Israele, no alla “Flotilla aerea”. Tensione allo scalo di Tel Aviv

Enrico Campofreda

Medio Oriente. Bloccati agli aeroporti di partenza a Roma, Parigi e Ginevra i pacifisti pro Gaza. Le compagnie avevano ricevuto i nomi «dei provocatori» in delle liste fornite dallo Stato sionista

Fermati agli aeroporti di Parigi, Ginevra, Roma dalle polizie locali. Arrestati al Ben Gurion di Tel Aviv che a detta del parlamentare palestinese Mustafa Barghouti diventa «un avamposto militare». È questa l’accoglienza riservata da Israele agli attivisti internazionali che, dopo il blocco imposto nei porti ellenici alle navi della Freedom Flotilla2, si davano appuntamento in Cisgiordania per l’iniziativa “Benvenuti in Palestina”.

Così i veleni delle colonie uccidono la Cisgiordania

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. La terra degli ulivi vive una lenta morte ambientale a causa della deforestazione
e dell’inquinamento prodotti dalle industrie israeliane. I dati drammatici raccolti dall’ong Pengon.

Le proprie case giù, demolite. Quelle dei coloni su, costruite. È quanto in Cisgiordania ogni giorno osservano occhi palestinesi umiliati e impotenti. Accanto al muro politico dell’apartheid e quello in cemento di Sharon, la terra degli ulivi sta vivendo una lenta morte ambientale. Lo denunciano da tempo ong impegnate nei Territori Occupati come Pengon. Ecco alcuni dei danni: deforestazione e sradicamento degli alberi, esaurimento di risorse idriche, inquinamento con acque reflue, trasferimento illegale di rifiuti pericolosi.

Tel Aviv, il business infinito delle costruzioni oltre il muro

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Annalena Di Giovanni da Beirut

ISRAELE. Il governo Netanyahu dà il via ai cantieri per la costruzione di 600 nuove abitazioni in Cisgiordania.
Hillary Clinton ammette: «Non abbiamo una bacchetta magica per la pace fra israeliani e palestinesi».

Sarà una festa di prestiti, mutui, finanziamenti di ogni genere, interessi a palate, e tante nuove banche da aprire fra le villette a schiera: se c’è qualcuno che si sfrega le mani, in questi giorni di amarezza in Medio Oriente, sono proprio loro: le banche israeliane.

Nella scuola di bambù

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Ilaria de Bonis

GERUSALEMME. Nel deserto della Cisgiordania, ad Abu Hindi, due Ong italiane, insieme ad istituzioni e alla Cei, hanno ricostruito l’istituto del villaggio solo con materiali naturali. Ma ora servono nuovi fondi.

Riham, Kholod, Amani e gli altri bambini di Abu Hindi arrivano lentamente in groppa ai loro asini bianchi. Li parcheggiano nel recinto di deserto accanto alle baracche di legno e lamiera. Poi entrano a scuola. Quella nuova. Fatta di paglia e terra cruda, bambù e plexiglas. Aule e muri che non scottano come quelli degli anni passati. Aria fresca e finestre grandi. Per guardar fuori. Le capre, i cammelli e la casa del muhtar. Per il resto, solo lamiere, teli e stracci a far da tetto, panni sporchi, recinti, rari ciuffi d’erba.

Usa, 400 milioni di dollari per l’elemosina ai palestinesi

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Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Obama consegna un assegno ad Abu Mazen. Oltre la metà della cifra (240 milioni) andrà in agevolazioni ai mutui per l’acquisto di case in Cisgiordania. Solo 30 milioni destinati a Gaza.

«L'importante è mantenere gli occhi fissi verso l’orizzonte». Con queste parole, dopo aver firmato un assegno da 400 milioni di dollari «per le sofferenze dei palestinesi», il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha congedato il leader dell’Autorità palestinese, l’Anp, Mahmoud Abbas.

Un apolide nel deserto

Annalena Di Giovanni

LA STORIA. Esce di prigione ma una legge di Tel Aviv lo inquadra come palestinese “infiltrato” in Cisgiordania. Ahmad è deportato a Gaza, qui il governo non lo accetta per denunciare il caso alle associazioni umanitarie.

Di tutti i sogni che poteva coltivare, questo era l’ultimo degli epiloghi per il giorno del suo rilascio. Nove anni di prigionia, di interrogatori, di pasti freddi, punizioni corporali e giornate interminabili a guardare gli scarafaggi che esploravano gli angoli della sua cella, per poi ritrovarsi con le dita infilate fra le maglie di una rete di sicurezza, a cielo aperto, con una tenda per dormire e nessuna notizia della famiglia. È successo a Ahmad Sabah.

Via gli arabi dalle colonie, arriva una legge ad hoc

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. Da ieri è passibile di deportazione o incriminazione qualsiasi detentore di una carta d’identità “non in regola” in Cisgiordania. Nessun problema per chi ha un ottavo di sangue ebraico.

La notizia ha fatto talmente scalpore che persino il premier palestinese Salam Fayyad, nonostante l’empasse politica che congela l’Autorità nazionale palestinese, si è duramente espresso contro Israele. Al punto che la guerra è passata in secondo piano per un giorno, come l’uccisione di un combattente islamico di Gaza da parte dell’esercito di Tel Aviv.
 

Dalla terra, energia geotermica per le case della Cisgiordania

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Monica Maralis

AMBIENTE. Oltre 500 abitazioni popolari a basso costo nel cuore dei Territori Occupati. Questo il progetto di Khaled Sabawi, architetto palestinese di venticinque anni. «Il distretto sfrutterà il calore della crosta terrestre e del Sole».

«Vivere in Cisgiordania costa. Un affitto può raggiungere i mille euro al mese, riscaldamento e bollette del gas alle volte superano i 500 euro a trimestre. Noi vogliamo costruire delle case popolari che prendano l’energia direttamente dalla terra e che non costino oltre gli 80mila dollari ad appartamento». Khaled Sabawi, venticinque anni, occhi e capelli nerissimi e un accento british, è un ingegnere palestinese che ha vissuto e studiato a Waterloo, in Canada. Si è specializzato in sistemi a energia rinnovabile.

Silvio, l’amico di tutti

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Annalena Di Giovanni

DIPLOMAZIA. Berlusconi riparte da Israele dopo aver attaccato l’Iran davanti alla Knesset e giustificato la guerra a Gaza come atto di difesa. Ma poi in Cisgiordania afferma: «Giusto piangere le vittime palestinesi come le vittime della Shoah».

Un vecchio detto arabo avverte che quando si urla, più si alza la voce e meno si viene ascoltati. Dev’essere il caso del nostro premier, perché salvo un paio di articoli sulle testate israeliane, la stampa mediorientale ha largamente ignorato l’afflato intransigente di Berlusconi a Tel Aviv.

In Palestina, alla ricerca di autonomia economica

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Enrico Campofreda

VOLONTARIATO. L’italiana Vento di terra in Cisgiordania porta avanti un progetto calzaturiero equo e solidale. Nei Territori l’anno scorso altre 5.000 persone sono diventate disoccupate. Il 70 per cento di loro non ha un lavoro.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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