«Occupazione? Molto meglio il conto energia»

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Vincenzo Malacrinò

TESTIMONIANZE. Carmen Ramirez Boscan (Colombia): «Basta morire nelle miniere». Barillà (Legambiente): «Non si può barattare la salute o la dignità». Midulla (Wwf): «Devastante per il clima».

«Stanno assassinando la madre terra». Queste le parole di Carmen Ramirez Boscan, la giovane colombiana venuta fino a Saline per gridare la rabbia di chi vive in un paese su cui pesa il macigno di una delle più grandi miniere di carbone. «Nella mia terra, la gente muore per il carbone; non possiamo permettere che altro sangue sia versato, per una energia sostituibile dalle rinnovabili». Carmen Boscan sta girando il mondo per urlare “basta carbone”; a questa vergogna che porta solo danni all’uomo e al pianeta.

Saldo negativo. Il Pianeta ha i conti “in rosso”

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Gianna Pontecorboli

SCENARI. E' il 27 settembre, oggi, l’”Earth Overshoot Day”, il giorno in cui la Terra inizia a vivere al di sopra dei propri mezzi.

Per la maggior parte degli abitanti del pianeta terra, il 27 settembre sarà un giorno come tutti gli altri. E il 28, giovedi, gran parte di loro riprenderà le attività consuete come guidare la macchina, accendere la luce, preparare e consumare una buona colazione e una sostanziosa cena.

Colombia, la dura lotta dei minatori del Cauca

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Barbara Meo Evoli

REPORTAGE. I lavori per la costruzione della più grande centrale idroelettrica nel nord del Paese minacciano la vita di intere comunità e villaggi. Ma i futuri sfollati non si danno per vinti.

E' l’alba sulle sponde del fiume Cauca nel nord della Colombia e migliaia di minatori si dirigono verso la riva ricca d’oro inerpicandosi fra le rocce con gli strumenti di lavoro in spalla. Fino al tramonto tutti i giorni della settimana le mani laboriose dei minatori scavano, spaccano pietre, lavano la terra alla ricerca del metallo prezioso che da secoli viene estratto nella zona.

Sorsi di libertà, dal Sudamerica all’Italia dei referendum

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Dina Galano

ACQUA. Un viaggio attraverso i movimenti di difesa dei beni comuni che inizia in Bolivia e Colombia e raggiunge il monte Amiata e le Alpi trentine. Oggi in “La visione dell’acqua”, per Nova Delphi editore.

«L'acqua appartiene alle terre che bagna» insegna la tradizione delle popolazioni andine. Dal Sud America indigeno, attraverso le lotte della Bolivia e il canto del popolo U’wa in Colombia, la discussione sull’"oro blu” arriva fino all’Italia dei referendum del 12 e 13 giugno.

Colombia, la terra dei fiori al ballottaggio presidenziale

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Bruno Picozzi

MONDO. Secondo e decisivo turno elettorale il prossimo 20 giugno. Un sondaggio di pochi giorni fa dava 7 punti di vantaggio al verde Mockus sul conservatore Santos. Ma in Colombia non si può prevedere cosa accadrà, perché il cuore pulsante del Paese non è tra i palazzi di Bogotà ma nelle campagne, dove i turisti non arrivano e i sondaggi nemmeno. Questo Paese sembra avere comunque una grande voglia di cambiare.

Si dice Colombia, si pensa cocaina. È un’associazione d’idee inevitabile, come italiani uguale mafia». Lo diceva giorni fa una studentessa italiana, senza ironia e senza offesa, solo esprimendo qualcosa che in fondo è nella mente di tutti.

Vittime delle Autodifese unite

Andrea Fagioli

COLOMBIA. Un rapporto dell’unità speciale della procura getta una prima luce sui morti e i desaparecidos causati dai membri dell’organizzazione paramilitare di estrema destra. Si parla di 30mila omicidi e 2.500 sparizioni. Una cifra destinata a crescere.

Oltre 30mila omicidi confessati e 2.500 desaparecidos, soprattutto contadini, sindacalisti, dirigenti politici e funzionari pubblici. Le cifre, però, potrebbero essere molto al di sotto di quelle reali. I dati, resi noti martedì da un rapporto dell’unità speciale della procura colombiana, si riferiscono alle vittime delle Autodifese unite della Colombia (Auc), i paramilitari di estrema destra che hanno accettato di sciogliersi in cambio di sostanziosi sconti di pena concessi dalla legge di Giustizia e pace.

«E' necessario cambiare». La crisi della guerra alle droghe

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Grazia Zuffa

POLITICHE. Gli ex presidenti di Brasile, Colombia e Messico firmano un documento che riconosce il fallimento della war on drugs e auspica un cambio di rotta. Evo Morales chiede la fine della proibizione sulle foglie di coca. Segnali di speranza dagli Usa.

Dopo quasi trent’anni di doloroso conflitto, la “guerra alla droga” sta per finire? Sembra di sì, visto che i segnali di armistizio provengono dagli Stati Uniti, che questa guerra a suo tempo l’hanno dichiarata ed esportata in tutto il mondo; e dall’America Latina, che più ne ha subito e ne subisce le disastrose conseguenze. Cominciamo da quest’ultima.

Il grande affare dei sequestri

Alessio Nannini

RAPPORTO. Aumentano i casi di rapimenti nel mondo. Secondo un’inchiesta realizzata da due agenzie assicurative britanniche, negli ultimi dieci anni c’è stato un incremento del 300 per cento. Soprattutto in Colombia, dove la prigionia è da sempre un business.

Una ricerca congiunta di Hiscoux Group e Control Risk Group - la prima una società d’assicurazione affiliata ai Lloyd’s di Londra, la seconda una società di consultazione che si propone di prevenire i rapimenti - ci informa della vertiginosa ascesa dei sequestri nel mondo: nel corso degli ultimi dieci anni, si legge nel documento, l’aumento dei rapimenti è stato di circa il trecento per cento. Dai 1.492 casi segnalati nel 1998, si è arrivati ai 5.866 degli scorsi dodici mesi.

Un continente ancora in lotta per conquistare l’indipendenza

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Bruno Picozzi

AMERICA LATINA
Dalla Bolivia al Venezuela, dall’ Ecuador al Paraguay, la posizione è chiara: rigettare l’ingerenza di Washington. Mentre la Colombia di Álvaro Uribe decide di aprire il suo territorio alle basi militari statunitensi.

 

Mamma, ho perso l'aereo

Alessio Nannini

CALCIO
— Un rietro che rasenta la finzione cinematografica. —

Nella vittoria della Colombia per uno a zero ai danni del Perù non c’è nulla di particolare. I gialloblù allenati da Eduardo Lara inseguono il quarto posto dell’Argentina nel girone unico di qualificazione al Mondiale sudafricano, mentre i peruviani giacciono senza ambizione in fondo alla classifica.

Ciò che rasenta la finzione cinematografica è quello che è successo l’indomani, quando gli ospiti erano attesi per il ritorno a Lima. Le procedure sono avvenute senza problemi: trasporto via bus al terminal, check-in, volo, atterraggio.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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