La credibilità è ciò che manca al nostro governo

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Eloisa Covelli

DEBITO. Gli economisti Gianfranco Viesti e Stefano Fassina commentano il declassamento del nostro debito da parte della Standard & Poor’s.

Se persino la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, viene beccata dalle telecamere a dire che il governo deve andare a casa, vuol dire che la situazione è seria. L’agenzia Standard & Poor’s ha declassato il debito sovrano dell’Italia a breve e lungo termine portandolo da A+ ad A, e da A-1+ ad A-1. «Un giudizio molto severo», dice il portavoce del Commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn,
 

Debito Usa, parte il conto alla rovescia per evitare il default

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Emanuele Bompan

MERCATI. Non ancora raggiunto l’accordo tra democratici e repubblicani per alzare il tetto legale del debito pubblico. Il nodo resta il rifiuto della destra all’abolizione degli sgravi fiscali per i ricchi.

E' iniziata la settimana finale dello scontro totale tra democratici e repubblicani per aumentare il tetto del debito pubblico americano. Ieri a Capitol Hill sono proseguite le discussioni sull’economia dopo che venerdì lo Speaker of the House John Boehner si era allontanato dal tavolo dei negoziati, sbattendo la porta rumorosamente. Poco gradita la proposta in extremis del Presidente Obama di aggiungere 400 miliardi in nuove entrate.

Il fantasma che si aggira per l’Europa

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Bruno Picozzi (Inserto domenicale)

MONDO. Grecia verso il default? Dei 340 miliardi di euro di debito complessivo, che fa suppergiù 30mila euro a testa per ogni cittadino, compresi neonati e ultracentenari, 46 miliardi in buoni del tesoro sono nelle banche francesi e tedesche. Questo spiega perché Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono così solerti nel volere fortissimamente il salvataggio di Atene. Anche la Banca centrale europea è esposta per 120 miliardi di euro. E sono a rischio Portogallo, Italia e Spagna. È il patatrac della globalizzazione in salsa europea?

Il mondo è depresso! Nel senso di depressione economica. Paperoni e Rockerduck del pianeta sono stati messi alle corde dalla crisi che spazza il pianeta fin dal 2006. Riusciranno forse, loro, a salvare depositi e portafogli ma, dopo l’Islanda, anche la Grecia rischia il fallimento. Questo in soldoni, anzi in euro, è quanto tutti abbiamo ormai imparato dopo anni di spiegazioni tecniche e paralipomeni al crollo dei mutui subprime negli Usa.

Ue, con le aste torna la paura sui mercati

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Luca Bonaccorsi

DEBITO. Con l’inizio d’anno governi e banche tornano in massa a chiedere fondi. Nel 2011 cercheranno rispettivamente 850 e 450 miliardi di euro. Ma gli investitori sembrano non gradire.

Da un anno circa assistiamo alle scene di quel brutto film chiamato “crisi del debito sovrano”. Inizialmente abbiamo assistito alla debacle greca, ai tentennamenti di Bruxelles, ai roghi di Atene. Poi abbiamo commentato, criticamente, la scelta europea di gettarsi in quel vicolo senza uscita che si chiama “austerità”. Abbiamo raccontato anche le scene da venire: la crisi dell’Irlanda e del Portogallo. E quella, assai temuta, della Spagna. Il copione finora, con i tempi della vita reale, è stato rispettato.

L’Europa affronta il 2011 senza fondo anti-crisi

Luca Bonaccorsi

FINANZA. Per l’opposizione franco-renana non passa né il raddoppio dell’Efsf né i nuovi eurobond. Ma l’anno prossimo i governi Ue dovranno finanziare oltre 800 miliardi di debito.

Come si somigliano le diplomazie. Non importa quale sia l’argomento della trattativa, la regola resta: se non c’è l’accordo rimanda, evita di incassare un no, piuttosto ritira la proposta, ci riproverai. Alla fine dell’incontro però devi poter rivendicare qualche “successo”. Non importa che sia assolutamente irrilevante o che riguardi temi secondari.

Debiti sovrani e Mozartkugeln

Luca Bonaccorsi

DEBITO. Con quella faccia un po’ così, che hanno gli austriaci troppo ghiotti di Mozartkugeln (le deliziose “palle” di marzapane e cioccolato), il ministro conservatore delle Finanze Josef Proll ieri si è preso l’incarico di movimentare i già timorosi mercati europei.

Con quella faccia un po’ così, che hanno gli austriaci troppo ghiotti di Mozartkugeln (le deliziose “palle” di marzapane e cioccolato), il ministro conservatore delle Finanze Josef Proll ieri si è preso l’incarico di movimentare i già timorosi mercati europei. Ha dichiarato infatti che l’Austria non verserà a dicembre la sua quota di aiuti per la Grecia, parte del pacchetto di salvataggio europeo.

Morgan Stanley e i governi falliti

MERCATI. Per Mares il tema non è “se”, ma “quando” e “come” alcuni governi dovranno smettere di ripagare, almeno parzialmente, il loro debito pubblico.

Si chiama Arnaud Mares, il manager della nota banca d’affari che ieri ha rievocato, in una pubblicazione interna, un tema che fa tremare le vene nei polsi dei governanti europei. Per Mares il tema non è “se”, ma “quando” e “come” alcuni governi dovranno smettere di ripagare, almeno parzialmente, il loro debito pubblico. Da giorni ormai i mercati sono tornati a mostrare grande nervosismo sull’affidabilità di alcune tesorerie.

«No al piano europeo»

Annalena Di Giovanni

SINDACATO. Parla Dimitris Stratoulis, sindacalista del Gsee: «Chiediamo una rinegoziazione del debito. Non è possibile che il conto lo paghino i lavoratori. Per me siamo sull’orlo dell’insurrezione civile».

«Quello che chiediamo è una rinegoziazione del debito», ha dichiarato Dimitris Stratoulis, rappresentante del Gsee e vice-direttore del Centro Studi sul Lavoro ad Atene. «Il prestito combinato di Unione Europea e Fondo Monetario internazionale, non lo vogliamo. I lavoratori si sentono profondamente colpiti da un’ingiustizia di fondo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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