Che impatto ha sul mondo il tuo carrello della spesa?

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Emanuele Bompan

CONSUMO ETICO. Daniele Pernigotti, autore di Carbon Footprint. Calcolare e comunicare l’impatto dei prodotti sul clima, spiega come un’etichetta possa cambiare la lotta al global warming.

Mentre si dovrà attendere il 2020 per un trattato legalmente vincolante per tagliare le emissioni di gas serra, la Terra non attende. Cosa fare quindi per poter promuovere un’azione dal basso per cercare di contenere le emissioni di anidride carbonica o di monossido di carbonio?

Cibo e clima. Le priorità ignorate dai G20

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Susan Dabbous

SUMMIT. Aumento delle riserve alimentari per abbassare i prezzi e fondi per la mitigazione del global warming i grandi assenti a Cannes.

Cannes, il giorno dopo. Tra gli orfani delle politiche ambientali e sociali la delusione è più forte delle altre volte. Non è il solito vertice in cui molto si promette e poco si fa, quello che si è concluso ieri è stato un summit dove le 20 economie più forti, che rappresentano insieme il l’80 per cento del Pil mondiale, sui disastri ambientali in corso non hanno speso una parola.

«Occupazione? Molto meglio il conto energia»

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Vincenzo Malacrinò

TESTIMONIANZE. Carmen Ramirez Boscan (Colombia): «Basta morire nelle miniere». Barillà (Legambiente): «Non si può barattare la salute o la dignità». Midulla (Wwf): «Devastante per il clima».

«Stanno assassinando la madre terra». Queste le parole di Carmen Ramirez Boscan, la giovane colombiana venuta fino a Saline per gridare la rabbia di chi vive in un paese su cui pesa il macigno di una delle più grandi miniere di carbone. «Nella mia terra, la gente muore per il carbone; non possiamo permettere che altro sangue sia versato, per una energia sostituibile dalle rinnovabili». Carmen Boscan sta girando il mondo per urlare “basta carbone”; a questa vergogna che porta solo danni all’uomo e al pianeta.

«Al clima che cambia opporre scelte sensate»

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Dina Galano

INTERVISTA. Dietro la tragedia ligure, «scempi irragionevoli del territorio». Le forti piogge, invece, «conseguenza di un nuovi equilibri energetici». Lo afferma Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea.

«Questo Paese è fondato sulla Protezione civile». Per spiegare quanto poco l’Italia sia consapevole dei rischi e delle conseguenze del climate change, il climatologo dell’Enea Vincenzo Ferrara ricorre a una metafora: «Quando viene buttata nel pentolone d’acqua bollente, la rana salta immediatamente fuori. Se, invece, viene messa in acqua fredda che lentamente si riscalda, ecco che si abitua al graduale innalzamento della temperatura e non si accorge di arrivare a cottura».
 

Nebbia ancora fitta per il summit di Durban

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Emanuele Bompan

AMBIENTE. Dal 23 novembre in Sudafrica ci si ritrova a negoziare gli accordi sul clima. «Non possiamo permetterci un fallimento» dice la voce corale. Ma i “se” e i “ma” restano tanti.

La società civile si prepara alle proteste contro i negoziati sul clima, Cop17, che si terranno dal 27 novembre a Durban in Sud Africa. Per il responsabile clima di Greenpeace Tove Ryding «non ci saranno accordi ambiziosi a Durban. Speriamo ci siano risorse con cui continuare a costruire un accordo il più velocemente ed umanamente possibile». Ma per tante altre associazioni il processo è stantio ed è giunto il tempo di dare la scossa.

Clima, la strada per Durban è ancora lunga

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Emanuele Bompan

CLIMATE CHANGE. A Panama si prepara il vertice sudafricano. Molti ancora i nodi da sciogliere. Quello più intricato riguarda i meccanismi per determinare i tagli volontari alle emissioni di gas.

Fino a venerdì a Panama City negoziatori e sherpa si sono dati appuntamento per il terzo incontro preparatorio del 2011 sui negoziati ONU sul clima di alto livello, la Conference of Parties, giunta al suo diciassettesimo appuntamento, destinato ad essere ospitato a Durban, Sud Africa il prossimo dicembre.

I ghiacciai d’Italia sono in serio pericolo

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Marco De Vidi

CLIMA. Il volume totale è diminuito del 37 per cento in 24 anni, le superfici del 16. Ecco i dati presentati al Forum di geologia a Torino.

I ghiacciai italiani si stanno ritirando rapidamente e i dati su volumi ed estensione appaiono allarmanti. Negli ultimi 24 anni, infatti, il volume totale delle superfici ghiacciate è diminuito del 37 per cento. Questi dati sono stati presentati da Carlo Baroni, presidente del Comitato glaciologico italiano (Cgi), in occasione di Geoitalia 2011, Forum di scienze della terra che vede riuniti a Torino oltre 1500 geologi da tutto il mondo.

Negli oceani il segreto del global warming

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Marco De Vidi

CLIMA. Una ricerca dimostra che le profondità marine assorbono parte del calore che entra nell’atmosfera, portando a brevi periodi di temperature stabili. Ma l’innalzamento complessivo dovuto all’effetto serra non è in discussione.

Le profondità oceaniche assorbono il calore e “nascondono” il riscaldamento globale. L’innalzamento delle temperature in atmosfera non appare infatti sempre lineare, ma si riscontrano dei momenti di “pausa”, in realtà solo apparente. Nei prossimi decenni si registreranno brevi periodi caratterizzati da temperature mediamente stabili, o addirittura in diminuzione, e ciò proprio a causa della presenza degli oceani.

Nel 2100 Berlino come Roma. L’Italia sembrerà il Nordafrica

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Marco De Vidi

CLIMA. Gli studiosi riuniti a Trento parlano dell’innalzamento delle temperature e degli effetti su flora e fauna. Ma la principale minaccia alla biodiversità resta il comportamento dell’uomo.

Entro la fine del secolo l’impatto dei cambiamenti climatici sarà tale che una città come Berlino avrà un clima tipicamente mediterraneo analogo a quello di Roma. E la nostra capitale presenterà temperature simili a quelle che si registrano oggi ad Algeri, Tripoli, Tunisi, o di regioni come l’Andalusia. A dirlo sono Wilfierd Endlicher dell’università berlinese di Humboldt e Massimiliano Fazzini, climatologo dell’ateneo di Ferrara, che hanno presentato a Trento le proiezioni di alcuni studi sul cambiamento climatico.

Gli Usa e il climate change. Una difficile partita politica

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Emanuele Bompan

INCHIESTA. I tagli voluti dai Repubblicani al Dipartimento di Stato e alle agenzie Onu per il clima metterebbero a rischio la lotta al global warming. Ecco i protagonisti del braccio di ferro.

Gli Usa rivestono da sempre una posizione controversa all’interno dei negoziati sul clima, promossi all’interno dell’Unfccc, la convenzione quadro Onu sul cambiamento climatico. Bill Clinton non riuscì a firmare nessuna legge per diminuire il numero di emissioni climalteranti made in Usa, George W. Bush, per otto anni si oppose strenuamente ad ogni regolamentazione delle emissioni, evitando la ratifica del protocollo di Kyoto.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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