Quando la Regione discrimina

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Davide Carnemolla (Terra Nord Est)

IMMIGRAZIONE. Sei progetti di legge tengono lontano da servizi essenziali chi non è italiano e chi sta in Veneto da meno di 15 anni.

Dal 1876 al 1976 i veneti che hanno deciso di emigrare per fuggire dalla miseria e cercare una vita migliore sono stati quasi 3 milioni e mezzo. Molti sono andati in Nord e Sud America e tanti altri si sono spostati verso la Lombardia e il Piemonte. E dagli altri italiani erano chiamati i “terroni del Nord”. Questi veneti “terroni” sono riusciti a ricostruire le loro vite e a dare un futuro ai loro figli. Ed è proprio questo ciò che si sta cercando di impedire oggi agli immigrati stranieri che vivono in Veneto. Di cosa stiamo parlando?

Discriminazioni sul lavoro, colpiti donne e migranti

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Dina Galano

IL RAPPORTO. Secondo l’Organizzazione mondiale del lavoro la crisi economica ha aggravato la condizione delle categorie già deboli. Il direttore Somavia: «Prevalse scelte populiste rischiose».

Una discriminazione dai volti nuovi, sempre più diversificata, diventata la regola anziché l’eccezione. Il luogo è il posto di lavoro e il risultato, sufficientemente documentato, proviene dal terzo rapporto dell’Organizzazione mondiale del Lavoro intitolato “Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua”.

Le famiglie discriminate

Stefano Bottera (Terra Milano)

DIRITTI. Coppie di fatto, single e madri sole, omosessuali. Ancora in alto mare l’effettivo riconoscimento.

Nuccio e Laura convivono a Milano da circa vent’anni anni. Si sposeranno a breve perché la loro situazione è ormai diventata insostenibile. «Dopo tanti anni ci vediamo costretti a questo passo che non aggiunge nulla al senso della nostra unione ma che ci mette al riparo – dice Laura-.  La casa è intestata al mio compagno: se dovesse mancare non mi verrebbe riconosciuto alcun diritto e resterei senza niente». Di storie come questa a Milano ne esistono a centinaia.

Il triangolo marrone. La dura storia di rom e sinti

Gianpaolo Silvestri

DIRITTI. Quella dei “Rom” è una delle grandi questioni politico morali che riemerge nell’Europa contemporanea.

Quella dei “Rom” è una delle grandi questioni politico morali che riemerge nell’Europa contemporanea. Al centro vi è la diaspora di popolazioni colpite dalle nuove povertà, dai processi di modernizzazione e dalla perdita di protezioni sociali nelle proprie comunità d’antico insediamento.

Discriminando i rom uccidiamo l'idea di cittadinanza Ue

Monica Frassoni (co-portavoce Verdi Europei)

DIRITTI. La discriminazione contro le minoranze Rom in vari Stati membri dell’Ue è un problema radicato che tocca il cuore del progetto europeo.

La discriminazione contro le minoranze Rom in vari Stati membri dell’Ue è un problema radicato che tocca il cuore del progetto europeo; valori fondamentali come la non discriminazione, l’integrazione e il rispetto delle minoranze, l’uguaglianza, la libertà di circolazione e di stabilimento per tutti i cittadini Ue, sono tutti messi in serio pericolo dall’idea che i Rom rappresentino una minaccia grave e urgente per la nostra sicurezza e che dovrebbero essere semplicemente eliminati dalle nostre città e periferie.

Memorie svelate

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Francesca Franco

ARTE. Mentre arriva nelle sale cinematografiche il lungometraggio dell’artista iraniana Shirin Neshat, Women without men, che ha vinto il Leone d’argento all’Esposizione internazionale del cinema di Venezia nel 2009, apre i battenti a Ferrara la 14a Biennale Donna, quest’anno incentrata, neanche a farlo apposta, sulla condizione di discriminazione femminile vissuta in Iran.

Analogamente al film di Shirin Neshat, la mostra curata da Silvia Cirelli porta in scena la femminilità come specchio cosciente di un Iran in fermento attraverso le personalità di 6 artiste di fama internazionale nate a Teheran tra il 1962 e il 1974: Shirin Fakhim, Ghazel, Firouzeh Khosrovani, Shadi Ghadirian, Mandana Moghaddam e Parastou Forouhar.

«Una giornata in meno di lavoro». Quelli che lo sciopero lo sognano

Susan Dabbous

STORIE. Breve viaggio tra quelli che hanno lavorato anche il primo marzo. Ci Jixin (mediatore culturale): «Pochi cinesi? Un po’ per disinformazione un po’ per l’impossibilità di smettere di lavorare». Adou (musicista): «Ci discriminano eccome».

Al mercato coperto di piazza Vittorio, a Roma, sono in molti a non avere abbassato le saracinesche. «Un po’ per disinformazione - spiega Ci Jixin baritono cinese in Italia dal 2001 e ex mediatore culturale - un po’ per l’impossibilità di smettere di lavorare». Già, perché una giornata di lavoro in meno, nel mercato etnico (ma non solo) più grande della capitale, può gravare sul bilancio di fine mese in modo consistente.

Antirazzismo, a Roma va in Onda la protesta multiculturale

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Giacomo Russo Spena

CRONACA. Migranti con il sindacato, gli universitari e qualche reduce del vecchio ceto politico. Tutti insieme a formare un serpentone di donne e uomini che chiedono la fine della nuova subcultura razziale imposta da Berlusconi.

«M a quanti siamo?». «Non saprei, sono qui da un’ora e la gente continua a sfilarmi davanti agli occhi». I due giovani sono increduli. Felici. Lo stesso entusiasmo si respira nella manifestazione che è partecipata, colorata e, soprattutto, superiore a ogni aspettativa. «Siamo 200mila», urla dal palco il comitato 17 ottobre, promotore dell’iniziativa, «abbiamo vinto la scommessa».

In piazza, tutti uguali

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Valerio Ceva Grimaldi

RAZZISMO. Oggi a Roma la grande mobilitazione. Il filosofo Marramao: «Le leggi su omofobia e immigrazione sono scandalose». Giobbe Covatta: «Serve una rivoluzione culturale». E la parlamentare Pdl Souad Sbai lancia un appello.

Centinaia di associazioni, bus da tutta Italia, treni organizzati. La bandiera, però, è unica: la difesa dei diritti. Di tutti. Contro una deriva, culturale e politica «che fa dell’Italia un Paese sotto osservazione, non solo da parte dell’Unione europea, ma di tutto il mondo», dice a Terra il filosofo Giacomo Marramao.

Il caso di Emmanuel In aula e nei cinema

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Roberto Pelle

GIUSTIZIA Con l’udienza preliminare torna d’attualità la storia di razzismo di un anno fa. Un film su quei fatti, respinto dalle sale di Parma, sarà proiettato domenica a Bologna.

“Emanuel negro”. Questo c’era scritto un anno fa (era il 30 settembre 2008) sulla busta che un 22enne ganese con la faccia tumefatta mostrò fuori dal comando della polizia municipale di Parma, dopo essere stato fermato nel corso di un’operazione antidroga. Emmanuel (con due emme) Bonsu, però, con la droga non c’entrava.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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