Giù le mani dal Terzo settore

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Francesco A. De Stefano

MANOVRA. Il presidente di Banca Etica Ugo Biggeri critica con forza le misure del governo che penalizzeranno le cooperative: «Se saranno approvate assisteremo a un vergognoso attacco ai cittadini più in difficoltà».

«Basta colpire cittadini fragili e imprese sociali. A pagare sia chi ha innescato la crisi». è questo l’appello diffuso nelle ultime ore da Banca Etica, l’ istituto di credito interamente dedicato al Terzo Settore. Un appello ed un monito al tempo stesso che arriva a gamba tesa mentre il Parlamento si appresta a vagliare la misura inserita nella manovra economica in base alla quale si prevede un peggioramento del regime fiscale per le cooperative.

Sotto attacco i beni confiscati alla camorra

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Vincenzo Mulè

CASERTA. Negli stessi giorni in cui si svolge il Festival dell’impegno civile, le cooperative che gestiscono i terreni sottratti alla criminalità denunciano le pressioni operate da Stato e mafia.

C'è un modello Caserta lontano da quello strombazzato dal governo. Di questo, e anche di altro. si discute in questi giorni in Campania, dove è in corso la quarta edizione del festival dell’impegno civile, rassegna che si svolge interamente in terreni confiscati alla camorra. Il modello Caserta in questione è quello che vede sotto attacco proprio i beni sottratti alla criminalità organizzata. Un’azione che ha visto in prima linea i rappresentanti locali delle istituzioni.

Riappropriarsi del territorio si può. E con ottimi risultati

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Pietro Nardiello

BUONA POLITICA Casal di Principe: terreni agricoli confiscati alla camorra dati in gestione ad alcune cooperative con l’obiettivo di un prodotto biologico. La raccolta delle pesche destinata a un centro di trasformazione del salernitano che ne farà confetture, marmellate e succhi di frutta. A colloquio con alcuni operatori impegnati in questa originale forma di riuso dei beni della criminalità. Ma è solo l’inizio di un difficile cammino.

Si racconta che quando il gruppo di fuoco capeggiato dal boss Giuseppe Setola, appartenente all’ala stragista del clan dei Casalesi, transitava per le strade di questi paesi “fuggendo” alla morsa tesa dalle forze dell’ordine, preferiva far notare la propria presenza suonando il clacson dell’autovettura ed esponendo fuori dal finestrino le mani simulando un gesto di saluto per poi far perdere velocemente le proprie tracce rifugiandosi in un covo sempre diverso.
 

Raccolta dei vestiti usati, le mani della camorra sul business

Francesco Caponi

IL CASO
— Sono centinaia i quintali di indumenti mai arrivati nelle mani di chi ne aveva veramente bisogno. —

Si scelgono i vestiti migliori, quelli senza buchi, i meno lisi, capi anche firmati che dovrebbero arrivare nelle mani di chi ne ha più bisogno. Questi vestiti però, invece di arrivare ai centri di distribuzione accreditati, passano per le mani di organizzazioni criminali che li selezionano accuratamente e li rivendono nelle piazza dell’usato delle nostre più grandi città.

Il prezzo della coerenza e i dilemmi di un educatore

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Danilio Chirico

LUOGHI PRECARI
— 35 anni, campano di Nola, trapiantato a Roma, Pasquale Biancardi, una laurea in sociologia, racconta il suo slalom esistenziale. «Anche nelle cooperative che gestiscono i servizi sociali devi sceglierti una corrente come nei partiti, altrimenti sei fritto», dice con rammarico. Ma il suo vero cruccio sono i bambini della sua città che vorrebbe avessero un’alternativa alla camorra: «Squattrinato come sono, rappresento davvero un modello positivo per loro?» —

«La cosa più triste è che io non me la sentirei di consigliare a qualcuno di diventare come me. A maggior ragione, non avrei il coraggio di dire a uno dei ragazzi a rischio di Nola che è quella mia la strada giusta». Parole dure, certo. Ma non sono il segno di un fallimento personale, piuttosto il ritratto senza ipocrisie di un Paese in cui per un educatore non è affatto scontato poter dire che il lavoro onesto è meglio del crimine.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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