Un altro suicidio in cella. Rivolte in tutta Italia

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Dina Galano

CARCERE. Un giovane algerino si è impiccato ieri notte al Buoncammino di Cagliari, a poche ore dalla visita del ministro Severino. Da inizio anno, 62 detenuti hanno deciso di togliersi la vita.

F. C., un ragazzo algerino di 25 anni, è il 62esimo da inizio anno ad essersi tolto la vita nelle prigioni d’Italia. Ha deciso di impiccarsi ieri notte, nella cella clinica del carcere Buoncammino di Cagliari. Lo stesso penitenziario dove, appena qualche ora prima, la Guardasigilli Paola Severino aveva scelto di andare in visita, mossa dall’urgenza di dare una risposta all’ennesimo suicidio; allora, il 5 dicembre scorso, era stata M.

Reati ambientali. Si rischia la detenzione

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Alessandro De Pascale

GIUSTIZIA. Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legislativo 121 che, come chiedeva l’Europa, impone sanzioni penali per le condotte illecite ai danni dell’ecosistema. Entrerà in vigore il 16 agosto.

Il codice penale e quello ambientale sono appena stati modificati dal governo. Dal 16 agosto, condotte illecite come inquinamento, traffico di rifiuti e bracconaggio diventano penali. Contro l’introduzione dell’articolo 727 bis si però scagliata la Lav (Lega antivivisezione).

Giovani profughi vittime di tortura vanno in scena

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Dina Galano

INIZIATIVE. Dodici richiedenti asilo, sbarcati in Italia dopo detenzione e abusi, diventano protagonisti dello spettacolo “Sulle tracce delle conchiglie”, domani al teatro Ambra Jovinelli.

Occhi profondi, piedi consumati, pelle scura, voce vibrante. Eccoli danzare, cantare, recitare e mimare la propria storia e quella dei loro popoli, una vissuta e un’altra possibile. Sono in dodici e sono tutti richiedenti asilo; ognuno porta con sé un passato di torture e violenze, fisiche come psicologiche.

L’odissea dei trasferimenti, Lampedusa e le nuove galere

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Dina Galano

MIGRANTI. Dopo gli sbarchi di sabato Maroni avvisa: «Finché in Libia non si avrà la pace, si può respingere con le navi Nato». E chi arriva trova la reclusione. Viaggio tra i Cie inaugurati dal governo.

«Se non si arriva alla pace si può sempre respingere i barconi con le navi da guerra». La frase, inserita in una copiosa intervista sulle pagine del Corsera, proviene dal ministro Roberto Maroni e riassume esaustivamente il piano del governo per impedire gli arrivi e sostenere la tesi della ritorsione incoraggiata dal Colonnello. Intanto, dopo la chiusura del Centro di identificazione ed espulsione nato nell'ex caserma Andolfato in provincia di Caserta, la struttura di Kinisia pare pronta ad accogliere i 90 tunisini liberati. Sono tre i nuovi Cie sorti con decreto, da un giorno all'altro, all'insaputa degli stessi amministratori locali. La denuncia del governatore lucano De Filippo: «Non ci hanno avvisato nemmeno quando è stata allestita la prima tendopoli a Palazzo San Gervasio né quando c'è stata l'evoluzione da Cai a Cie. Oggi sappiamo che nessuno può entrare».

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I trasferimenti al Nord si fermano in Toscana

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Dina Galano

ACCOGLIENZA. Ieri sono giunti 471 stranieri al porto di Napoli, in parte finiti nella ex caserma e carcere militare di S.M. Capua Vetere. Altri trasferimenti per Livorno e Manduria, che è quasi vuota.

Per decongestionare la Sicilia, le navi che devono trasportare i migranti da Lampedusa sulla terraferma ora puntano verso altre Regioni. Ma senza che sia superato il tracciato del Po. Ieri è stata la volta di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, e di Livorno da cui poi i migranti partiranno per essere ospitati alla spicciolata in Regione.
 

Accanimento sulle dipendenze

Dina Galano

REATI DI DROGA. Ieri, l’anniversario della morte di Stefano Cucchi è stato anche l’occasione per riflettere sulla risposta statale alla piccola delinquenza.

Ieri, l’anniversario della morte di Stefano Cucchi è stato anche l’occasione per riflettere sulla risposta statale alla piccola delinquenza. Cucchi era stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti, un reato di “lieve entità” che la legge Fini-Giovanardi del 2006 ha equiparato al possesso di quantità sostanziose e allo spaccio.

Disuguaglianze

Stefano Anastasia e Fiorentina Barbieri

DIFENSORE CIVICO. Tecnicamente, Balducci è agli arresti domiciliari in attesa di essere rinviato o meno a giudizio e/o che decadano (o meno) le esigenze cautelari che ne limitano la libertà in vista del processo. Ma il domicilio è il domicilio, e ognuno fa come può.

Sguazza in piscina, e poi si affaccia da un terrazzino vestito solo di una toga “alla romana”: è Angelo Balducci, l’ex-Presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici, secondo l’accusa il gran sacerdote della cricca degli appalti pubblici, “il detenuto” cui l’Espresso ha dedicato la copertina la scorsa settimana.

Ionta contro tutti

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Dina Galano

GIUSTIZIA. Il capo dell’amministrazione penitenziaria difende il ddl sulla detenzione domiciliare e attacca i volontari: «Deluso da questo atteggiamento per cui non va mai bene niente». Ma il suo vice lo smentisce.

Se metti quattro conigli in gabbia, poi otto, poi sedici, cosa accade? Mutano i loro comportamenti e diventano tutti cannibali. Con questa metafora, il capo dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Franco Ionta, intervenendo al convegno organizzato dall’associazione Antigone nel carcere romano di Rebibbia, ha espresso sensibilità e intenzioni di chi è anche plenipotenziario per l’emergenza carceraria. Occorre costruire nuovi edifici, è il punto.

Il paradosso dei costi

Giuliano Rosciarelli

MONDO. Alcune inchieste giornalistiche hanno dimostrato che un detenuto condannato a morte costa più di un ergastolano.

Gli Stati uniti sono l’unico Paese nel continente americano dove nel 2009 sono state eseguite condanne a morte. Migliaia di cittadini sono da anni rinchiusi in attesa di essere giustiziati. Nonostante i numerosi errori giudiziari emersi nel corso dei questi decenni, che hanno spinto addirittura il governatore dell’Arizona a trasformare tutte le condanne a morte in ergastolo, la maggioranza degli americani sostiene ancora di essere favorevole alla pena di morte.

Cie, in tutt’Italia monta la protesta. «Rinchiusi come topi, ora basta»

Rossella Anitori

DENUNCIA. A stomaco vuoto ormai da tre giorni, gli immigrati reclusi nei Centri di identificazione ed espulsione protestano contro le condizioni di detenzione e l’allungamento del periodo di reclusione. «Siamo vittime della Bossi-Fini».

Non mangiano ormai da tre giorni. Gli immigrati reclusi nel centro di identificazione ed espulsione di Torino sono determinati e hanno intenzione di continuare. Protestano contro le «pessime» condizioni di detenzione e per l’allungamento del periodo di reclusione. «Viviamo come topi e siamo stanchi di essere trattati come criminali». La denuncia di un migrante dal Cie di via Corelli non lascia spazio a dubbi. E la protesta corre e infuoca l’Italia.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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