La rottura storica del 25 luglio 1943

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Franco Astengo (Inserto domenicale)

MEMORIA. In quella data il Gran consiglio del fascismo mette in minoranza Mussolini. Non fu congiura ma un vero colpo di Stato che consentì la ricostruzione dei partiti destinati a diventare l’asse della rinascita della vita democratica. Ma oggi quei partiti non ci sono più ed è in crisi pure il populismo.

Tra pochi giorni ricorrerà il sessantottesimo anniversario della caduta del fascismo. Nella notte tra il 25 ed il 26 luglio 1943, infatti, il Gran consiglio del Fascismo votò un ordine del giorno contrario a Mussolini. L’occasione però può essere colta per un salutare esercizio della memoria. Quei fatti del 25 luglio 1943 non possono essere semplicisticamente ricordati attraverso quella che generalmente viene ricordata come “una congiura di palazzo”.

Miguel Littin e il Cile dei senza nome

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Alessia Mazzenga

CINEMA. Dawson Isla 10, la pellicola del più militante dei registi cileni si interroga sulla fine di un sogno al tempo del colpo di Stato di Pinochet.

Miguel Littin, il più più popolare e militante regista cileno vivente, torna al cinema con una nuova pellicola, Dawson Isla 10, (candidata a due Oscar e presentata alla passata edizione del Festival di Roma), che narra le tragiche conseguenze del colpo di stato cileno dell’11 settembre 1973.

Il monito dei ribelli: stop alle relazioni tra Roma e Damasco

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Susan Dabbous

INTERVISTA. Farid Ghadry, dissidente siriano ospite a Montecitorio: «All’Italia non chiediamo un intervento bellico con la Nato ma delle pressioni politiche per favorire un colpo di Stato militare».

Farid Ghadry è nato ad Aleppo 57 anni fa ed oggi è il leader del Partito riformista siriano, movimento di opposizione che guida dagli Stati Uniti, dove vive da oltre trent’anni. Ieri mattina è stato ricevuto dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che si è impegnato a sollevare il problema della violazione dei diritti umani in Siria. Nel 2007 Ghadry è stato ospite anche del Parlamento israeliano: da allora è stato accusato di alto tradimento dal dittatore Bashar al Assad e ha perso la cittadinanza.

In Niger un colpo di Stato legato al business nucleare

Paola Mirenda

AFRICA. Il presidente Mamadou Tandja è stato destituito giovedì dai militari. Il suo mandato era scaduto a dicembre ma la modifica alla Costituzione e lo scioglimento del Parlamento lo avevano mantenuto al potere. Ora il suo tempo è finito.

Tesa ma finora calma la situazione a  Niamey, dove da ieri vige il coprifuoco dopo il colpo di Stato di giovedì che ha portato all’arresto del presidente Mamadou Tandja e del suo luogotenente, confinati ora in una caserma a 20 chilometri dalla capitale. Le strade sono pressoché deserte, mentre la radio ufficiale, Voix du Sahel, diffonde da giovedì alle 18 musica militare.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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