Il disastro Expo 2015

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Alessandro De Pascale

MILANO. Per la Corte dei Conti le «incertezze» del governo, che sull’esposizione universale ha cambiato idea troppe volte, «potrebbero determinare il mancato raggiungimento dell’obiettivo».

Una «fitta rete», praticamente «un susseguirsi di provvedimenti governativi» hanno cambiato più volte «progetti, soggetti attuatori e piano di investimento delle opere», determinando una «poco lineare dinamica dei finanziamenti e della loro ripartizione». C’è poi la «complessità derivante dalla struttura operativa», data dalla creazione di «una pluralità di centri decisionali».

Alluvione, la politica paghi i danni

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Edgar Meyer (Terra Liguria)

DISASTRI. Il grido degli ecologisti per la tragedia annunciata dalla mancanza di prevenzione e dalla cementificazione selvaggia.

Un esposto alla magistratura per disastro colposo e una forte denuncia pubblica degli ambientalisti. Queste sono alcune delle reazioni del mondo ecologista all’ennesima alluvione che colpisce tragicamente il territorio ligure. Reagisce con rabbia il Wwf. Secondo l’associazione quella che ha colpito la Liguria è «una tragedia annunciata dall’assenza di un presidio sul territorio in grado di prevenire i disastri ambientali del dissesto idrogeologico ed evitare una nuova conta delle vittime.

«La Rena può affondare». Ecosistema in pericolo

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Susan Dabbous

NUOVA ZELANDA. Inclinata di 22 gradi la portacontainer rischia di spezzarsi. Fuoriuscite già 350 tonnellate di carburante. Più di 500 gli uccelli morti. Centinaia di volontari ripuliscono le spiagge.

Un equilibrio precario. La Rena rischia di perdere tutto il carburante a bordo. È inclinata di 22 gradi, non affonda ma potrebbe andar giù presto se gli interventi di soccorso dovessero di nuovo interrompersi a causa del mal tempo. «Abbiamo identificato fallimenti strutturali significativi – ha dichiarato ieri il premier neozelandese John Key durante una visita nella zona colpita dalla marea nera-. Non possiamo escludere il rischio che la nave si spacchi e affondi, riversando in mare tutte le 1.700 tonnellate di petrolio a bordo».

«Per favore cacciate la Prestigiacomo»

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Alessandro Bratti

COMMENTI. La Prestigiacomo, che disastro. E' giunta l’ora che si faccia da parte.

Il Ministro Prestigiacomo si avvia a conquistare il titolo di peggior Ministro dell’Ambiente. Unica attenuante è che l’attuale governo Berlusconi è stato forse il Governo meno attento al tema ambientale, non sapendone cogliere le opportunità anche rispetto alla crisi profonda che stiamo vivendo.

Casalnuovo, un disastro annunciato

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Franco Ortolani

DISSESTO. Il crollo improvviso del sottosuolo in Campania è destinato a ripetersi. Le aree tra Napoli e Caserta pullulano di cavità scavate dall’uomo nel tufo, di cui non si conosce l’ubicazione.

Dopo i crolli di Frattaminore e Casamarciano, avvenuti lo scorso anno senza morti, il cedimento di una delle centinaia di grotte scavate dall’uomo nel sottosuolo per estrarre il tufo a profondità tra 15 e 30 metri, ha causato purtroppo una vittima, mercoledì a Casalnuovo.

Petrolio, trent’anni per disintossicare il Paese

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Paolo Tosatti

NIGERIA  I danni causati dalla compagnie petrolifere nella regione dell’Ogoniland richiederanno decenni per essere sanati. Un rapporto dell’Unep analizza la devastazione che ha colpito il territorio

Trent’anni di lavoro e un miliardo di spese per tentare di guarire un cancro che da oltre cinquant’anni infesta una terra ormai spogliata di ogni risorsa e minaccia la vita di un’intera popolazione. La “pulizia” dell’Ogoniland, la regione del delta del Niger abitata dal popolo Ogoni, richiederebbe la più massiccia operazione di salvataggio ambientale mai effettuata.

Gli Usa alle prese con una nuova marea nera

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Emanuele Bompan

DISASTRO. Dall’oleodotto di Silvertip, nel Montana, sono fuoriusciti tra i 750 e i 1.000 barili di greggio nel fiume Yellowstone. Stavolta la compagnia di idrocarburi responsabile è la Exxon Mobil.

Da oltre 72 ore una task force di tecnici è al lavoro lungo il fiume Yellowstone, per ripulire decine di migliaia di galloni di petrolio. La macchia nera sarebbe scaturita da una rottura nell’oleodotto Silvertip della compagnia Exxon Mobil, avvenuta nei pressi della piccola cittadina di Laurel, Montana, a una ventina di chilometri dai confini dello Yellowstone Park, il più importante e antico dei parchi naturali americani.

Processo Eternit. L’accusa chiede 20 anni

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Rossella Anitori

AMIANTO. Il pm Guariniello ha chiesto la pena massima per i dirigenti della multinazionale. «Gli imputati non si sono limitati a calcolare il rischio del disastro, ma lo hanno accettato».

Vent’anni di reclusione. È la condanna chiesta dal pubblico ministero Raffaele Guariniello per i top manager della multinazionale elvetica Eternit Spa, il miliardario svizzero Stephen Schmideiny e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, nel corso del maxi-processo che si celebrato ieri a Torino. I due sono accusati di disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro. Stando alle indagini, le vittime, tra lavoratori e cittadini deceduti o ammalati, sarebbero oltre 3mila.

Disastro rifiuti, ecco i colpevoli

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Francesco Iacotucci (Terra Napoli)

CRISI. Regione Campania e Provincia di Napoli avrebbero dovuto individuare i siti dove scaricare. Impegno del tutto disatteso.

«Se devi nascondere una bugia riuscita male dinne una più grossa». Questo deve avere pensato Berlusconi quando ha capito che aver mandato i soldati a raccogliere i rifiuti era stata una mossa boomerang che ha solo evidenziato ulteriormente la mancata progettualità di Regione e Provincia di questi mesi. Allora ecco che, senza ormai alcun pudore, Berlusconi dichiara che «i rifiuti sono tornati di nuovo accatastati per colpa dei pm di Napoli che hanno chiuso due discariche», aggiungendo poi che «io i rifiuti li porterei da loro in Procura». Ma vediamo di fare un po’ di ordine.

Quel deserto atomico intorno a Fukushima

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Paolo Tosatti

GIAPPONE La zona intorno alla centrale potrebbe rimanere completamente disabitata per almeno vent’anni. Nell’impianto proseguono le operazioni di stoccaggio dell’acqua contaminata

Venti anni di isolamento, durante i quali nessun essere umano potrà mettere piede nella zona intorno alla centrale di Fukushima senza indossare una tuta antiradiazioni e un dosimetro per misurare l’esposizione alle particelle atomiche presenti nel terreno. Potrebbe essere questo uno degli “effetti collaterali” della crisi nucleare giapponese, uno dei tanti che, col passare dei giorni e delle settimane, vanno emergendo mentre si delineano con maggior chiarezza gli esatti contorni della catastrofe che ha colpito l’arcipelago nipponico.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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