I danni ambientali della tv digitale

a.p.

TELEVISIONE. Troppo spesso si parla di cambiare apparecchio ma, per il Dtt, basta un decoder da 30 euro.

Sta portando, in Europa, un nuovo problema ambientale. Troppe, vecchie televisioni a tubo catodico da smaltire. I governi dovranno gestire queste trasformazioni riducendo i costi ambientali. E il nuovo passaggio, in Italia, sarà fondamentale per verificare se faremo bene, imparando dalle esperienze altrui. È quanto emerge dalla lettura incrociata dei dati Ue e di un rapporto inglese appena pubblicato dal Consiglio della contea del Cumbria.

Francia, tutti i danni del nucleare Scajola: «Noi andremo avanti»

Clara Gibellini

POLEMICHE. Ottobre è stato un mese catastrofico per l’industria atomica d’Oltralpe. Tra scandali, illegalità e danni ambientali, crolla il mito dell’infallibilità di un modello energetico. Che, invece, il governo italiano vorrebbe imitare.

Rien ne va plus. Alla francese si potrebbe riassumere così il bilancio catastrofico dell’ottobre nero dell’industria nucleare transalpina, travolta nell’ultimo mese da una successione di scandali, richiami internazionali e rivelazioni scomode. Una lunga serie di cattive notizie, che giorno dopo giorno, sta lentamente minando l’infallibilità di un modello energetico a cui il governo italiano si ostina, invece, a guardare per il rilancio del nucleare nel nostro Paese.

Tre Gole troppo profonde

Paolo Tosatti

CINA. A causa del basso afflusso idrico, la colossale diga sul Fiume Azzurro potrebbe non raggiungere l’altezza prevista. Bloccando l’entrata in funzione di alcuni generatori dell’impianto. Ai danni ambientali si aggiungerebbero così quelli economici.

Anche i più ambiziosi progetti architettonici sono costretti, presto o tardi, a fare i conti con la natura. Un principio cui non è sfuggita nemmeno la mastodontica Diga delle Tre Gole in Cina, che a causa della scarsità d’acqua potrebbe non raggiungere mai l’originale sviluppo verticale previsto dai sui costruttori, con ripercussioni dirette sulla sua operatività.

Brasile, India, Russia e Cina dettano l’agenda di Bruxelles

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Bruno Picozzi

ANALISI. I quattro colossi del Bric hanno responsabilità minime per i danni ambientali del passato. Oggi però il loro ritmo di sviluppo minaccia la sopravvivenza stessa del pianeta. Le loro scelte e le loro politiche nella lotta al riscaldamento globale.

Da Washington la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato dinanzi al Congresso statunitense, riunito in plenaria, che in merito agli interventi sul clima «non c’è tempo da perdere». Ad accogliere queste parole, tra i congressmen made in Usa, risatine e occhiate di sufficienza, come di fronte al discorso di una collegiale qualsiasi. La minoranza repubblicana e, bisogna dirlo, una fetta dei democratici alzano gli scudi quando si parla di abbandonare le fonti fossili per investire copiosamente su eolico e solare.

Fondi che non servono a nulla

Emanuele Bompan

FONDI Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca centrale: «Destinare soldi per le infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo spesso crea solo danni ambientali e incremento del debito».

La banca mondiale prende atto del riscaldamento globale e lancia l’allarme per i Paesi in via di sviluppo in cui i cambiamenti climatici potrebbero arrivare a costare 475 miliardi di dollari l’anno. Il rapporto sui costi del cambiamento climatico è forse uno dei pochi risultati positivi che potrebbe giungere dal vertice di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale iniziato sabato scorso a Istanbul.

Campania, la regione dove si arma il cemento

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Simone di Meo

INCHIESTA Viaggio nei territori devastati dal calcestruzzo. L’area dei clan che va a braccetto con la politica per fare business. E devastare il territorio e il turismo.

La Campania l’abusivismo ha un nome che è tutto un programma: cemento “selvaggio”. Cemento fuori controllo, illegale. E letale, dunque.

Mescolavano i rifiuti al cemento. Condannati i mercanti di veleni

Antonio Pergolizzi

CRIMINALITÀ Una sentenza del tribunale di Venezia spedisce in carcere 11 persone accusate di traffico e smaltimento illecito di materiali pericolosi. Dovranno risarcire anche i danni ambientali che verranno quantificati in sede civile.

Una sentenza del Tribunale di Venezia, quella di ieri, che è un urlo liberatorio. Ben undici condanne in primo grado per un totale di quarant’anni di reclusione. E un milione di euro di provvisionale come anticipo del risarcimento per i danni ambientali provocati, danni che verranno quantificati in sede civile, per una delle tante inchieste venete contro i trafficanti di veleni. A queste vanno aggiunte altre dieci persone già condannate in precedenza con rito abbreviato, sempre nella stessa inchiesta.
 

Ancora rilievi a Capri. I magistrati valutano anche l’ipotesi camorra

Dina Galano

CAMPANIA Dopo le analisi, la Grotta Azzurra viene riaperta su pressione dei sindaci. Ma la Procura indaga.

Movimenti sussultori agitano il Golfo di Napoli. Epicentro è l’isola di Capri, con le sue bellezze e i suoi danni ambientali. In questi giorni si accavallano le ordinanze per la gestione della Grotta Azzurra, prima chiusa ai visitatori, poi riaperta ieri nel primo pomeriggio. Gli amministratori locali e i magistrati partenopei sono quasi allo scontro, gli uni interessati alla salvaguardia delle risorse non solo ambientali dell’isola, gli altri determinati ad accertare le responsabilità degli ultimi scempi.
 

Paolo Berlusconi condannato per «danni ambientali irreversibili»

Alessandro De Pascale

GIUSTIZIA
— Dovrà versare 4,5 milioni di euro al Comune di Pieve Emanuele per il golf di Tolcinasco. —

La condanna arriva dalla decima sezione civile del Tribunale di Milano. Paolo Berlusconi dovrà risarcire al comune di Pieve Emanuele 4,5 milioni di euro. Poco meno dei 5 milioni chiesti da Francesco Argeri, l’ex sindaco del Comune alle porte di Milano che ha portato il fratello del premier davanti ai giudici per il risarcimento del danno ambientale causato.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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