L’inchiesta P4 trasferita nell’ex porto delle nebbie

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Eloisa Covelli

IL CASO. La procura di Napoli dovrà inviare a Roma una parte dei faldoni riguardanti le indagini su Bisignani, Milanese e Adinolfi. Lo ha deciso la Cassazione. Lepore contesta la decisione.

Si spezzetta l’inchiesta sulla P4 targata Woodcock-Curcio. La Cassazione ha stabilito che gli atti relativi all’ex capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, sono di competenza della procura romana. Vengono così sfilati da Napoli i documenti della cena dove il numero 3 del Corpo avrebbe incaricato Peppe Marra, amministratore dell’Adnkronos, di informare Luigi Bisignani dell’inchiesta a suo carico. Per la Cassazione quello che vale è il luogo dove è stato commesso il fatto.

La moratoria fa flop. Nuovo schiaffo al Cav

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Giorgio Frasca Polara

IL PALAZZO. Il Pdl tace a lungo sulla decisione della Cassazione, poi sbotta il senatore Malan: «Demenziale». Terzo polo, Api, Udc (e anche la rivista dei gesuiti): «Giusto andare a votare».

Un pugile pur suonato avrebbe reagito con maggior vigore di quanto non abbia saputo fare il centrodestra all’annuncio dell’ulteriore schiaffone a Silvio Berlusconi e al suo governo.

La Cassazione conferma, si vota anche sull’atomo

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Dina Galano

LA SENTENZA. Le norme inserite nel decreto “Omnibus” non escludono il ritorno al nucleare. Così la Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di abrogazione referendaria si applica alle nuova legge.

Il diritto di esprimersi sul ritorno al nucleare in Italia è stato riconsegnato ai cittadini. Con la pronuncia di ieri, infatti, la Cassazione ha definitivamente sciolto il nodo sull’ammissibilità del quesito referendario che interroga gli italiani sull’opportunità di nuove centrali. Il 12 e 13 giugno prossimi, quindi, a chi si recherà alle urne saranno fornite quattro schede: la prima sul nucleare, seguita dai due voti da esprimere per la ripubblicizzazione dei servizi idrici e dell’ultima sul legittimo impedimento.

Segue sul giornale in edicola...

Schermaglie nucleari in attesa della Cassazione

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Vincenzo Mulè

REFERENDUM. Ieri la Camera ha definitivamente approvato il decreto Omnibus. Ambientalisti all’attacco: è il cavallo di Troia con il quale il Governo vuole impedire la consultazione popolare.

Due blitz. Uno scontato, l’altro un po’ meno. Il primo si è consumato a reti unificate in concomitanza con l’inizio dei tg. Ed è stato quello ampiamente previsto e realizzato dalla maggioranza di governo con il definitivo via libera al decreto omnibus contro i referendum del 12 e 13 giugno.

Approvato l’omnibus. Referendum a rischio

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Giuliano Rosciarelli

POLITICA. Tiene la maggioranza sul voto di fiducia per la conversione in legge del decreto che affossa la consultazione sul nucleare. Ora la parola spetta alla Corte di Cassazione.

Con 313 sì, 291 no e 2 astenuti il governo ha portato ieri a compimento l’ennesimo tentativo di esproprio della sovranità popolare incassando alla Camera il voto di fiducia sul decreto omnibus che contiene, tra le altre cose una moratoria sul programma nucleare. Un tentativo, neanche troppo velato, di disinnescare la miccia referendaria rimandando a “tempi migliori” scelte così impopolari.

«L’abrogazione dell’Aula varrà per cinque anni»

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Dina Galano

INTERVISTA. Dietro l’iniziativa governativa «la truffa per far mancare il quorum». Ma se le leggi saranno cancellate dal Parlamento, gli effetti dureranno per un quinquennio. Parla Valerio Calzolaio.

«Decenni di dottrina e di studi di diritto costituzionale affermano che  l’eventuale abrogazione da parte del Parlamento delle norme su cui si chiede un referendum produce effetti giuridici per almeno cinque anni». L’intervento del ministro Romani e della maggioranza su nucleare e acqua pubblica, insomma, «è truffaldino».

Adesioni record per l’acqua

Rossella Anitori

REFERENDUM Oltre un milione di firme raccolte dal comitato promotore contro la privatizzazione delle risorse idriche. «Un risultato che segna un passo importante nella storia della partecipazione del Paese»

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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