I guai della Germania. E quelli cinesi

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Carlo Freboudze

L'ANALISI. L'insuccesso dell'asta tedesca indica la fuga dall'Euro degli investitori internazionali. Ma i pericoli vengono anche dalla bolla immobiliare asiatica.

Qualcosa sta cambiando nel modo in cui i mercati finanziari guardano alla crisi del debito dei Paesi europei. Da un paio di settimane i titoli tedeschi non sono piùpercepiti come l'unico porto sicuro. Quando c'è una notizia negativa, non si assiste più a una rapida salita di prezzo dei "bund". Salgono sì, ma meno del solito e con meno convinzione. Chiaramente lo spirito non è più lo stesso. L'asta di titoli decennali tedeschi di stamattina è stata disastrosa.

Cina, è boom di uteri in affitto. Per un maschio si paga di più

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Susan Dabbous

DEMOGRAFIA. Sette madri surrogate vengono inseminate con lo stesso sperma. Il cliente-papà paga 100mila euro un figlio mentre per le femmine si obbliga all’aborto. Scoperto un «traffico di culle».

Scegliere il sesso del bebé? In Cina si può. Anche se la pratica non è legale. Nel Paese, infatti, la maternità surrogata non è permessa e men che meno la pratica che si sta diffondendo tra i cittadini facoltosi, disposti a pagare fino a un milione di yuan (100.000 euro) per un figlio maschio. In Cina è ancora in vigore la politica demografica del figlio unico e soprattutto nelle aree rurali permane una cultura fortemente maschilista legata al diritto eriditario.

Monaca tibetana si dà fuoco per protesta

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Andrea Pira

TIBET-CINA. Immolazione, l’ultima disperata strategia di ribellione. è il nono episodio in pochi mesi e il primo compiuto da una donna.

La lotta tibetana contro l’occupazione cinese ha un nuovo epicentro, la contea di Ngaba, e segue un’ultima disperata strategia: l’auto immolazione. Tenzin Wagmo, monaca buddista di 20 anni, sì è data fuoco lunedì durante una protesta per chiedere libertà per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama riparato in India nel 1959. È il nono episodio di questo tipo in otto mesi, il primo compiuto da una donna e il sesto nel solo mese di ottobre.

Pechino si lancia alla conquista dello spazio

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Andrea Pira

CINA. Dal deserto del Gobi è decollato il modulo spaziale Tiangong I, primo tassello di una stazione spaziale internazionale. Ma sul fronte tecnologico nazionale non tutto fila liscio.

Tutto nel lancio del primo modulo della stazione orbitale Tiangong-1 è stato fatto per celebrare l’inizio della conquista cinese dello spazio. La data innanzitutto, in coincidenza con le celebrazioni per il 62esimo anniversario dalla fondazione della Repubblica popolare, il primo ottobre.

La diga sull’Irrawaddy, un affare solo per la Cina

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Sonny Evangelista

BIRMANIA. L’enorme invaso di Myitsone, alla confluenza di due fiumi, allagherà 750 kmq di terreni fertili per alimentare una centrale idroelettrica. Ma tutti i vantaggi andranno alla Cina.

Una grande colata di cemento, per costruire una diga di proporzioni gigantesche, minaccia i pescatori birmani. Minaccia il loro grande fiume, l’Irrawaddy, che dà vita e sostentamento a milioni di persone. Ma è anche la scintilla che riaccende le voci e le speranze di poeti, giornalisti e monaci birmani, proprio nei giorni dell’anniversario della “rivoluzione zafferano”, repressa nel sangue quattro anni or sono.

Zambia al voto. L’opposizione vuole togliere il rame ai cinesi

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Francesca Gnetti

AFRICA. Il presidente uscente, Banda, vanta una crescita del 7% del Pil, ma il 60% degli abitanti vive con due dollari al giorno. Lo sfidante Sata propone una super tassa sulle miniere.

Una più equa distribuzione della ricchezza che arriva dai giacimenti di rame è la sfida che si gioca in Zambia dove si è tornati a votare per eleggere il nuovo presidente, rinnovare i 150 seggi del Parlamento e oltre mille consiglieri locali. La massima carica dello Stato è faccenda ancora una volta di due politici di lungo corso, rivali da sempre: il presidente uscente Rupiah Banda e Michael Sata, ambedue 74enni. Gli altri otto candidati non sono in grado di impensierire il Movimento per la democrazia multipartitica (Mmd), al potere da vent’anni.

Cina, scontri e cortei contro l’inquinamento

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Andrea Pira

AMBIENTE. La protesta ha fatto chiudere una fabbrica di pannelli che immetteva rifiuti tossici nelle acque. Che ora promette la bonifica.

Se la Cina vuole costruire una ‘società armoniosa’, deve iniziare dall’ambiente. La protesta che nella provincia orientale del Zhejiang ha costretto alla chiusura temporanea di un impianto per la produzione di pannelli solari, perché inquina un fiume nelle vicinanze della città di Haining, è la prova che i cinesi incalzano il governo affinché mantenga l’impegno di promuovere uno sviluppo sostenibile.

La Cina fa shopping in Italia. Ora spunta nell’affare Ponte

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Alessia Candito

AMBIENTE. Per il ponte sullo stretto di Messina ci sarebbe un forte interesse di China Investment Corporation interessata ad investire nelle infrastrutture del nostro Paese.

Ci potrebbero essere i cinesi nel futuro del Ponte sullo Stretto. Trent’anni dopo la costituzione per decreto della società Stretto di Messina e dopo aver mandato in fumo oltre 400 milioni di euro in progetti, consulenze e pubblicità, è iniziata la questua internazionale per finanziare il Ponte che non c’è. Allo stato, neanche sulla carta.

Il fotovoltaico made in China alla ricerca di nuovi mercati

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Andrea Pira

ENERGIA. Conquista africana: nuovi progetti per 70 miliardi di euro in quaranta Paesi del continente sono stati approvati da Pechino. Che cerca sbocchi per un’industria che tira.

Foraggiato da miliardi in prestiti governativi, il settore del fotovoltaico cinese, in continua espansione, cerca nuovi sbocchi. E l’Africa rappresenta quello ideale. Le aziende cinesi sono ormai il primo investitore nell’industria di settore. Pannelli fotovoltaici “made in China” alimentano l’illuminazione per le strade del Sudan, montati sui tetti di scuole e ospedali, o addirittura nei campi profughi dell’Onu. Progetti per oltre 70 milioni di euro in 40 nazioni africane sono stati approvati a giugno.

Furti, superstizione e arsenico. I rinoceronti ancora nel mirino

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Bruno Picozzi

IL CASO. In Cina, Vietnam e Sudafrica i bracconieri continuano a spadroneggiare. Mentre i fondi per la conservazione della specie diminuiscono a causa della crisi. Sempre più vicino il rischio estinzione.

«Un corno di rinoceronte vale più dell’oro», titolava ieri in prima pagina il Jornal de Notícias. «Più di molte opere d’arte o del traffico di droga», ribadiva sul Público Carlos Dias, coordinatore della polizia giudiziaria di Coimbra. Ragione di tali giudizi, un’indagine internazionale durata vari mesi e culminata ieri nell’arresto all’aeroporto di Lisbona di due australiani, padre e figlio, presi con sei corni nel bagaglio per un valore stimato di mezzo milione di euro.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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