Il disastro ambientale dell’area di Malagrotta

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Alessandro De Pascale

DOSSIER. I Verdi rendono pubblica un’indagine dell’Ispra sull’inquinamento causato dalla discarica della Capitale, la più grande d’Europa: «Il mercurio è in tutte le matrici analizzate».

La tabella forse più esemplificativa, quella che rende meglio l’idea del “disastro Malagrotta”, si chiama «indicatore di pressione ambientale». È soltanto una delle decine di centinaia di tavole contenute nelle oltre 700 pagine dello studio condotto nel 2010 dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per conto del ministero dell’Ambiente. È l’indagine più completa mai realizzata. Se ne erano perse le tracce fino a ieri.

Dal proibizionismo un disastro ambientale

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Alessandro De Pascale

IL CASO. Decine di migliaia di laboratori clandestini che gettano prodotti chimici nei terreni, contadini che usano fertilizzanti, autorità che lanciano veleni. Ecco con quali danni all’ecosistema.

In tutto il mondo soltanto nel 2008, ultimi dati disponibili, le autorità hanno sequestrato quasi 18.500 laboratori illegali per la produzione di stupefacenti. In pratica esistono decine di migliaia di piccole fabbriche che usano a ciclo continuo precursori chimici per poi scaricarli nei terreni, nei fiumi o nelle reti fognarie. Essenso clandestini senza alcun controllo, devastando gli ecosistemi.

Taranto, l’Ilva sotto accusa

Vincenzo Mulè

INQUINAMENTO La Procura indaga quattro persone, tra cui il patron del polo siderurgico Riva e suo figlio, per la contaminazione da diossina e policlorobifenili. Tra i reati contestati anche quello di disastro ambientale

 

«Italia, rischi enormi»

Valerio Ceva Grimaldi

INTERVISTA. Silvio Greco, dirigente Ispra, avverte: «Se accadesse un incidente nel mar Mediterraneo sarebbe una catastrofe totale». E ora spuntano richieste di trivellazioni petrolifere anche nel Canale di Sicilia.

«Se dovesse accadere nel nostro mar Mediterraneo un incidente simile a quello avvenuto in Louisiana le conseguenze sarebbero drammatiche, inimmaginabili, catastrofiche». Silvio Greco, biologo marino e dirigente dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, assessore all’Ambiente nella giunta di Agazio Loiero in Calabria, si dice molto preoccupato per le conseguenze ambientali della marea nera che sta invadendo nel golfo del Messico.

L’onda nera tocca terra

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Emanuele Bompan da Washington

DISASTRI. Il numero di animali morti potrebbe essere enorme. Grave anche il danno all’economia ittica della Louisiana. Obama: «Stop alle trivellazioni fino a quando non sarà fatta luce sulle cause dell’incidente».

La marea nera è giunta alla costa. E Obama ordina lo stop alle trivellazioni. Dopo giorni di operazioni di basso profilo la Casa Bianca ha dispiegato tutta la sua forza per far fronte al disastro ecologico che sta colpendo una delle zone umide di maggior pregio al mondo. Per tranquillizzare gli spiriti il presidente Obama frena su nuove trivellazioni a caccia di oro nero, contrariamente a quanto annunciato prima che sprofondasse la piattaforma petrolifera.

Fuoco unica soluzione

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Emanuele Bompan da Washington

DISASTRI. Iniziano nel Golfo del Messico i primi roghi controllati. Incendiate alcune chiazze di petrolio sversato dalla piattaforma affondata Deepwater Horizon. Resta alto il rischio per le coste della Louisiana.

Cinque volte tanto. La stima del disastro della Deepwater Horizon è stato ieri rivisto dalla Guardia costiera americana. I barili di petrolio fuoriusciti fino ad oggi sono cinquemila al giorno e non mille come precedentemente annunciato. Oltre 5 milioni di litri si sono dispersi nelle acque del golfo del Messico, in varie direzioni, trasportate dalle correnti. La macchia misurava giovedì 450 km di perimetro, le dimensioni della Giamaica. La stima è stata rivista dopo l’individuazione di una terza falla.

Un mare di petrolio

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Emanuele Bompan dagli Usa

AMBIENTE. Dopo l’esplosione della piattaforma estrattiva al largo della Louisiana, l’enorme chiazza oleosa continua ad avvicinarsi alla costa. Gli esperti: «L’unica speranza per contenere il disastro è darle fuoco».

Lo spettro di una nuova ExxonValdez si sta palesando alle coste della Louisiana, negli Stati Uniti. Allora era il 24 marzo 1989, la petroliera Exxon-Valdez si incagliò nello stretto di Prince William nel golfo di Alaska disperdendo in mare oltre 38 milioni di litri di petrolio. Ora il disastro potrebbe ripetersi trascinandosi in una lunga agonia. Il petrolio della piattaforma Deepwater Horizon esplosa una settimana fa continua a fuoriuscire inesorabilmente.

Il greggio verso la costa

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Susan Dabbous

DISASTRI. Esplosa e poi affondata la piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico potrebbe essere il peggior danno ecologico della storia degli Usa. La marea nera, 1.500 chilometri di superficie, arriverà in Louisiana.

Della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon ,nel Golfo del Messico, resta solo un enorme colonna di fumo nero. Situata a circa 70 km dalla costa della Louisiana, giovedì scorso è definitivamente affondata nell’Oceano Atlantico. A una settimana dalla sua esplosione il rischio di una catastrofe ambientale è ormai realtà, l’incognita resta solo sulle dimensioni.

Ancora frane e alluvioni E nessuna prevenzione

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Alessandro De Pascale

DOSSIER. Presentata ieri “Ecosistema rischio”, l’indagine di Legambiente sulle attività svolte dai sindaci nei territori più esposti a calamità naturali. Un quadro scoraggiante.

Dopo le tragedie di Messina e Ischia è sempre più urgente un Piano complessivo di riassetto idrogeologico. Soprattutto in un’Italia che si allaga e cade a pezzi. Incuria, abusivismo edilizio, problemi nella pianificazione urbanistica e carenza di manutenzione del territorio fanno crescere i pericoli. I cambiamenti climatici sempre più tangibili con l’alternanza di piogge molto concentrate a lunghi periodi di siccità, fanno il resto.

I pericoli che la Regione vede solo sulla carta

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Giorgio Frasca Polara

SICILIA. A Tortorici, tra palazzi costruiti nell’alveo del fiume e abitazioni non a norma, si rischia una nuova Giampilieri. La zona è sotto tutela, ma non c’è stato alcun intervento.

Come si preparano i disastri, per intenderci quelli spacciati per “inevitabili”, frutto del “destino”? Ecco una guida pratica alla preparazione di una tragedia, e giusto nella stessa martoriata provincia di Messina dove, a Giampilieri e nell’area a monte della città dello Stretto, si è appena consumato un disastro (più di trenta morti, più i dispersi) frutto solo di incuria, di speculazione, di irresponsabile gestione del territorio.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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