2008, recependone esclusivamente gli elementi di massimo rigore; si chiede alle forze Nato di approntare «il blocco navale anche per le uscite dalla Libia».

L’odissea dei trasferimenti. Lampedusa e le nuove galere

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Dina Galano

MIGRANTI. Dopo gli sbarchi di sabato Maroni avvisa: «Finché in Libia non si avrà la pace, si può respingere con le navi Nato». E chi arriva trova la reclusione. Viaggio tra i Cie inaugurati dal governo.

«Se non si arriva alla pace si può sempre respingere i barconi con le navi da guerra». La frase, inserita in una copiosa intervista sulle pagine del Corsera, proviene dal ministro Roberto Maroni e riassume esaustivamente il piano del governo per impedire gli arrivi e sostenere la tesi della ritorsione incoraggiata dal Colonnello. Soprattutto dopo che è stato provato che dalla Libia si parte ormai senza pagare il viaggio e che, secondo altre fonti, vi sarebbero tracce di un interessamento delle mafie italiane nel traffico mediterraneo.

L’odissea dei trasferimenti, Lampedusa e le nuove galere

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Dina Galano

MIGRANTI. Dopo gli sbarchi di sabato Maroni avvisa: «Finché in Libia non si avrà la pace, si può respingere con le navi Nato». E chi arriva trova la reclusione. Viaggio tra i Cie inaugurati dal governo.

«Se non si arriva alla pace si può sempre respingere i barconi con le navi da guerra». La frase, inserita in una copiosa intervista sulle pagine del Corsera, proviene dal ministro Roberto Maroni e riassume esaustivamente il piano del governo per impedire gli arrivi e sostenere la tesi della ritorsione incoraggiata dal Colonnello. Intanto, dopo la chiusura del Centro di identificazione ed espulsione nato nell'ex caserma Andolfato in provincia di Caserta, la struttura di Kinisia pare pronta ad accogliere i 90 tunisini liberati. Sono tre i nuovi Cie sorti con decreto, da un giorno all'altro, all'insaputa degli stessi amministratori locali. La denuncia del governatore lucano De Filippo: «Non ci hanno avvisato nemmeno quando è stata allestita la prima tendopoli a Palazzo San Gervasio né quando c'è stata l'evoluzione da Cai a Cie. Oggi sappiamo che nessuno può entrare».

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Situazione esplosiva nel Cie di Civitavecchia

Alessandro De Pascale

IMMIGRAZIONE. Da dieci giorni l’ex caserma De Carolis ospita 770 migranti. «Si rischiano epidemie, già registrati casi di tubercolosi e ci sono problemi di sicurezza», denuncia un agente.
 

Rischio infezioni ed epidemie, nel centro sul litorale romano dove sono ospitati gli immigrati sbarcati in Sicilia. L’ultima nave è arrivata ieri verso mezzogiorno. Dall’unità “Excelsior” della Grandi Navi Veloci sono scesi sulla banchina del porto di Civitavecchia, circa 300 tunisini provenienti dall’isola di Lampedusa. Dagli uffici del Comune hanno subito precisato che gli immigrati non sono destinati al campo d’accoglienza allestito circa dieci giorni fa nell’ex caserma De Carolis, lungo la Braccianense Claudia.

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Lampedusa al collasso Riprendono i ponti aerei

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Susan Dabbous

EMERGENZE. Dopo giorni di sbarchi con oltre 4.700 migranti sull’isola, sono ricominciati i trasferimenti nei Cie. Maroni: «Gli abitanti saranno risarciti per i danni economici».

Il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis tira un sospiro di sollievo e ringrazia il governo per aver ricominciato i trasferimenti dei migranti nei vari centri d’accoglienza della Penisola. Da domani sono previsti 5 ponti aerei al giorno per assicurare un trasferimento quotidiano di 500 persone. Via mare invece i profughi verranno imbarcati sulla nave militare San Marco. La popolazione non ne può più e anche i migranti hanno dato prove di insofferenza.

La Lega, il Cie e lo sgarbo a Venezia

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Riccardo Bottazzo (Terra Nordest)

IL CASO. Manifestazione contro l’idea di Maroni di costruire nella città che non ama il Carroccio il Centro d’identificazione ed espulsione.

Girava di qua e girava di là. La prima ipotesi era nel veronese. Ma come si fa? Con l’amico Tosi sindaco di Verona? Poi è toccato a Rovigo. Qui andava già meglio. Il sindaco appartiene al centro sinistra, la Provincia pure, ma già c’è la centrale a carbone di Porto Tolle e si ventila l’ipotesi di costruirci il primo impianto nucleare del nordest. Forse Padova? Il sindaco Flavio Zanonato è del centro sinistra ma la provincia è tutta della lega. Meglio di no. Ma che ragioniamo a fare?

Ancora tre ponti aerei. Ma si teme l’ondata libica

Susan Dabbous da Lampedusa

LAMPEDUSA Nessuno sbarco di migranti nelle ultime due notti, ma gli occhi sono puntati a ciò che accade nel Nordafrica. In caso di nuovi arrivi il Cie verrà chiuso e inizierà l’identificazione

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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