Riparte l’inchiesta Borsellino. Ora si cerca chi ha depistato

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Andrea Palladino

COSA NOSTRA. La procura di Caltanissetta ha presentato ieri una memoria di oltre mille pagine ricostruendo il depistaggio nel processo per la strage di via D’Amelio. Si va verso la revisione.

Inizia ora la vera inchiesta sulla morte di Paolo Borsellino. La scoperta di un possibile depistaggio, attuato utilizzando le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino - che si autoaccusò di aver rubato l’automobile utilizzata nell’attentato, indicando nomi e circostanze oggi smentite dalla nuova inchiesta dei magistrati di Caltanisetta - riporta l’orologio al 19 luglio del 1992. Le indagini ripartono da lì, ma con il peso di una per ora ipotetica regia occulta che avrebbe suggerito la versione falsa dei fatti riferiti da tre testimoni nel corso del processo.

Nella galassia del padrino «discepoli» e nomi eccellenti

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Vincenzo Mulè

CRIMINALITA'. L’indagine, che due giorni fa ha portato al sequestro dei locali notturni più famosi di Milano, ha svelato il ruolo predominante di Guglielmo Fidanzati. La sua organizzazione criminale aveva il controllo quasi totale della movida.

E' parte della seconda generazione mafiosa quella che due giorni fa è stata fermata nell’operazione che ha portato al sequestro di alcuni tra i locali più conosciuti della movida milanese. Si va dal bar-ristorante Ricci e al Ricci light cafè, dal Lux al Van Gogh, dal Fox River all’Open Plaza, dal Papaja al ristorante Moscati dell’omonima via.

L’ombra di Mangano dietro la Milano da bere

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Andrea Palladino

RETROSCENA. Gli uomini di Cosa Nostra che gestiscono la movida di Milano erano in stretti rapporti con lo stalliere di Arcore. Negli anni ‘70 si incontravano tutti in un bar di via Sila.

Quella serata di fine novembre del 2010 per Ruby fu un vero fiasco, che di certo non si aspettava. Silvano Scalmana, gestore del Karma di Milano, aveva promesso un ingaggio non male, per quella che doveva essere la performance principale della serata: «Duemila euro, con regolare fattura», ha raccontato. Un buon investimento per il patron del Karma, visto che gli ingressi nella discoteca di punta della movida milanese quella sera raddoppiarono.

Cosa Nostra e diritti umani

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Patrizia Bonelli (L'Inkontro.info)

MAFIA. A diciannove anni dalla strage di via D’Amelio, un colloquio con Rita Borsellino sulla criminalità organizzata.

Luglio 1992, luglio 2011. Sono trascorsi diciannove anni dalla strage di via D’Amelio che costò la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta. Recentemente Rita Borsellino è stata premiata dall’associazione ambientalista Mediterranea con la “Menciòn Especial” per il suo impegno contro la mafia e per i diritti umani. L’abbiamo intervistata.
 

Sui rifiuti del Nord le mani di Cosa nostra

Vincenzo Mulè

ECOINCHIESTA. In quaranta Comuni di Liguria e Lombardia la gestione della spazzatura affidata a una società di Luigi Abbate, «uomo d’onore» del mandamento mafioso di Porta Nuova a Palermo.

La mente a Palermo, le braccia nel nord Italia. È durata oltre due anni l’inchiesta che ieri ha portato al sequestro di beni e attività imprenditoriali, per un valore complessivo di 22 milioni di euro, riconducibili a Luigi Abbate, «uomo d’onore» del mandamento mafioso di Porta Nuova. Le indagini hanno svelato come Cosa Nostra avesse il controllo di gran parte della gestione dei rifiuti nel Nord Italia.

Il Terzo polo è già in crisi

Giorgio Mottola

SICILIA. Dopo le notizie sui presunti rapporti tra Raffaele Lombardo e uomini di Cosa nostra, rischia di saltare la maggioranza in Regione che comprende Fli, Pd, Udc e Mpa. Il governatore: «Voglio essere ascoltato dai pm»

Tutti lo hanno indicato come  il più importante esperimento politico per il dopo Berlusconi, da adottare anche a livello nazionale, ma ora il laboratorio politico siciliano rischia di esplodere.

La solitudine del boss

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Si stringe il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro. L’operazione Golem 2 ha portato al fermo di 19 persone, tra le quali il fratello del presunto capo di Cosa Nostra, Salvatore, e ha minato alla base la rete di finacheggiatori.

Isolarlo. Per farlo uscire allo scoperto. E sperare nell’errore. È la strategia che le forze dell’ordine stanno tenendo nei confronti di Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993 e esponente di spicco della mafia siciliana.

Scacco al re Denaro

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Alessandro De Pascale

MAFIA. Ieri la Direzione investigativa antimafia ha sequestrato beni per 550 milioni di euro all’imprenditore Rosario Cascio, ritenuto vicino al capo di Cosa nostra. In 24 mesi 1,4 miliardi sono stati strappati all’ultimo boss stragista latitante.

Beni sequestrati del valore di 550 milioni di euro. Quella di ieri ai danni dell’imprenditore mafioso Rosario Cascio è solo l’ultima delle tre grandi operazioni con cui la Direzione investigativa antimafia (Dia), tenta di aggredire il patrimonio dell’uomo che gli inquirenti ritengono l’attuale capo di Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro.

Vito Ciancimino, diviso fra Servizi e Provenzano

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Pietro Orsatti

MAFIA. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo parla ormai da un anno e mezzo dei rapporti intessuti dal padre. Emerge un’area grigia con l’uomo politico al centro a fare da collegamento fra apparati e Cosa nostra. Anche sul caso Moro

Un fiume di parole che, a quanto risulta, si affianca a una mole altrettanto impressionante di documenti consegnati ai magistrati: questo il “contributo” di Massimo Ciancimino. Depositati i primi 23 verbali degli interrogatori effettuati dai pm di Palermo in relazione all’inchiesta fra la presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra.

«I colpi alla mafia non sono merito solo della politica»

Antonio Di Matteo
Pietro Orsatti

INTERVISTA. Antonino Di Matteo, pm a Palermo, che indaga sulle stragi dei primi anni Novanta, ci tiene a mettere in evidenza la professionalità e i sacrifici di magistrati e forze dell’ordine. E avverte su un rischio: «I provvedimenti governativi, alcuni già approvati e altri in discussione, potrebbero favorire il ricompattamento di Cosa nostra». Si riferisce al disegno di legge sulle intercettazioni, al controverso provvedimento sullo “scudo fiscale” e alla possibile riforma del Codice penale. E con lui parliamo pure delle dichiarazioni rese da Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato per le prossime settimane una serie di provvedimenti che andranno a costituire, queste le dichiarazioni alla vigilia di Capodanno, un piano per sconfiggere in poco tempo, definitivamente, la mafia. Questa affermazione muscolare del ministro si fonda sui numerosi successi conseguiti negli ultimi mesi e simboleggiati nella cattura di alcuni latitanti di spicco di Cosa nostra fra novembre e dicembre in Sicilia. Ma è davvero così?

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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