La lezione della piazza del 15 ottobre a Roma

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Flavio Lotti

COMMENTI. Fermarsi a condannare la violenza non è sufficiente. In Italia c’è una crisi della democrazia che richiede regole nuove. E un impegno condiviso.

C’è qualcosa di realmente pericoloso nella violenza che sabato scorso si è abbattuta sulla manifestazione di Roma. è l’idea che le cose che non si possano più cambiare, che si possano solo distruggere, che la politica sia la cosa più sporca e inconcludente che esista, che i politici e le forze politiche siano tutti uguali e che, in fondo, anche tutti gli altri siano complici e compromessi.

Ustica, l’unica certezza è che non fu una bomba

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Vincenzo Mulè

SEGRETI. Rese note ieri le motivazioni della sentenza che ha condannato lo Stato italiano a risarcire i parenti delle vittime della strage.

La sera del 27 giugno 1980 sui cieli italiani era presente «una situazione aerea complessa che può avere consentito l’inserimento di un velivolo nella scia del Dc9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar, ed una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del Dc9». Sono state rese note ieri le motivazioni della sentenza che lo scorso 10 settembre ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento dei familiari delle vittime di Ustica.

La Exxon ha inquinato le falde. «Così ho sconfitto i petrolieri»

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Fiorella Belpoggi

LA LETTERA. Il colosso è sotto accusa per aver sversato 100mila litri di benzina nel sottosuolo e contaminato l’acqua. Fondamentale per la condanna la testimonianza in aula di un’esperta italiana.

Lo scorso anno sono stata chiamata negli Usa per una deposizione e poi invitata a partecipare come testimone principale ad un processo sul caso della cittadina di Jacksonville e l’inquinamento da Mtbe (metil-ter-butil-etere) subìto, un additivo ossigenato della benzina verde che ha sostituito il piombo come ottimizzatore di ottani. I nostri dati sono gli unici prodotti da un laboratorio indipendente che riguardino gli effetti cancerogeni.

L’Italia verso la condanna sui respingimenti in mare

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Dina Galano

IL CASO. Ieri l’ultima udienza del ricorso di 24 profughi alla Corte europea, rimandati indietro nel 2009. La difesa di Stato: «La Libia, un Paese sicuro».

Ermias Berhane è uno dei 24 migranti di origine eritrea e somala che sono ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il governo italiano. Il 6 maggio 2009, insieme a circa 200 persone, Berhane è stato respinto a 35 miglia a sud di Lampedusa dalle motovedette italiane e riportato nella Libia del Colonnello. Ora, con l’arrivo delle bombe e dopo quasi due anni di detenzione e trattamenti di tortura, ha ritentato lo stesso viaggio attraverso il Mediterraneo.

Radio Vaticana, la Corte conferma la condanna

Rossella Anitori

ELETTROSMOG. I giudici della Cassazione hanno respinto la richiesta di assoluzione obbligando l’emittente a risarcire gli abitanti di Cesano e delle zone limitrofe. I comitati: ora un nuovo dossier.

Il “peccato” è stato commesso: non c’è dubbio. La IV sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a Radio Vaticana. L’emittente della Santa sede è stata accusata di “getto pericoloso di cose” per l’emissione nociva di onde elettromagnetiche in relazione agli impianti a nord di Roma. I giudici hanno respinto la richiesta di assoluzione obbligando l’emittente a risarcire gli abitanti di Cesano e delle zone limitrofe, a cui la radio che veicola il messaggio evangelico nel mondo ha causato non pochi problemi.

Si va a processo, con una condanna e 12 imputati

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Dina Galano

CASO CUCCHI. Due anni di reclusione inflitti per direttissima a un funzionario penitenziario. L’udienza preliminare di ieri si è chiusa anche con i rinvii a giudizio per tutti gli altri indagati.

E' arrivata la prima condanna nel procedimento penale che indaga sulle responsabilità della morte del 31enne Stefano Cucchi, avvenuta nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini di Roma a soli sei giorni dall’arresto per droga. Nell’udienza che precede il processo - la cui data d’inizio è fissata per il prossimo 24 marzo - il giudice ha infatti disposto che il funzionario del Dipartimento penitenziario, Claudio Marchiandi, accusato di abuso d’ufficio e falso dovrà scontare due anni di reclusione.

Cuffaro, triste epilogo. Condanna a sette anni

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Talpe alla Dda della Procura di Palermo: la Cassazione conferma la sentenza d’appello per l’ex presidente della Regione Sicilia accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.

E' caduto in maniera fragorosa. E dolorosa. Come nel suo stile. Sulla stessa linea tracciata da Cesare Previti. Totò Cuffaro da ieri non è più, di fatto, un senatore della Repubblica italiana. La seconda sezione penale della Corte suprema di Cassazione ha condannato l’ex governatore della Sicilia a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio nell’ambito del processo “talpe alla Dda”.

Se Cesarone Geronzi riesce a farla franca

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Giorgio Mottola

PARMALAT. Secondo i magistrati è uno dei maggiori responsabili del fallimento dell’industria di Collecchio, ma nessuno ne parla più. All’opinione pubblica sembra bastare la condanna di Tanzi.

C'è un nome che è completamente scomparso nelle cronache degli ultimi mesi sul caso Parmalat. È quello di Cesare Geronzi. Ex numero uno di Capitalia, presidente di Generali Assicurazioni, estremamente influente in Mediobanca è, senza esagerare, uno degli gli uomini più potenti d’Italia. Callisto Tanzi durante gli interrogatori lo indicò ai magistrati come «uno dei principali responsabili del fallimento» della sua azienda.

«Sakineh giustiziata oggi». Si cercano riscontri in Iran

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Annalena Di Giovanni

DIRITTI. Il Comitato contro le esecuzioni lancia l’allarme: le autorità di Teheran hanno autorizzato la condanna a morte che sarà eseguita nella prigione di Tabriz. Ancora in carcere suo figlio Sajad

E' morta anche l’ultima speranza per Sakineh Ashtiani, la vedova di Tabriz accusata nel 2006 di aver partecipato all’omicidio del marito e di aver intrattenuto due relazioni extra-matrimoniali imputabili con la pena morte per lapidazione.

Iraq, per Tareq Aziz arriva la condanna a morte

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. È stato riconosciuto colpevole di omicidio intenzionale, tortura e sparizione forzata di cittadini. La sentenza è l’atto finale di un calvario di sette anni, fatto di detenzione senza accusa e isolamento.

Condannato a morte per omicidio intenzionale, tortura e sparizione forzata di cittadini. A meno che un miracolo non lo salvi entro 30 giorni, Tareq Aziz, ex-braccio destro di Saddam Hussein, è da ieri l’ultimo esponente del regime a essere stato spedito nel braccio della morte dall’Alto tribunale iracheno. Anomala creazione giuridica messa a punto durante l’amministrazione americana in Iraq, la corte è formata infatti da giudici statunitense in base a norme scritte nel 2004, che hanno fatto sostanzialmente carta straccia del Codice penale iracheno.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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