diplomazia

Tra Ankara e Tel Aviv detta legge Washington

Annalena Di Giovanni da Istanbul
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DIPLOMAZIA. Ieri Obama e Netanyahu si sono incontrati per discutere della situazione palestinese, ma anche della rottura con la Turchia. Mentre, dal Caucaso, Hillary Clinton punta il dito sui negoziati armeni.

«Per quello che i nostri volontari hanno subito sulla Mavi Marmara, sia dal punto di vista dei danni materiali che psicologici, chiediamo compensazioni da Israele e siamo d’accordo con l’iniziativa del Governo. In ogni caso la nostra è una strategia a lungo termine, indipendentemente da quanto otterrà Erdogan: stiamo inoltrando cause contro il Governo Netanyahu dalla Turchia come dagli altri paesi dei passeggeri della Freedom Flotilla. Si tratta di almeno 36 Paesi». Suonava tranquillo, dagli uffici dell’Ihh, il portavoce Omar Farouk.

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Gianfranco Fini e la debole restaurazione conservatrice

Alessio Postiglione
COMMENTI. Gianfranco Fini ha, forse, un progetto politico molto affascinante: ma anche antico e, probabilmente, perdente. Il nostro presidente della Camera logora al fianco Berlusconi perché ha intenzione di proporre una grande restaurazione conservatrice che in Italia, paradossalmente, sia in grado di accendere le speranze più diverse.

Gianfranco Fini ha, forse, un progetto politico molto affascinante: ma anche antico e, probabilmente, perdente. Il nostro presidente della Camera logora al fianco Berlusconi perché ha intenzione di proporre una grande restaurazione conservatrice che in Italia, paradossalmente, sia in grado di accendere le speranze più diverse.

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Cina-Taiwan, l’intesa politica dietro l’economia

Paolo Tosatti
GEOPOLITICA. Dopo la firma dello storico accordo commerciale della scorsa settimana, Pechino chiede a Taipei di aprire ulteriormente agli investimenti. Ma il Partito democratico dell’isola è contrario alla riunificazione.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’economia. Per anni è stata il simbolo della frattura esistente tra due entità che avevano tutto in comune tranne l’ideologia, tra due popolazioni che pur avendo le stesse identiche radici non avrebbero mai accettato neppure di salire sullo stesso autobus per percorrere un breve tratto di strada o di sedersi allo stesso tavolo per mangiare. Oggi invece la piccola striscia di mare dello Stretto di Formosa, che separa la Cina dall’isola di Taiwan, si fa ogni giorno più sottile.

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«Israele chieda scusa»

Susan Dabbous
MEDIO ORIENTE. La Turchia minaccia di rompere le relazioni diplomatiche con lo Stato sionista se non riconoscerà le sue responsabilità nell’attacco alla flottiglia di aiuti umanitari. Il ministro Lieberman: «Mai».

E' presto per parlare di divorzio, ma la crisi sembra ormai irreversibile. La Turchia ha annunciato ieri di rompere le relazioni diplomatiche con Israele se quest’ultimo non porgerà formali scuse per quanto accaduto il 31 maggio scorso durante l’assalto dei marines israeliani contro un convoglio navale con aiuti umanitari, diretto a Gaza.
 

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India-Corea del Sud, al via vertice strategico a Seul

Paolo Tosatti
ASIA. Sarà l’economia al centro dei negoziati tra il ministro indiano degli Affari esteri Krishna e la controparte sudcoreana Myung-hwan. Sullo sfondo un possibile accordo per lo sviluppo del nucleare civile.

Rafforzamento dei legami economici e commerciali,  consolidamento degli scambi in materia di armamenti e di difesa, miglioramento dei rapporti culturali in primo piano. E un accordo per lo sviluppo del nucleare civile a fare da sfondo.

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India-Pakistan, un arbitrato per la centrale di Kishanganga

Paolo Tosatti
ASIA. Andando incontro alle richieste di Islamabad, Nuova Delhi ha nominato i giudici destinati a rappresentarla davanti alla corte. La controversia sull’impianto idroelettrico sul fiume Jhelum sarà risolta da una verdetto.

La questione della centrale idroelettrica di Kishanganga finirà davanti a una corte di arbitrato.

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L’autodafè mediorientale

Annalena Di Giovanni
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ISRAELE. Parole pesanti in Parlamento, politici minacciati di morte e intanto Hamas rifiuta gli aiuti. Tel Aviv non si è ancora ripresa dai postumi della Flottiglia. Ma il blocco non è messo in discussione.

«Trentotto anni e ancora zitella? Forse la Striscia di Gaza è il posto che fa per te». È questa l’ultima  stoccata da bar venuta fuori dal Parlamento israeliano, che da giorni sta vivendo ore di autentico tumulto. Che i parlamenti siano luogo di scontro fisico, pianismo, insulti e bassezze di ogni genere non è una novità, dall’Ungheria all’Italia.

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Israele Palestina, trattative in un vicolo cieco

Massimo Cavallini da Miami
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MONDO. Dopo il sanguinoso abbordaggio della nave pacifista, è stato rinviato l’arrivo a Washington del premier israeliano Netanyahu. La preoccupazione di Obama è che l’ennesimo episodio di violenza del governo di Tel Aviv spacchi l’intero sistema di alleanze mediorientali degli Stati Uniti rendendo difficili i rapporti con la Turchia. Il lungo blocco di Gaza, nato per mettere alle corde Hamas, ha in realtà regalato proprio ad Hamas un’egemonia politico-territoriale ormai impossibile da smantellare.

«Deep regret». Profondo rammarico.  A queste due semplici parole - ovvero: a un sentimento, molto più che ad un giudizio - resta appesa la reazione della Casa Bianca all’attacco israeliano contro la “flottiglia della pace”. E certo è che, dopo quanto accaduto nelle acque del Mediterraneo, a Barack Obama davvero non mancano buone ragioni per sentirsi intimamente costernato.

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Ankara contro Tel Aviv e irritata con Washington

Nicola Mirenzi da Istanbul
MONDO. Il blitz sulla nave pacifista che portava aiuti a Gaza: la Turchia risponde all’uccisione di 9 persone da parte dei militari israeliani (8 turchi e 1 americano) proponendosi come inedita potenza regionale.

La vittima più prestigiosa della maldestrezza con la quale Israele ha impedito a un convoglio umanitario di entrare a Gaza lunedì scorso per portare cibo e medicinali ai palestinesi è la relazione con il suo alleato mediorientale più solido e importante: la Turchia. Il presidente della Repubblica turca, Abdullah Gul, ha aspettato qualche giorno per dire che i rapporti tra i due stati non saranno più gli stessi.

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Corea, frattura completa tra Pyongyang e Seul

Paolo Tosatti
ASIA. Il Nord rompe ogni relazione con il Sud. L’esercito è sul piede di guerra e i militari si dicono pronti a entrare in azione alla minima provocazione del vicino. Gli Usa invitano alla prudenza. La Cina non si schiera.

Rottura di qualsiasi relazione con il Sud, forze armate in allerta e pronte al combattimento. Sale di ora in ora la tensione tra i due lati del 38esimo parallelo.

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