Il tesoro del dittatore e la rete delle cosche

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Andrea Palladino

'NDRANGHETA. L’operazione “Re Artù” della Dda di Reggio Calabria porta agli arresti venti persone, accusate di avere tentato di riciclare un titolo di credito da 870 milioni di dollari.

Ha l’apparenza di un banale foglio di carta, un po’ retrò, di color oro, con il timbro a fondo pagina del Credit Suisse. Ed ha in bella mostra una cifra da capogiro, 870 milioni di dollari, che considerando la data di emissione, il 14 agosto del 1961, oggi raggiungerebbe una ventina di miliardi di euro. È un titolo di credito collaterale, gira per l’Europa da decenni, apparteneva al dittatore indonesiano Sukarno e puzza tanto di fregatura.

Gli uomini delle ‘ndrine nei Palazzi del potere

Giorgio Mottola

CRIMINALITA'. Arrestato ieri Alessandro Figliomeni, ex sindaco di Siderno e affiliato alla cosca Commisso. Tra gli indagati anche un ex senatore, membro della Commissione Antimafia.

A Siderno, cittadina di quasi ventimila abitanti in provincia di Reggio Calabria, la ‘ndrangheta non aveva più bisogno di scendere a patti con l’amministrazione comunale. Nel maggio del 2006, la cosca dei Commisso aveva scelto di far diventare sindaco direttamente uno dei suoi uomini: Alessandro Figliomeni, in carica fino a pochi mesi fa. Non un semplice colluso, ma un esponente di primo piano del clan. All’interno della ‘ndrina, Figliomeni ricopriva infatti, secondo i magistrati, la posizione di santista.

Colpite le nuove alleanze

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Vincenzo Mulè

'NDRANGHETA. L’operazione Meta fotografa i nuovi assetti delle cosche reggine. Arrestati quaranta affiliati dei clan Condello e De Stefano-Libri. Un tempo rivali, ora alleati per affari. Il blitz scattato in quattro regioni.

E' costantemente l’ultimo tassello di ogni indagine sulla criminalità organizzata. È la zona grigia, quel circuito composto dai ceti professionali che fanno della collusione il proprio modus operandi e che, così facendo, garantiscono le necessarie coperture alle attività criminali o delittuose.

Il patto delle ’ndrine

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Vincenzo Mulè

ATTENTATO. La bomba fatta esplodere davanti l’edificio che ospita la Procura generale di Reggio Calabria sarebbe il frutto di una «decisione condivisa» da buona parte delle cosche più importanti. Mai i clan avevano alzato così il tiro

Potrebbe essere il segnale di una svolta quello lanciato dalla ‘ndrangheta con l’attentato che domenica scorsa ha colpito la Procura generale di Reggio Calabria. Ci sono diversi elementi che lo attestano. Il primo dei quali è proprio nella modalità del gesto, che ha acceso i riflettori dell’opinione pubblica e, soprattutto, di magistratura e politica sulla Calabria.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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