La diga sull’Irrawaddy, un affare solo per la Cina

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Sonny Evangelista

BIRMANIA. L’enorme invaso di Myitsone, alla confluenza di due fiumi, allagherà 750 kmq di terreni fertili per alimentare una centrale idroelettrica. Ma tutti i vantaggi andranno alla Cina.

Una grande colata di cemento, per costruire una diga di proporzioni gigantesche, minaccia i pescatori birmani. Minaccia il loro grande fiume, l’Irrawaddy, che dà vita e sostentamento a milioni di persone. Ma è anche la scintilla che riaccende le voci e le speranze di poeti, giornalisti e monaci birmani, proprio nei giorni dell’anniversario della “rivoluzione zafferano”, repressa nel sangue quattro anni or sono.

Patagonia, via libera alle dighe dell’Enel

Paolo Tosatti

CILE. La Commissione ambientale della regione dell’Aysen approva la costruzione del contestato progetto idroelettrico HydroAysen. Ma ambientalisti e attivisti per i diritti restano sul piede di guerra.

Violenti scontri tra attivisti e forze dell’ordine sono scoppiati ieri nella regione dell’Aysen, in Cile, dopo il via libera concesso dalla Commissione ambientale locale al controverso progetto HidroAysen. Con undici voti a favore e un astensione, l’organismo ha formalmente approvato la realizzazione di 5 centrali idroelettriche sui fiumi Baker e Pascua, nella Patagonia cilena, causando le vive proteste degli ambientalisti, preoccupati dal devastante impatto che gli impianti avranno sul territorio e sulla vita delle popolazioni locali.

Namibia, il popolo Himba sfida le multinazionali delle dighe

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Riccardo Bottazzo da Epupa Falls, Namibia

REPORTAGE. Sono rimasti in poco più di mille, nomadi e pastori. Non ignorano l’occidentalizzazione, semplicemente la rifiutano. E da anni lottano contro un progetto devastante sulle Epupa Falls.

Nelle regioni settentrionali della Namibia, nell’arida regione del Kaokoland, tra la vasta e polverosa piana dell’Etosha a sud, e le sconfinate foreste pluviali dell’Angola a nord, vive il popolo degli himba. Gli herero, con i quali condividono la lingua ma non certo i costumi, antepongono al nome “himba”, il popolo, l’aggettivo “ova”, medicanti, che dà il termine “ovahimba”, ovverosia popolo di mendicati, con il quale sono denominati in Namibia.

Patagonia senza dighe

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Susan Dabbous

MOBILITAZIONE. È partita a Roma la campagna per chiedere all’Enel lo stop alla costruzione di 5 invasi nel Sud del Cile. L’opera costerà 7 miliardi di dollari. Minacciato il fiume Baker, scrigno di biodiversità.

Montagne, ghiacciai, fiumi, fiordi, steppe, paludi e foreste primarie: la Patagonia è tutto questo e altro ancora. Il suo nome viene spesso associato al paradiso dei ghiacci dei pinguini dell’Argentina, ma la regione si estende anche nel Cile, dove una zona, quella di Aysén, è ora minacciata dalla costruzione di 5 grandi dighe sui due fiumi principali che la attraversano: il Baker e il Pascua. Un problema che sembra lontano ma che in realtà ci riguarda da vicino.

Dighe, è rischio incuria

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Giorgio Frasca Polara

ABRUZZO. Dopo il sisma che ha colpito la regione è stato avviato un programma di monitoraggio sullo stato di 425 (su 541) sbarramenti esistenti. A volte vecchi di decenni. Sotto stretta osservazione il bacino di Campotosto.

Ha un risvolto poco noto, ma comunque preoccupante, il disastroso terremoto dell’Aquila. Un risvolto che ha segnato una sorta di campanello di allarme: lo stato delle 541 dighe italiane e specie di quelle abruzzesi.

Quando i fiumi sono alle strette. Ecco i delta che sprofondano

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Paolo Tosatti

AMBIENTE Le foci di 24 tra i maggiori corsi d'acqua del pianeta stanno affondando. Nei prossimi 40 anni il numero di regioni soggette a inondazioni aumenterà del 50 per cento. A lanciare l'allarme uno studio della University of Colorado.

Non solo le navi ma anche i delta dei fiumi possono affondare. Un fenomeno che attualmente interessa ben 24 delle 33 più grandi foci del pianeta, e che rischia nei prossimi 40 anni di aumentare del 50 per cento il numero delle regioni e dei lembi di terra soggetti a inondazioni, mettendo a rischio la vita di mezzo miliardo di persone.

Clima e maree, il Mose non salverà Venezia

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Simonetta Lombardo

AMBIENTE Nascono vecchie le dighe mobili della città: la conferma viene anche da scienziati e cattedratici favorevoli alla loro costruzione. «Ora individuare altre soluzioni».

Il Mediterraneo salirà, a causa del cambiamento climatico e del conseguente scioglimento dei ghiacciai antartici, e non ci sarà Mose che tenga: le dighe mobili di Venezia, anche se saranno pronte solo nel 2014, non serviranno a tenere all’asciutto la città lagunare.

Dighe, pesca e mercurio minacciano il delfino asiatico

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Roberto Tofani

SPECIE PROTETTE
— A rischio d’estinzione il mammifero che vive nel fiume Mekong. A deturpare il suo ecosistema oltre agli agenti chimici, anche gli invasi che potrebbero deviare il flusso ittico riducendo milioni di persone alla fame. —

Il delfino del Mekong è a rischio estinzione. L’alto tasso di inquinamento delle acque del fiume asiatico che da il nome alla specie del mammiffero ha messo in serio pericolo questa particolare specie dalla testa smussata e arrotondata, scientificamente nota come Orcaella brevirostris. Lungo mediamente 2 metri per un quintale di peso, già nel 2004 il delfino del Mekong è stato classificato come vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura, e inserito nella lista rossa delle specie animali a rischio di estinzione.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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