Il venerdì nero di Stark

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Luca Bonaccorsi

EUROPA. Le dimissioni del membro tedesco della Bce seminano il panico nei mercati: Milano e Francoforte perdono oltre il 4%.

«Scusa ma lo spread a quanto ha chiuso?». «Impossibile dirlo. Oggi pomeriggio di denaro (compratori ndr) sull’Italia non ce n’erano». Risponde controvoglia il banchiere di un primario istituto italiano. Un’altra giornata orrenda è in corso di archiviazione nei mercati: Milano -5%. «Come quest’estate? – chiedo io -. Peggio – risponde - le manovre le hanno fatte. La Bce ha comprato. E siamo a questi livelli. è peggio di quest’estate».

L’antincendio non c’è

Vincenzo Mulè

IL CASO. Un appalto tra la Protezione civile e un imprenditore spericolato. Ora in carcere. Con la conseguenza che tutti gli aerei non volano per i debiti della società. E con 300 famiglie da due mesi senza stipendio.

Una flotta completamente a terra. È quella del servizio antincendio della Protezione civile. Da venerdì scorso, 19 Canadair giacciono negli hangar dell’aeroporto di Ciampino. Un investimento di 400 milioni di euro bloccato. Con il nostro Paese che si trova nella paradossale situazione che, nel caso scoppiasse un incendio, non ci sarebbero i mezzi per spengerlo.  La vicenda è legata all’inchiesta Flying money, che  lo scorso ottobre ha portato all’arresto di 13 persone.

Arriva lo spezzatino

Alessandro De Pascale

TIRRENIA. Riparte la gara per la privatizzazione dell’ultima compagnia statale di navigazione. Oggi partiranno gli inviti del commissario straordinario. E stavolta sembra che i debiti se li accollerà lo Stato.

Riparte la privatizzazione di Tirrenia. Oggi il commissario straordinario, Giancarlo D’Andrea, invierà le lettere di invito per la nuova gara che servirà a vendere ai privati l’ultima compagnia statale di navigazione, con i suoi 1.630 dipendenti. Dopo il fallimento della prima, lo scorso agosto. E il patron di Msc, Gianluigi Aponte, in un’intervista al Sole 24 Ore, si dice pronto a rilevare Tirrenia, tramite la Gnv (Grandi navi veloci), della quale ha da poco acquisito il 50 per cento.

Il tedesco e il buco nella diga

Luca Bonaccorsi

GRECIA. Chi spinge, a livello istituzionale, politico o mediatico verso l’inevitabile fallimento del governo di Atene fa più o meno il lavoro dei sabotatori che vanno nottetempo a fare buchi nelle dighe.

A qualcuno comincerà ad apparire bizzarra l’attenzione con cui Terra segue la crisi del debito greco. Il motivo è presto detto: chi spinge, a livello istituzionale, politico o mediatico verso l’inevitabile fallimento del governo di Atene fa più o meno il lavoro dei sabotatori che vanno nottetempo a fare buchi nelle dighe. Basta un foro, anche piccolo.

Due anni di ghiaccio bollente

Carlo Freboudze

L'ANALISI. La causa principale della crisi islandese è stata l’esagerata dimensione dell’attivo e passivo bancario
rispetto alla modesta dimensione dell’economia nazionale e alla capacità dell’istituto centrale di Reykjavik.

Illiquide  o insolventi? Tutte le banche sono soggette al rischio di liquidità, il che non significa rischio di insolvenza. Le banche raccolgono denaro a breve termine e lo investono (o prestano) a lungo termine. Anche se il valore dell’attivo supera quello del passivo, l’improvviso ritiro di finanziamenti e depositi ricevuti a breve termine mette una banca in grave difficoltà.

Premier League al verde Club vicini al fallimento

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Alessio Nannini

FINANZA. Il torneo inglese è il più affascinante e il più indebitato. Gli incassi per i diritti tv non favoriscono i club e aggravano i bilanci. E vincere non basta, come dimostra lo United.

Che qualcosa non tornasse nei conti delle squadre militanti in Premier League era cosa chiara da tempo. Tanti i giocatori di qualità presenti nel massimo campionato inglese, tanti anche gli allenatori e i collaboratori di primissimo livello, che negli anni hanno attraversato la Manica per ingrossare il conto in banca.

Fondi che non servono a nulla

Emanuele Bompan

FONDI Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca centrale: «Destinare soldi per le infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo spesso crea solo danni ambientali e incremento del debito».

La banca mondiale prende atto del riscaldamento globale e lancia l’allarme per i Paesi in via di sviluppo in cui i cambiamenti climatici potrebbero arrivare a costare 475 miliardi di dollari l’anno. Il rapporto sui costi del cambiamento climatico è forse uno dei pochi risultati positivi che potrebbe giungere dal vertice di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale iniziato sabato scorso a Istanbul.

Ecco chi ha fatto i debiti. E li paghiamo noi

Simonetta Lombardo

CLIMA COPENAGHEN Edison, Enel,Eni,Saras e Tirreno Power. Sono le cinque aziende che, sforando i limiti delle emissioni, devono correre ai ripari. Ma il governo pensa un aiuto con i nostri soldi.

Ottocentomila euro di multe europee per l’Italia che non rispetta i limiti di emissione? Errore e, soprattutto, voluta disinformazione. Si tratta di soldi che una parte del sistema industriale deve destinare al pagamento dei crediti di emissione. In altre parole, denaro che va a comprare “licenze” di emissione di gas serra presso le industrie, italiane o europee, che hanno diminuito oltre i tetti fissati per legge il loro consumo di energia e quindi la produzione di anidride carbonica.

Aumentano le insolvenze

Giuliano Rosciarelli

DEBITI Per Unioncamere nel primo semestre è salito l’ammontare di pagamenti disattesi, per un totale di 2,2 miliardi di euro. Roma e Milano le capitali del “bidone”.

Truffe, bidoni, assegni cabriolet. Chiamateli come vi pare tanto il senso è lo stesso: diminuiscono i soldi, aumentano i problemi. Secondo un’indagine di Unioncamere, effettuata in base al numero dei protesti rilevati nelle province del nostro Paese, in Italia nel primo semestre del 2009 sono aumentate le insolvenze. Di conseguenza, al ritorno dalle ferie, molte famiglie si troveranno davanti al problema degli impegni che non vengono onorati.
 

Morire di malasanità all’ombra della criminalità organizzata

Peppe Ruggiero

CAMPANIA Strutture fatiscenti con prestazioni scarse e mal distribuite. Un miliardo di debiti accumulati negli ultimi tre anni. L’ultimo caso drammatico in provincia di Napoli. L’inchiesta della magistratura. Le ragioni del commissariamento.

Febbre alta e macchie su tutto il corpo. Ricovero presso l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Giuseppe Di Girolamo, 27enne di ritorno da una vacanza in Brasile, viene tenuto in osservazione per alcune ore. Calata la temperatura il giovane viene dimesso. Tornato a casa, le condizioni peggiorano e il giovane ritorna in ospedale privo di sensi. Muore dopo poche ore. Ancora sconosciuta la causa. Forse meningite o virus esotico.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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